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Sul fallimento elettorale del chavismo PDF Stampa E-mail
mercoledì 16 dicembre 2015

Sul fallimento elettorale del chavismo

di Ust

(sezione della Lit-Quarta Internazionale in Venezuela)

chavismo

 

 

Il chavismo ha perso per la prima volta la maggioranza nella legislatura. La Mud ha ottenuto i 112 deputati che le permettono di avere la maggioranza qualificata che l'abilita tra l'altro a richiamare ad un'Assemblea Costituente, a modificare la Costituzione, ad approvare o abrogare leggi, ecc.
Questo è un tremendo colpo al governo di Maduro e a Diosdado Cabello, che sono considerati le “figure responsabili” o i “generali” della sconfitta. Ma ciò è vero anche per tutto l'apparato dirigente del Psuv e per il Grande Polo Patriottico,

Il chavismo è stato superato dal Tavolo dell'Unità Democratica (Mud), nella maggioranza delle città di grande concentrazione operaia e popolare. L'opposizione borghese ha ottenuto il 56,2 percento dei voti ed il 67 percento dei seggi in competizione (112), mentre il Psuv assieme al Grande Polo Patriottico ha avuto il 40,8 percento dei voti ed un 32,93 degli scranni (55). In questo modo la Mud stacca con 2 milioni di voti di differenza il Psuv ed i suoi alleati.

La Mud ha superato ampiamente il suo tradizionale ammontare di voti, provenienti da settori della classe media, e ha raccolto lo scontento di molti lavoratori e settori umili. Questo si verifica in Stati e città come Bolivar, Anzoátegui, Carabobo, Aragua, Lara Miranda… e in sobborghi di Caracas come Petare, 23 gennaio, ecc. Per esempio nello Zulia [Uno dei 23 Stati federati del Venezuela; ndt], di concentrazione prevalntemente operaia e popolare: su 15 deputati in competizione, la Mud ne ha ottenuti 13 e soltanto 2 il Psuv. Nell'Anzoátegui, il rapporto è stato di 7 a 1. Solo nei centri di minore concentrazione urbana ed industriale, come Cojedes o Guárico, il Psuv è riuscito a migliorare di poco il suo esiguo consenso elettorale. 

 

C'è una svolta a destra?

Sebbene il voto alla Mud appia un punto di appoggio sulla tradizionale classe media benestante, i più di due milioni di voti nuovi che essa capitalizza sono di lavoratori e settori popolari.
Questo è stato un voto contro le privazioni e le code, l'inflazione, la persecuzione a chi lotta, i bassi salari e i contratti congelati, ed anche un voto contro la corruzione, i burocrati “rossi” con “orologi Rólex e camioncini Hummer” (come recitava l'anno scorso un cartello durante il conflitto alla Sidor). Un voto che esprime la scorpacciata di ingiustizia, e la bella vita dei funzionari che non devono fare “code gradevoli” di diverse ore sotto il sole e la pioggia.

Nei giorni precedenti il voto, era molto comune sentire nei luoghi di lavoro: “bisogna mandar via questa gente; chiunque sarà migliore di questi” oppure “abbiamo bisogno di un cambiamento, tutto questo non va più”.

Questa volta, il cosiddetto “voto punitivo” non è stato a favore di posizioni della tradizionale destra venezuelana. La Mud durante la campagna elettorale non ha avanzato pubblicamente proposte come finire con le Missioni, per esempio; ma si sono sentiti discorsi demagogici come “preserveremo ciò che di buono è stato fatto", "metteremo fine alla scarsità e all'insicurezza, aumenteremo i salari” o “metteremo in moto l'apparato produttivo".

Diciamo questo perché la campagna elettorale dell'opposizione si è concentrata principalmente   sulla denuncia delle code, sulle privazioni e sulla corruzione, al fine di capitalizzare il malcontento ma senza proposte in senso positivo per uscire dalla crisi in cui è immerso il capitalismo venezuelano. Il non dire che cosa si ha intenzione di fare ha lasciato aperta un'aspettativa tra i suoi elettori. Sebbene in molti conoscano alcuni vecchi politici golpisti come Rami Allup, “bisogna dargli chance" ci dicono, “affinché migliorino le cose”. “C'è ancora una speranza”, ecc. 

