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Sulla prospettiva di Falcemartello, che esce da Rifondazione PDF Stampa E-mail
domenica 17 gennaio 2016
Non è ancora giunta l'ora
di costruire il partito rivoluzionario?
Sulla prospettiva di Falcemartello, che esce da Rifondazione
 

 

di Francesco Ricci
 
 
falce e martello
 
(Claudio Bellotti, dirigente di Falcemartello)
 
 
 
L'organizzazione meglio nota come Falcemartello (anche se da qualche tempo si chiama in realtà Sinistra Classe Rivoluzione) è uscita da Rifondazione Comunista.
E' una scelta che avviene con un ritardo di circa un decennio rispetto all'uscita delle altre minoranze di sinistra del Prc, tra cui quella che diede poi vita al Pdac.
Si potrebbe discutere sui motivi di questa tempistica ma in ogni caso la scelta in sé è apprezzabile e condivisibili sono gran parte delle considerazioni contenute nel testo che motiva l'uscita: "La nostra uscita da Rifondazione comunista" (1)
 
Una analisi condivisibile di Rifondazione e del quadro italiano
Nel testo che abbiamo appena citato, i compagni di Falcemartello (continuiamo a chiamarli così perché è il nome più conosciuto) descrivono "lo stato comatoso della sinistra politica" e sindacale italiana, causato in primo luogo da anni di politiche subalterne dei gruppi dirigenti maggioritari della sinistra (Rifondazione in testa), che conduce nella situazione attuale all'assenza di fatto di una opposizione capace di contrastare l'attacco del governo della borghesia diretto da Renzi.
Nel testo si criticano efficacemente le infinite alchimie organizzative tentate dal gruppo dirigente di Rifondazione in questi anni: tutte motivate dal tentativo di ritrovare uno spazio elettorale e di sopravvivenza della micro-burocrazia che dirige il partito.
Rifondazione è ormai ridotta a poca cosa, in attesa solo dello scioglimento finale che è al momento ritardato semplicemente dall'interruzione della marcia trionfale di Ferrero verso Sinistra Italiana: interruzione causata dalla pretesa di Sel di uno scioglimento preliminare di Rifondazione, indigeribile per Ferrero e che lo avrebbe costretto in una posizione di subalternità e impossibilità di contrattare nella nuova formazione.
 
"Il partito di classe, necessità storica"
Secondo Falcemartello (qui e in seguito, se non diversamente indicato, citiamo il testo indicato in nota 1) "il partito di classe è una necessità storica" perché senza di esso il movimento dei lavoratori non può imporsi e vincere. Siamo pienamente d'accordo. Il disaccordo è sulle considerazioni che seguono: "Un partito di massa dei lavoratori nascerà in Italia solo sull’onda di grandi movimenti dei lavoratori stessi e degli altri settori oppressi da questo sistema economico. Questa è la lezione della storia e anche dell’esperienza recente di altri Paesi europei."
Questa affermazione contiene una parziale verità che, per questo, si accompagna a una metà non vera. E' vero, certo, che un "partito di massa" (noi preferiremmo dire, in termini leninisti, un partito d'avanguardia con influenza di massa, o meglio ancora un partito d'avanguardia in grado di dirigere la classe operaia) può crescere solo in una fase di ascesa della lotta di classe. Ma si può affermare - come fa Falcemartello - che può nascere "solo sull'onda di grandi movimenti"?
In realtà i compagni propongono una visione non dialettica della costruzione del partito rivoluzionario. Invece di comprendere il partito come premessa ed effetto della crescita delle lotte, sostengono la necessità di due tempi: prima le lotte, poi il partito.
Ma è davvero questa, come scrivono, "la lezione della storia"? ed è questo che sostenevano Lenin e Trotsky, cioè i principali teorici del marxismo dopo Marx, che pure Falcemartello rivendica?
 
