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Respingiamo il patto imperialista controrivoluzionario per mantenere assad al potere! PDF Stampa E-mail
mercoledý 11 novembre 2015

Siria

Respingiamo il patto imperialista controrivoluzionario

per mantenere assad al potere!

 

 

Segretariato della Lit-Quarta Internazionale*

Secondo dati forniti dall'Onu sei milioni di persone, circa un terzo della popolazione, sono state costrette ad abbandonare le loro case. L'osservatorio siriano per i diritti umani eleva questa cifra a undici milioni. Di questi, oltre due milioni, la metà dei quali minorenni, hanno dovuto abbandonare il Paese trasformandosi in “rifugiati” alle frontiere con Giordania, Libano, Irak e Turchia, e come è noto poi si spostano verso l'Europa mettendo in allarme i governi. 280.000 siriani hanno raggiunto le coste europee attraverso il Mediterraneo, circa il 40% dei rifugiati che raggiungono il vecchio continente ogni anno.
La Siria sanguina sotto gli occhi del mondo. La distruzione di ogni infrastruttura del Paese, con città che offrono un panorama spettrale e le enormi perdite di vite umane lasceranno senza dubbio un segno indelebile nella società nei decenni a venire.

 

Gli attacchi russi per aiutare Assad

In questo contesto, dopo mesi in cui pareva prevalere un impasse militare, l'irruzione sulla scena della Russia ha decisamente modificato lo scenario della guerra civile siriana. Le truppe di terra del regime di Damasco, grazie al fuoco di copertura dell'aviazione militare russa hanno lanciato una nuova offensiva alle postazioni dei ribelli.
In città come Idlib e Hama (nell'est), Aleppo (nel nord), e nella regione di Latakia (costa mediterranea), feudo della famiglia Assad e sede della base navale russa di Tartus, le truppe del regime avanzano con l'aiuto di oltre mille miliaziani libanesi Hezbollah e qualche centinaio di “guardie rivoluzionarie” iraniane.

Nonostante quanto dichiarato dai vertici del Cremlino appare chiaro come questi attacchi non siano diretti contro le truppe dello stato islamico (ISIS), che continua ad avanzare nella regione di Aleppo, ma principalmente contro le postazioni delle milizie anti regime. Basta dare uno sguardo alla mappa dei bombardamenti in Siria per notare come le bombe russe siano cadute piuttosto lontano dagli obiettivi del “califfato”. L'intervento più diretto e determinato della Russia ha a che vedere principalmente con la crisi del regime siriano, profondamente provato da cinque anni di rivoluzione. In realtà “l'impasse” militare non era caratterizzata dalla necessità di recuperare risorse da parte del regime, Assad di fatto non controlla che il 25% del territorio nazionale. Se ha potuto conservare il suo potere fino ad oggi lo deve solo all'appoggio che ha ricevuto da Paesi come la Russia, l'Iran, la Cina, dalle milizie libanesi Hezbollah e da quei governi che si dichiarano progressisti come quello venezuelano e cubano. Se da un lato è vero che la forza bellica russa è superiore a quella degli altri alleati che hanno sostenuto fino all'intervento di Putin il regime, dall'altro lato sarebbe sbagliato affermare che la rivoluzione sia irrimediabilmente condannata. I raid aerei russi aiutano molto sul piano militare, ma al momento il compito di affrontare direttamente sul terreno i ribelli ricade sulle truppe del regime e le milizie degli hezbollah e delle guardie iraniane. Finora le milizie ribelli sono riuscite ad opporre una tenace resistenza, nonostante le difficoltà legate alla carenza di armi e di una tecnologia bellica adeguata. La rivoluzione, sebbene spalle al muro, continua. Questo è l'elemento centrale e ineludibile che spiega l'intervento russo e tutte le azioni dell'imperialismo.

Sul piano militare, Idlib continua ad essere controllata da forze antigovernative, anche se prevalgono i gruppi islamisti Al Nusra e Ahrar Al Sham, raggruppati nel cosiddetto Fronte della Conquista; si combatte palmo a palmo ad Aleppo; e rimangono sacche di combattenti armati a Deraà e nella periferia orientale di Damasco. Nella regione del Kurdistan siriano i miliziani curdi riescono a tenere a bada le truppe dello Stato islamico (ISIS).

 

Un amplio accordo controrivoluzionario e le sue difficoltà        

Così mentre le milizie ribelli devono affrontare sul campo l'asse Assad-Russia-Iran-Hezbollah-Isis, sul terreno diplomatico è evidente un pieno accordo tra Stati uniti, Unione europea, Russia e Iran per sconfiggere la rivoluzione e stabilizzare il Paese. Essi agiscono in maniera diversa per tempi e modi ma si pongono lo stesso obiettivo.                 