 

I lavoratori si allontanano dal Psuv

Noi dell'Unione Socialista dei Lavoratori (Ust) da tempo diciamo che c'è una rottura dei lavoratori e di settori popolari col Partito Socialista Unito del Venezuela. Le lotte che si sono sviluppate hanno avuto come risposta del governo, in molte casi, repressione, persecuzione e prigione per lavoratori, contadini, studenti e settori popolari. Queste lotte, definite “destabilizzanti” e di cui si è detto che "fanno il gioco alla destra", sono state in realtà l'unica via per le masse popolari per affrontare i bassi salari, il congelamento dei contratti collettivi, la mancanza di politiche adeguate nei campi dell'educazione e della salute, le privazioni e la corruzione ecc.
Adesso il malcontento si è manifestato in maniera schiacciante nelle elezioni. Sicuramente porterà come conseguenza immediata le dimissioni di ministri e collaboratori; scambi di accuse e ricerca di "capri espiatori". Ma ciò non servirà per “ricomporre il potere” e molto meno al regime. 

 

La crisi nel Psuv ed i suoi alleati 

Quello che succederà è che si approfondirà la crisi dentro il Psuv ed il Grande Polo Patriottico. Situazione questa che ha già cominciato a manifestarsi, con l'accentuarsi della dispersione di settori della base e di quadri che non si sentono per niente rappresentati dal PSUV.
Un esempio di ciò è la conferenza stampa di Giordani e Navarro, due ex ministri chavisti dissidenti, i quali hanno detto: “per noi quella che sta succedendo è una vera catastrofe”. Hanno sostenuto che il risultato elettorale è stato prodotto dalle privazioni sofferte dal nostro popolo, “a causa di una gestione fallimentare, fondata su quel modello capitalista-redditiero che miravamo a sostituire”. Quella conferenza stampa a Caracas finì con uno scontro a forza di grida ed insulti con un gruppo di sostenitori di Maduro.

La dirigenza del Psuv ha richiamato ad un Congresso per dibattere la situazione, ma senza che si eleggano nuovi delegati. Osvaldo Rivero, il conduttore di un noto programma chavista della televisione, “Zurda Konducta”, ha risposto in questo modo alla chiamata: “quel Congresso avrebbe dovuto trasformarsi in un'assemblea popolare. Quelli che andranno a discutere la direzione della rivoluzione, sono gli stessi dieci incapaci di sempre, pertanto noi dobbiamo fare resistenza ". E più avanti denunciò che il Ministero della Comunicazione, quello dei Comuni e quello della Cultura “smobilitarono il popolo”. È molto probabile che questo sentore si stia diffondendo in tutti gli angoli del Paese. 

 

Che cosa può accadere adesso con la Mud? 

Passati i primi festeggiamenti, comincerà a dissolversi la sbornia elettorale. La Mud non è un fronte borghese omogeneo. Le differenze al suo interno sono state esposte pubblicamente. Ci sono per lo meno due settori, con due politiche differenti di fronte al governo. Quello di Leopoldo López, insieme a Corina Machado, è stato il settore più radicalizzato, che spinse verso la caduta immediata di Maduro, mentre Enrique Capriles è colui il qule maggioritariamente sostenne di approfittare dell'usura del governo per poi battere il chavismo alle elezioni. Politica che fu sostenuta dall'imperialismo yankee. Ora Capriles “ha segnato il confine” con gli altri settori dichiarando: “ha vinto la nostra politica”, di usura e partecipazione elettorale. E Corina Machado ha dichiarato che “bisogna già chiedere cambiamenti”
Come approfitterà il Tavolo dell'Unità (Mud) della sua maggioranza qualificata? Fedecamaras, la Federazione padronale più importante, ha presentato il suo “fascicolo delle esigenze” prima delle elezioni: uniformità del cambio, liberalizzazone dei prezzi, rispetto della proprietà privata, modifica della LOTT relativamente all'inamovibilità dei lavoratori, aumento della produzione, tra le altre misure.