La concezione di Lenin e Trotsky
Falcemartello ha praticato fin dalla sua nascita (negli anni Ottanta) l'entrismo nei principali partiti della sinistra (persino nel Pds). L'entrismo fu una delle tattiche proposte da Trotsky negli anni Trenta: ma Trotsky, a differenza di Falcemartello, la considerava una tattica applicabile solo in determinate circostanze (l'esistenza di una sinistra nel partito riformista o centrista in cui si entrava, a cui legarsi per portarla fuori e rompere quel partito), da attuare su tempi brevi e come fatto appunto eccezionale, considerando invece la norma la costruzione del partito rivoluzionario indipendente.
Al contrario, per Falcemartello l'entrismo è la norma: ciò discende da una concezione (più o meno teorizzata) secondo cui in ogni fase vi sarebbero dei partiti che incarnerebbero la "naturale" espressione della classe, l'espressione riformista della classe. Compito dei rivoluzionari sarebbe dunque quello di stare in queste organizzazioni per accompagnare una graduale evoluzione di settori di questi partiti, in attesa che l'ascesa della lotta di classe consenta di uscire e costruire il partito rivoluzionario.
Completamente diversa fu la logica che animò tutta l'attività politica di Lenin e quella di Trotsky negli anni Trenta.
Lenin iniziò la costruzione del partito bolscevico ben prima che le masse entrassero in azione, dato che, come ricordava lui stesso (nell'Estremismo) “il bolscevismo, come corrente del pensiero politico e come partito politico, esiste dal 1903.” (corsivo nostro) (2)
Quanto a Trotsky iniziò la costruzione della Quarta Internazionale e dei suoi partiti nella seconda metà degli anni Trenta, quando il fascismo dominava l'Europa e lo stalinismo era non solo maggioritario nel movimento operaio ma, valendosi del prestigio usurpato della Russia rivoluzionava, sterminava i rivoluzionari costretti, sotto i colpi incrociati di fascisti, liberali e stalinisti, in piccole organizzazioni prive di ogni influenza di massa.
Non solo la pratica di Trotsky fu nei fatti il rovescio di quanto predica il documento di Falcemartello, ma Trotsky dovette polemizzare apertamente con quelle correnti che all'epoca, sulla base di un ragionamento identico a quello di Falcemartello, ritenevano impossibile costruire partiti rivoluzionari perché (dicevano) bisognava prima "far superare alle masse lo stadio riformista".
James Cannon, che fu il principale collaboratore di Trotsky negli anni Trenta, quando nacquero e si svilupparono controcorrente le sezioni della Quarta Internazionale, scriveva, riassumendo il pensiero suo e di Trotsky: Esiste una concezione secondo la quale "(...) il riformismo sarebbe un necessario e inevitabile stadio di sviluppo del movimento politico della classe operaia. Contro questa concezione vi è la concezione marxista secondo la quale uno stadio riformista della classe operaia non è né necessario né auspicabile; noi non sosteniamo che i lavoratori debbano passare attraverso uno stadio riformista nella strada verso la politica marxista rivoluzionaria. Ciò che noi sosteniamo è il partito rivoluzionario della classe operaia basato sul programma degli storici interessi della classe." (3)
 
La vera lezione della storia
La vera "lezione" che la storia ci offre è dunque esattamente rovesciata rispetto a quella che ne trae Falcemartello. Proprio e solo perché nacque ben prima dell'ascesa delle masse, e grazie a un lungo lavoro preparatorio, il Partito bolscevico poté nel 1917 trasformarsi in pochi mesi dal più piccolo dei partiti sovietici nel partito egemone nei soviet. Se i bolscevichi avessero applicato la ricetta dei dirigenti di Falcemartello, ciò non sarebbe stato possibile.
Di più: tutta la concezione del "partito d'avanguardia" di Lenin cosa altro significa se non che un partito con influenza di massa può essere costruito solo edificandosi a partire da alcune centinaia di militanti che nel corso delle successive lotte guadagneranno settori crescenti?
E non è forse ancora questa la lezione - in questo caso a negativo - che ci viene dall'esperienza tedesca? Proprio per non essersi costruito per tempo come partito indipendente, il Partito comunista di Rosa Luxemburg e Karl Liebnecht (che si separò tardivamente dai centristi dell'Uspd), nato soltanto nel corso delle settimane dell'ascesa rivoluzionaria del 1918, arrivò tardi all'appuntamento con la storia e fu disperso e sconfitto dal governo "delle sinistre" a cui faceva una inconciliabile opposizione di classe (una opposizione che, come vedremo tra poco, Falcemartello probabilmente non avrebbe fatto).
E ancora, per guardare a tempi più recenti: in Grecia non è proprio l'assenza di un partito indipendente della classe operaia, un partito rivoluzionario nato precedentemente, a determinare il fatto che, nonostante l'ascesa del movimento di massa e le decine di scioperi generali, in definitiva Tsipras continui a governare sulla base del programma dettato dall'imperialismo europeo?
 
