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Vieni a costruire il Pdac PDF Stampa E-mail
sabato 12 dicembre 2015
Vieni a costruire il Pdac
e la Lit-Quarta Internazionale:
il partito delle lotte e della rivoluzione
Perché iscriversi al Pdac o ai Giovani Comunisti Rivoluzionari
 
vieni al partito 1
 
 
A cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, quando le esperienze del cosiddetto socialismo reale crollarono sotto il peso delle proprie contraddizioni accumulatesi nel tempo, tutto l'apparato mediatico delle potenze occidentali, fatto di giornali, televisioni e schiere di intellettuali lautamente pagati, declamarono “la fine della storia”. Il capitalismo aveva trionfato su ogni possibile alternativa e si annunciava come una lunga e interminabile era di prosperità e benessere. Le grandi narrazioni di emancipazione e conflitto che avevano dominato il Novecento erano così pronte ad essere messe in soffitta, lasciando il posto a un disimpegno felice nel quadro di una crescita economica illimitata. La storia del movimento operaio, delle sue lotte e delle sue conquiste, fu forzatamente dimenticata e chiunque l'avesse illegittimamente resuscitata sarebbe stato tacciato di anacronismo e senilità.
 
La Grande Recessione e il ritorno degli spettri
Questo che abbiamo raccontato è stato per anni il sogno delle classi dominanti di tutto il mondo. Un sogno destinato però a infrangersi sulla dura realtà, irriducibile a qualsiasi tentativo di mistificata pacificazione tra le classi. E così, dopo anni di crescita stagnante che si è trascinata per tutti gli anni Novanta e gli inizi del Duemila, nel 2007-2008 è esplosa una delle più grandi crisi economiche che il sistema capitalistico abbia mai attraversato. Le contraddizioni coperte per tutto questo tempo sono ritornate a manifestarsi in tutta la loro assurdità: la disuguaglianza economica e sociale è salita alle stelle, milioni di posti di lavoro sono stati bruciati, i governi capitalisti di tutti i Paesi e di tutti i colori, di destra come di sinistra, hanno dichiarato una guerra senza precedenti alle classi lavoratrici, attaccando i livelli salariali, implementando precarizzazione e disoccupazione, varando manovre di austerità che hanno privato le nuove generazioni della possibilità di progettare un futuro dignitoso, negando spazi democratici e diritti. Le magnifiche e progressive sorti decantate dai propagandisti del potere economico si sono risolte in un drastico peggioramento della qualità della vita della stragrande maggioranza della popolazione mondiale.
E come la storia insegna, davanti alla barbarie, ritorna quello spettro che la borghesia ha cercato in tutti i modi di rinchiudere nel dimenticatoio: lo spettro della lotta di classe. Negli ultimi anni abbiamo assistito infatti a un'ondata rivoluzionaria che ha pochi precedenti: dal 2010 a oggi sono innumerevoli le rivoluzioni e i conflitti radicali in ogni zona del mondo. Il proletariato greco, con i suoi 35 scioperi generali, ha fatto riaccendere la scintilla sul continente europeo. Le rivoluzioni in Nord Africa e Medio Oriente, divampate a macchia d'olio nel giro di qualche mese, hanno rovesciato dittature che governavano da decenni per conto dell'imperialismo occidentale. Piazza Tahir in Egitto è diventata l'icona della ripresa del conflitto sociale e ha indicato alle lavoratrici e ai lavoratori di tutto il mondo la strada da seguire per una prospettiva di emancipazione. Un insegnamento che è stato praticato dagli Indignados e dalla Generacao Rasca in Spagna e Portogallo, dal movimento di Occupy negli Stati Uniti, dagli studenti cileni in lotta contro le privatizzazioni, dal proletariato brasiliano che attenta alla stabilità politica del proprio governo "di sinistra". La stessa parola “rivoluzione” è ritornata ad essere di uso comune nel vocabolario quotidiano, quando fino a poco prima era stata stigmatizzata e ridotta a caricatura. Tutto questo ha mostrato chiaramente come di là delle narrazioni artificiali del capitale, la storia non sia finita e riservi al contrario ancora molte sorprese. 
 
