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Non c'è lotta vincente senza partito. Perché aderisco al Pdac PDF Stampa E-mail
sabato 14 novembre 2015
Non c'è lotta vincente senza partito.
Perché aderisco al Pdac
Intervista a Manodoro, portavoce dei lavoratori
in lotta della Bridgestone

 
 
 a cura della redazione web
 
manodoro
 
Incontriamo Marco Manodoro, portavoce del Comitato No - lavoratori della Bridgestone in lotta di Bari. Ci spieghi da dove nasce l'idea di costituire un Comitato aziendale di lotta operaia all'interno della multinazionale giapponese?
L'idea di metter su un comitato aziendale di lotta operaia all'interno della multinazionale giapponese nasce nel bel mezzo della ormai famosa "vertenza Bridgestone", nata, a sua volta, dall'annuncio shock della chiusura irrevocabile dello stabilimento,  da parte della compagnia, il 04 marzo 2013; nasce nel bel mezzo della trattativa tra istituzioni, organizzazioni sindacali ed azienda.
Trattativa, questa, pianificata ed attuata completamente dalla compagnia nipponica; trattativa che vede e porta un "depauperamento" di salari e diritti a danno dei lavoratori ed inoltre un esubero di 377 lavoratori.
Alcuni lavoratori, si sono autorganizzati per tentare di porre fine alle tante ritorsioni che avvenivano e tutt'oggi avvengono nei riguardi della classe operaia ed hanno costituito il "Comitato del NO".
Qual è stato il ruolo dei sindacati confederali nella vicenda?
Il ruolo dei sindacati confederali, a mio modo di vedere, è stato "nullo" nel tentare di trovare soluzioni alternative, o per lo meno di fermare quello che ben presto si è rivelato un progetto insostenibile ed inapplicabile; inoltre in alcuni passaggi di questa trattativa, i sindacati confederali, hanno assunto un ruolo di facilitatore nei riguardi della compagnia, avvallando la delegittimazione della stessa verso il risultato referendario,  espressione libera del lavoratore.
Come hai conosciuto Alternativa comunista?
Ho conosciuto Alternativa Comunista, proprio a fine luglio 2015, dopo che la multinazionale aveva rigettato l'esito referendario dei lavoratori e questo, credimi, proprio quasi per indole personale non mi andava giù.
Navigando in rete e cercando informazioni in merito ad altre vertenze simili a quella nostra (ex. Natuzzi, OM carrelli), noto una costante comune: la presenza in campo, fino a "sporcarsi le mani", di Alternativa Comunista a sostegno e vicinanza dei lavoratori colpiti,  ma parlo di sostegno e vicinanza reali e non virtuali. Decido, pertanto,  di capire cosa fosse Alternativa Comunista e di individuare i suoi rappresentanti; di lì, poi, ha inizio tutto il resto ed ho deciso di iscrivermi alla sezione barese del Pdac.
Perché hai deciso di aderire ad Alternativa comunista?
Avvicinandomi al Pdac ho iniziato a rivedere con occhio molto più critico (accostandomi direttamente alle fonti) un po' di storia, proprio per poter comprendere determinate situazioni od eventi che son successi in passato, succedono oggi, e se non si tenta di fermare questo "modus operandi", succederà sempre.
Ho partecipato alla Due giorni nazionale che ha organizzato il Pdac quest'anno a inizi di settembre a Rimini. Un'assemblea con tanti lavortori e giovani, che quest'anno era dedicata al tema delle lotte contro l'Europa imperialista e in particolare al tema della lotta contro il maschilismo, uno strumento che la borghesia usa per opprimere due volte le donne e dividere la nostra classe.
E' stato con questo percorso, molto rapido, che  ho iniziato a comprendere che: "se un mio collega operaio ha un problema, quello diventa anche un mio problema" o meglio ancora: "se il figlio di un amico o conoscente o finanche di uno sconosciuto sta male, allora è come se stessero male le mie figlie". Per anni siamo stati indottrinati con dei "classificatori seriali" annullando completamente il fatto che siamo tutti lavoratori chiamati ad avere le stesse opportunità e gli stessi diritti, affinché tutti e dico "tutti" possiamo godere dello star bene comune ed esser sereni.
La vostra lotta potrebbe essere una base per unificarla con altre sul territorio regionale?
Penso proprio di si! Ormai si parla a livello nazionale di "modello Bridgestone"; bene, vorrei che si iniziasse a parlare, in parallelo, a livello nazionale, di "resistenza e lotta al modello Bridgestone", che ricordo essere leader mondiale nella produzione di pneumatici con un unico stabilimento a Bari, proprio perché,  non siamo un'isola nel deserto e pertanto anche altri lavoratori devono avere la consapevolezza che esiste un modello di "Resistenza e Lotta" ... fino alla Vittoria, sempre!
 
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