La questione del programma
Nel documento di Falcemartello si sostiene che, pur non potendo oggi nascere il partito (perché bisogna appunto aspettare l'ascesa delle masse), oggi si può "costruire e rafforzare quell'ossatura di quadri politici, di militanti di avanguardia (...) che devono sapere unire teoria e pratica, che sappiano difendere e applicare l'analisi marxista (...) l'unica capace di indicare le radici della crisi e soprattutto la prospettiva del suo rovesciamento."
Come abbiamo spiegato fin qui, non condividiamo la premessa (il rinvio della nascita del partito) ma certo siamo d'accordo sulla restante parte di questa tesi: educare dei quadri che sappiano "unire teoria e pratica" e che sappiano "difendere e applicare l'analisi marxista".
Ma è effettivamente questa la prospettiva in cui si sta muovendo Falcemartello?
Non abbiamo qui spazio per analizzare la politica di Falcemartello in vari aspetti fondamentali dove ci sembra che il metodo correttamente enunciato non venga altrettanto correttamente applicato. Ci riferiamo in particolare alla pratica di Falcemartello nel sindacato, nella quale abbiamo visto negli anni molto spesso un accodarsi alle ali di sinistra della burocrazia della Cgil e della Fiom più che una battaglia su basi marxiste. Ma limitiamoci qui ad osservare la collocazione di Falcemartello non su singoli aspetti ma sulla questione che investe l'intero impianto strategico e programmatico di una organizzazione che pretende di richiamarsi al marxismo: l'indipendenza di classe.
E' necessario, come scrivono i dirigenti di Falcemartello, "rompere con la subordinazione alla politica di altre classi". Ma questo, aggiungiamo noi, significa in primo luogo fare chiarezza sulla questione dello Stato, che da sempre è lo spartiacque tra marxisti e riformisti.
In più occasioni Falcemartello ha espresso una posizione a favore di "governi delle sinistre" che è l'esatto rovesciamento della posizione di Lenin. Lo ha fatto ad esempio quando definì come "neutra" (dal punto di vista di classe, cioè né operaia né borghese) la giunta De Magistris a Napoli e per questo difese la collocazione di Rifondazione nella giunta per "combattere una battaglia egemonica anche a partire dall'attuale collocazione di maggioranza" in quanto Rifondazione sarebbe stata così "in una posizione di obiettivo vantaggio, quale unico partito di sinistra all'interno della coalizione di De Magistris" (4)
Non siamo andati a cercare un esempio particolare, viceversa analizziamo un esempio che ben illustra la concezione che i dirigenti di Falcemartello hanno e che è molto simile a quella che Lenin critica in Kautsky (in Stato e rivoluzione) e che in definitiva è tipica di tutte le posizioni centriste (cioè che oscillano tra il riformismo e il marxismo). Assumendo la concezione di Falcemartello, nel 1917 i bolscevichi avrebbero dovuto stare nel governo Kerensky (che peraltro aveva, a differenza di De Magistris, anche il sostegno dei soviet); viceversa i bolscevichi non lo definirono un governo "neutro" ma borghese perché all'interno del capitalismo si danno solo governi borghesi perché borghese (e non neutro) è lo Stato che li regge: per questo i comunisti sono per principio all'opposizione di qualsiasi governo nel capitalismo, non per rispetto di un qualche dogma religioso ma perché questa è la premessa indispensabile per guadagnare le masse al rovesciamento di quel governo che, anche se composto solo da partiti di sinistra, comunque farà le politiche della borghesia. Questo è un pilastro del marxismo e Kautsky fu chiamato da Lenin "rinnegato" proprio perché abbatteva questo pilastro.
E' a partire da questa revisione profonda del marxismo sulla questione cruciale dello Stato che Falcemartello e l'organizzazione internazionale di cui è parte, la International Marxist Tendency (5), fondata da Ted Grant e Alan Woods, ha potuto schierarsi senza imbarazzo insieme ai più fervidi sostenitori del regime bonapartista venezuelano di Chavez, la cosiddetta "rivoluzione bolivariana" di cui in ogni numero di Falcemartello sono cantate le lodi.
 