La prospettiva socialista e la necessità di costruire un partito di tipo particolare
Ma tutto ciò, da solo non basta. Come abbiamo potuto constatare nel vivo dei fatti, le numerose rivoluzioni che pure sono riuscite ad abbattere regimi e incrinare governi di insospettabile stabilità non sono ancora riuscite a risolversi nella costruzione di un modello realmente alternativo. In alcuni casi, come ad esempio in Grecia e in Spagna, l'imponente processo di mobilitazioni degli ultimi anni ha portato, come prodotto deformato, alla crescita del consenso verso nuove formazioni riformiste (Syriza e Podemos) che intendono deviare il conflitto sociale nelle secche del confronto elettorale. La vicenda del governo Tsipras a tal proposito è esemplificativa: fattosi portatore delle istanze conflittuali delle masse in lotta, ha fomentato illusioni riformiste per poi capitolare in modo vergognoso al ricatto dell'imperialismo europeo, varando un pacchetto di misure che si sta rivelando disastroso per le sorti delle masse popolari. Una lezione tragica ma importante: la via della lotta di classe non può passare per quei parlamenti che ancora una volta si sono rivelati i comitati d'affari della borghesia. La strada dev'essere necessariamente un'altra. Il conflitto sociale, per poter conquistare risultati anche minimi e consolidarli in un percorso progressivo, dev'essere condotto fino alle sue logiche conseguenze. Per poter andare al governo, i lavoratori devono prima conquistare il potere: e per farlo è necessario riaffermare la prospettiva della rivoluzione socialista, di una rivoluzione con la quale i lavoratori, con i loro organismi di lotta, si assumono la responsabilità di gestire gli apparati produttivi della società, indirizzandoli verso il bene delle masse e non verso i profitti di pochi; una rivoluzione con la quale i lavoratori sostituiscono alla democrazia parlamentare, regno della corruzione e degli affari dei padroni, una democrazia operaia.
Ma per fare tutto questo è necessario costruire un partito di tipo particolare: il partito che ogni giorno, le compagne e i compagni di Alternativa comunista cercano di costruire, nelle lotte, nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro. Un partito d'avanguardia, che unisca i settori più combattivi della classe su un programma anticapitalista e con parole d'ordine di rottura con l'attuale sistema economico e sociale. Un partito basato sull'indipendenza di classe dalla borghesia e dai suoi governi, che stia sempre al fianco dei lavoratori e rifiuti di vendere i loro interessi per una manciata di voti e di poltrone nelle istituzioni del potere borghese. Un partito internazionale e internazionalista, che si ponga la prospettiva di una rivoluzione mondiale senza subordinarsi al nazionalismo imperante nella sinistra odierna. Un partito trotskista, che rivendichi con orgoglio la sua appartenenza ad una tradizione di lotta che è sopravvissuta alle macerie del muro di Berlino perché, fin dall'inizio della controrivoluzione staliniana, si è sempre schierata al fianco del proletariato contro le sue direzioni burocratiche e i piccoli e grandi privilegi che hanno incancrenito la lotta operaia e macchiato la bandiera della rivoluzione. Un partito realmente democratico, dove il militante ha il dovere di partecipare alla discussione politica e alla costruzione quotidiana, e il diritto di esprimere la propria opinione e far valere le proprie posizioni nel confronto collettivo. Un partito diverso: diverso da tutte quelle formazioni opportunistiche che cavalcano l'onda dell'indignazione popolare per accaparrare consensi e accumulare privilegi.
 
Diventa un militante rivoluzionario: vieni a costruire Alternativa Comunista e la Lit
Alternativa Comunista non si considera il partito rivoluzionario di cui c'è assolutamente bisogno, ma vuole porre le basi per poterlo costruire. Per questo siamo presenti in tutte le lotte più radicali che sia pure con difficoltà e frammentazione, si sviluppano nel nostro Paese: dalle mobilitazioni del settore della logistica alle lotte studentesche (nelle quali stiamo costruendo i Giovani comunisti rivoluzionari), dalle lotte per i diritti degli immigrati alla lotta contro il maschilismo e la discriminazione delle donne, dalle mobilitazioni ambientali alla partecipazione, come unico partito della sinistra, al Comitato per la rivoluzione siriana, a sostegno delle masse popolari siriane che stanno eroicamente lottando contro il governo di Assad, gli eserciti di Putin e Daesh, e i bombardamenti delle potenze imperialiste.
Tutto questo in una prospettiva internazionale: siamo infatti la sezione italiana di un'organizzazione mondiale, la Lega internazionale dei lavoratori – Quarta internazionale, presente in oltre trenta Paesi del mondo, in tutti i continenti, in prima linea in alcune tra le più radicali mobilitazioni globali, e oggi alla testa delle lotte delle masse brasiliane in lotta contro il governo Roussef. Per questo l'appello che facciamo a tutti quei militanti onesti che non si identificano più nei vecchi rottami della sinistra nostrana, è di aderire ad un progetto nuovo e diverso, da costruire nel vivo delle lotte. Non promettiamo una strada facile e lo sappiamo, ma crediamo che sia l'unica possibilità per trasformare la giusta indignazione che proviamo nei confronti di questa società nella costruzione di un'autentica alternativa. Scorciatoie non ce ne sono. E la storia non può aspettare.
 

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