Oltre un anno fa Washington, pure in maniera retorica, criticava la dittatura siriana e la accusava di crimini umanitari chiedendo le dimissioni di Assad. Al contrario, dopo che gli Usa hanno cominciato i bombardamenti sul suolo siriano, proprio circa un'anno fa, Obama e i suoi generali concordano sul fatto che sia prioritario fermare l'avanzata dell'Isis piuttosto che far cadere Assad.
Nel segno di questa politica, gli Stati uniti mentre concordano con Mosca sulla necessità di coordinare la battaglia contro lo Stato islamico e gli altri gruppi terroristi, tollerano gli attacchi dei russi ai ribelli. Il ministero degli esteri russo ha riferito della discussione avvenuta con gli Usa su come risolvere la situazione in Siria avviando tra loro una negoziazione (1).

A tal proposito, qualche giorno fa è stato perfezionato un accordo tra i due Paesi per coordinare l'uso dello spazio aereo (2) dividendosi gli obiettivi da bombardare.

Di fronte al prolungarsi di una guerra apparentemente senza fine, la nascita e il consolidamento dell'Isis tra il territorio siriano e quello iracheno (quello che sarebbe “il califfato”) e l'enorme pressione esercitata dal costante affllusso di profughi siriani in Europa, gli imperialismi nordamericano ed europeo stanno accrescendo i loro sforzi per stabilizzare il Paese attraverso una transizione politica che non deve passare necessariameente per l'uscita di scena di Assad ma bensì considerandolo parte del processo di negoziazione.

Già nel marzo scorso, il capo della diplomazia statunitense, John Kerry, ha ammesso che “alla fine dovremo trovare un accordo”. D'altra parte, è chiaro che i bombardamenti russi, oltre che a spianare la strada alle truppe del dittatore siriano sono funzionali a forzare una trattativa che prevede il mantenimento al potere di Assad. Questo è infatti l'obiettivo che si pone lo stesso dittatore da quando è comparso l'Isis sulla scena, presentarsi come “un male necessario” per la lotta al terrorismo.

Poco più di un mese fa, Kerry chiarificò la politica statunitense: “Dobbiamo intavolare una negoziazione. E' quello che stiamo provando e speriamo che Russia ed Iran, ed altri Paesi influenti, aiutino ad ottenerla, poiché l'assenza di un accordo è ciò che sta ostacolando la fine della crisi […] Siamo pronti a negoziare. Assad è realmente pronto a negoziare? La Russia è pronta a sedersi al tavolo?", si è domandato. Allo stesso tempo, ha rimarcato che una possibile uscita di scena di Assad " non deve avvenire il giorno uno o il mese uno (…) c'è un processo nel quale tutte le parti devono unirsi per riuscire a raggiungere un accordo su come conseguire al meglio questo risultato” (3).

Angela Merkel, che guida il principale imperialismo europeo, la pensa allo stesso modo: “Dobbiamo dialogare con tutti gli attori sulla scena, inclusi Assad e i suoi alleati" (4). L'ex vice-cancelliere tedesco Frank Walter Steinmeyer (SPD) ammette: “Non vi è dubbio che con la presenza russa qualcosa sia cambiato”.

Philip Hammond, ministro degli esteri britannico, ha spiegato le sue condizioni per la permanenza di Assad al potere dichiarando: Possiamo essere flessibili riguardo la caduta di Al Assad e possiamo essere flessibili sui tempi” (5).

Dello stesso parere anche il ministro degli esteri francese Laurent Fabius, quando ha dichiarato che il suo governo non avrebbe più posto la rinuncia al potere di Assad come prerogativa principe alle negoziazioni di pace: “Se chiediamo ad Al Assad di andarsene, prima che i negoziati inizino, non faremo molta strada” (6). Josè Garcia-Margallo, ministro degli esteri iberico ribadisce: E' arrivato il momento di intavolare una trattativa con il regime di Bashar Al Assad” (7).

Stando così le cose, lo scorso 23 Ottobre, Kerry e Serjei Lavrov, ministro degli esteri russo, si sono incontrati a Vienna con i rispettivi colleghi di Arabia Saudita e Turchia per convocare un vertice ampliato sulla questione siriana. A questo incontro è stato invitato il governo iraniano, il quale dopo il “patto nucleare” (patto stretto con gli Usa a luglio che prevede minori restrizioni all'uso dell'energia nucleare) ha cominciato a collaborare più apertamente con l'imperialismo per stabilizzare la regione. Va segnalato come l'Iran quanto la Russia abbiano interesse a risolvere nella maniera migliore per loro il conflitto siriano, posto che esso rappresenta una spesa enorme e sempre più crescente per le loro casse.