Un problema di prospettiva politica
Rifiutando implicitamente la concezione che Lenin e Trotsky hanno sempre sostenuto circa la costruzione del partito rivoluzionario, ignorando che questa concezione è stata pienamente confermata dalla storia, i compagni di Falcemartello si trovano a sostenere contraddittoriamente la "necessità storica" del partito rivoluzionario al contempo rinviando la soddisfazione di questa necessità a un imprecisato futuro, quando arriveranno le masse.
Se escono oggi da Rifondazione (ripetiamo, dopo dieci anni che il resto della sinistra del partito è uscito) è solo perché a Rifondazione rimangono realisticamente pochi mesi di vita, prima di essere risucchiata da Sinistra Italiana. Ma in questi 25 anni, Falcemartello non è sempre stata all'opposizione della maggioranza riformista e burocratica che dirige Rifondazione. Per un periodo Claudio Bellotti (principale dirigente di questo gruppo) fu membro della segreteria nazionale del Prc e in quel periodo memorabile rimane il numero di ottobre 2008 di Falcemartello in cui fu pubblicata una lunga intervista a Paolo Ferrero che si presentava sotto le sorprendenti vesti di raffinato marxista. In modo surreale, colui che era stato fino a poco tempo prima ministro del governo imperialista di Prodi dava una "lectio magistralis" su come andasse realmente intesa la "rottura" con lo Stato borghese... Tale rottura, spiegava ergendosi a maestro di marxismo, va intesa "non solo sul terreno dello Stato ma in primo luogo nei rapporti di produzione". Poco importa qui osservare che l'affermazione non ha nessun senso in termini marxisti. Il fatto che qui ci interessa è che il giornale di Falcemartello non muoveva nessuna obiezione all'intervistato, nemmeno gli chiedeva come si conciliassero queste altisonanti sciocchezze pseudo-marxiste con l'essere stato fino a poco prima ministro di quello Stato borghese di cui ora predicava financo "la rottura". Al contrario tutta l'intervista (e più in generale la collocazione di Falcemartello nella maggioranza dirigente del partito) contribuiva ad alimentare la leggenda della "svolta a sinistra" di Ferrero, di cui Falcemartello si poneva a guardia. La "svolta", come è noto, finì poche settimane dopo, quando Ferrero smise i panni del raffinato interprete di Marx per assumere le vesti, a lui più consone, di corteggiatore del Pd e di Sel per essere riammesso in qualche modo nel centrosinistra.
Si potrebbe dire: in ogni caso, di là dalle vicende del passato, finalmente Falcemartello esce da Rifondazione. E' vero. Tuttavia, come abbiamo visto, all'uscita non corrisponde il progetto di costruzione di un partito indipendente. Se questa è la premessa, cosa potrà fare Falcemartello fuori da Rifondazione? In coerenza con la propria impostazione è probabile che attenda l'emersione di un altro partito più grande in cui entrare. Se oggi ciò non avviene non è per scelta ma per necessità, in quanto un simile partito non esiste.
Non è infatti un caso se, nelle stesse settimane in cui Falcemartello usciva da Rifondazione, il gruppo a loro legato in Brasile (6) usciva (anche qui con un ritardo storico) dal PT di Lula per però... subito entrare nel Psol, un composito partito riformista che - all'opposto di quanto fanno i nostri compagni del Pstu - offre un sostegno critico al governo di centrosinistra di Dilma. Quella dell'entrismo è infatti una costante della impostazione della loro organizzazione internazionale. Dunque a Falcemartello, in assenza di qualcosa in cui entrare, non resta che aspettare che quel qualcosa sorga per poi ricominciare l'eterna politica entrista, in attesa... che le masse si risveglino.
In questa attesa, i dirigenti di Falcemartello ritengono che il ruolo dei rivoluzionari si limiti a "incalzare quelle forze a sinistra e nel movimento operaio che continuano nonostante tutto ad essere prese a riferimento da larghe fasce di lavoratori a rompere con la subordinazione alla politica di altre classi e ad assumersi l’onere di costruire tale partito." (il corsivo è nostro).
No, cari compagni di Falcemartello, è corretto sfidare le forze maggioritarie (riformiste) del movimento operaio a "rompere con la subordinazione alla politica di altre classi", per dimostrare, ai loro attivisti nella lotta quotidiana, con politiche di "fronte unico", che c'è bisogno di un'altra prospettiva. Ma questo lavoro di chiarificazione politica va di pari passo con la costruzione già oggi di un partito rivoluzionario sulla base di un programma rivoluzionario. Certo quel partito (che ancora non c'è, noi non abbiamo la pretesa di esserlo, lasciamo ad altri gruppi simili idee di autosufficienza) potrà crescere solo nel vivo delle mobilitazioni della classe: ma perché ciò sia possibile deve nascere e consolidarsi ben prima e soprattutto deve dal primo giorno demarcarsi dalla politica e dal programma riformista o semi-riformista.
E questo onere - ci riflettano i militanti di Falcemartello - non sarà certo assolto dai Ferrero, dai Vendola, dai Landini, dai Cremaschi. E' un onere che ricade interamente sulle spalle di chi vuole essere rivoluzionario e marxista non solo a parole ma nei fatti.
 