I deputati della Mud si lanceranno nell'esaudire le esigenze padronali? O cercheranno un accordo col governo per applicare le misure che la Confindustria esige di fronte alla crisi capitalista? Il Tavolo dell'Unità manterrà l'unità? 
Per il momento la Mud ha annunciato che voterà una legge di amnistia per “liberare i prigionieri politici”, al che Maduro ha risposto che non accetterà alcuna amnistia per i “golpisti”. 

 

Crisi del governo e del regime e crisi economica 

Nicolás Maduro dovrà governare con un'Assemblea Nazionale avversa e con le proposte di opposizione sostenute da più del 56 percento dei voti. Per il chavismo ciò sarà inedito poiché l'AN ha sempre votato tutto quello che gli veniva chiesto dalla cupola del governo e dal Psuv. Il presidente, che aveva tutto il potere, adesso dovrà negoziare, o andare allo scontro.
Tutti gli scossoni che potranno produrrsi d'ora in poi, in realtà saranno determinati dalla capacità del governo di Maduro nel portare avanti le misure di accomodamento più dure che la crisi economica e i capitalisti gli impongono. Sarà capace di implementare quelle misure senza una forte resistenza dei lavoratori?

L'analista dei fondi spazzatura imperialisti, Barclays Capital, ha anticipato una pista: “Sono pessimista (…) il governo ha perso ogni credibilità per fare un accomodamento nell'economia. Se qui si porta un nuovo "pitcher",… una nuova squadra economica ma rimane il presidente Maduro come capo di Stato, credo che non avrà mai la credibilità necessaria per affrontare le sfide economiche. (…)” Prodavinci, 6-11-2015.

Forse la borghesia imperialista, attraverso i deputati della Mud, prepara il terreno per una destituzione? Non possiamo scartarlo. In ogni caso, come dicevamo, dovranno mantenere l'unità ed evitare un'usura prematura.

Significativamente l'ex presidente del Brasile e principale dirigente del Pt Ignacio "Lula" Da Silva, vecchio alleato del chavismo, ha dichiarato in Spagna: “La democrazia non è stare eternamente in carica”. “Imprescindibile è la causa e non l'uomo”, ed “anche Maduro deve capirlo".

La brutale crisi economica mondiale, aggravata dal fallimento del nazionalismo borghese in Venezuela, da una parte obbliga a fare ricadere sulle spalle dei lavoratori le misure di accomodamento e d'altra parte accorcia tutti i tempi e margini di manovra.

Le aspettative secondo cui la nuova Assemblea Nazionale potrà cambiare un pò la vita dei lavoratori avranno breve durata. Questa AN, per il peso della maggioranza della Mud o in “accordo” coi deputati del Psuv, presto porterà avanti l'attacco ai lavoratori. Ma la resistenza dei lavoratori a quelle misure può cambiare la situazione del Paese. 

 

Organizzarci per affrontare i piani di austerità

I lavoratori e i settori popolari non possono sperare soluzioni ai problemi più gravi da questa Assemblea Nazionale e dal governo di Maturo.
Gli appelli ad una “colpo di timone” o a “rettificare la rotta” cadranno nel vuoto o saranno un trucco per continuare ad ingannare alle masse. Il carattere borghese dello Stato e del governo rendono tutto ciò evidente. Le promesse elettorali si trasformeranno in misure antipopolari, contro il livello di vita delle masse popolari.

Come Ust ci mettiamo a disposizione per collaborare nel raggruppamento dei settori operai e popolari in lotta per affrontare i piani di austerità che si avvicinano. Dobbiamo elaborare una serie di misure ed un programma che ci permettano di unire tutti gli sfruttati e di trovare una soluzione dal versante della classe operaia. Non possiamo fidarci di alcuna misura proveniente dalla Mud o dal Psuv. Per questo facciamo appello a tutti i lottatori onesti, chavisti o senza partito, ad organizzarci insieme per evitare che ci strappino le nostre conquiste.
Da parte nostra, affermiamo che per portare avanti un programma che costituisca una via d'uscita di fondo, dobbiamo costruire uno strumento politico rivoluzianario dei lavoratori. Con questo strumento politico, che guidi gli sfruttati, potremo sì lottare veramente per il socialismo, senza "padroni rossi", né burocrati e militari corrotti, attraverso un governo operaio e delle masse popolari.

 

(traduzione dallo spagnolo di Mauro Buccheri)

 
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