Note
(1) Il testo si può leggere a questo link
http://www.rivoluzione.red/la-nostra-uscita-da-rifondazione-comunista/
(2) V.I. Lenin, L'Estremismo, malattia infantile del comunismo (capitolo II).
(3) James P. Cannon, "Election policy in 1948. Report to the february plenum of the National Committee" (in "Aspects of socialist election policy"), www.marxists.org/history/etol/document/swp-us/idb/swp-1946-59/v10n02-1948-ib.pdf
(4) Le frasi citate si trovano nel testo presentato da Falcemartello per l'ottavo Congresso del Prc. In merito si veda il nostro articolo www.alternativacomunista.it/content/view/1542/47/
(5) La tendenza internazionale di Fm, la Imt, deriva da una scissione nei primi anni Novanta di Militant, corrente del Labour Party britannico. Militant si ruppe rispetto alla questione della caratterizzazione del Labour Party: un partito ormai definitivamente borghese a giudizio di una maggioranza dell'organizzazione, un partito socialdemocratico secondo la minoranza. La maggioranza diede vita al Cwi (Comitato per una Internazionale Operaia), guidato da Peter Taaffe, mentre la minoranza costituì l'Imt (guidata da Ted Grant e Alan Woods) che continuò a praticare l'entrismo nel Labour britannico (così come in molte altre organizzazioni operaie-borghesi o ormai borghesi tout-court ma ritenute ancora riformiste: si pensi che considerano socialdemocratico persino il Labour Party sionista di Israele; così come per anni hanno considerato i Ds di D'Alema, forza liberale, un partito socialdemocratico).
Alla fine del 2009 l'Imt ha iniziato a subire vari processi di rottura, perdendo la maggioranza delle sezioni di Spagna, Venezuela, Messico e Colombia (che hanno poi dato vita alla Corrente Marxista Rivoluzionaria). Poco dopo hanno scisso dall'Imt la maggioranza della sezione svedese, ampi settori di quella polacca e di quanto restava di quella britannica. Infine, nel 2011 ha rotto con l'Imt la sezione iraniana, in polemica con le posizioni di sostegno al regime di Assad da parte di Chavez, punto di riferimento della Imt che del chavismo è sostenitrice acritica.
(6) Sull'uscita del gruppo brasiliano dal Pt per entrare nel Psol si veda questo articolo sul sito di Falcemartello www.rivoluzione.red/brasile-esquerda-marxista-chiede-di-aderire-al-psol/
 
 
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