La conferenza di Vienna ha riunito i ministri degli esteri di 17 paesi, oltre agli Usa, Russia, Arabia Saudita e per la prima volta l'Iran. Non erano presenti né rappresentanti del regime siriano né rappresentanti delle fazioni oppositrici. L'incontro, sebbene descritto da Russia e Stati Uniti come un primo importante passo, si è concluso con una dichiarazione molto vaga: “accelerare gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra”. Cio nonostante è chiaro il percorso che la casa bianca ed il cremlino stanno predisponendo: sarà compito dell'ONU riunire regime e opposizioni in un processo che porti alle elezioni e soprattutto avrà il compito di mantenere le istituzioni fino al termine del processo di transizione.

Questo nuovo passaggio diplomatico potrà avere certamente effetti politici concreti.
È comunque importante considerare le contraddizioni che si genereranno e le difficoltà che incontreranno l'imperialismo occidentale, Putin e gli ayatollah iraniani nel trovare un comune accordo. Assad continua intanto la sua offensiva: lo sesso giorno della conferenza di Vienna, il regime ha bombardato un mercato nella zona est di Damasco causando la morte di più di 50 civili. La cosiddetta “opposizione moderata”, cioè la Coalizione Nazionale delle Forze dell'Opposizione e della Rivoluzione Siriana (CNFORS), come detto, non era nemmeno invitata a Vienna. Dall'altro lato non sarà facile far conciliare gli interessi regionali di sauditi e iraniani, così sarà per turchi e curdi siriani che sono avanzati nella Rojava (kurdistan siriano) e fanno riferimento direttamente al PKK turco, considerato “organizzazione terroristica” dal governo di Ankara.

Per sintetizzare: dopo quasi cinque anni di atroce massacro, sarà difficile che una o più riunioni dei ministri degli esteri “nelle alte sfere” riesca a porre fine ai combattimenti nel breve periodo. La prospettiva che il conflitto siriano possa continuare a lungo resta ancora la più probabile.

È
fondamentale rifiutare qualsiasi tipo di soluzione negoziata, poiché nessun tipo di accordo raggiunto tra l'imperialismo e i governi di Russia, Iran e Turchia potrà essere vantaggioso per il popolo siriano. Qualsiasi tipo di “transizione politica”, indipendentemente dal fatto che venga mantenuto Assad al potere per un periodo più o meno lungo, non si porrà l'obiettivo di rispondere alle esigenze democratiche ed economiche delle masse siriane.

Anche se dovesse essere attuata qualche concessione, una soluzione “dall'alto” sarà sempre un perpetuare l'essenza dell'attuale regime corrotto antidemocratico, per non parlare della struttura semicapitalistica del paese.

Solo la rivoluzione potrà rovesciare Assad e con esso distruggere i fondamenti di un regime repressivo, corrotto e servile all'imperialismo.

 

Rafforzare la solidarietà con la rivoluzione siriana!

La rivoluzione siriana sta attraversando un momento difficile. Il fronte controrivoluzionario si sta ampliando e comincia a raccogliere risultati sul campo.
La maggioranza della sinistra mondiale, che sfortunatamente continua a d appoggiare il dittatore Assad, dovrebbe rivedere la propria posizione perché equivale ad un tradimento verso l'eroica lotta delle masse siriane.

La cantilena del supposto anti imperialismo del dittatore siriano sta diventando sempre più ridicola. A questo punto  è chiaro come la politica dell'imperialismo occidentale non sia quella di rovesciare Assad. Se costui si dimostrerà in grado di garantire una certa stabilità o almeno uno scenario meno caotico, l'imperialismo non esiterà a sostenerlo.

Lo stesso Assad non lesina sforzi per mostrarsi affidabile e necessario per i piani dell'imperialismo nella regione.

Continuiamo a sostenere che l'unica soluzione progressiva per le masse siriane, di tutto il Medio oriente e del Magreb passa attraverso la sconfitta della dittatura di Assad e di tutti i suoi alleati. Questo deve essere un punto di partenza fondamentale. Per tanto è necessario opporsi sia ai bombardamenti russi che a quelli americani, e per lo stesso motivo dobbiamo opporci anche alle unità speciali inviate da Obama con l'intento di fare “consulenza” contro lo Stato islamico.

È
di cruciale importanza opporsi anche al “patto controrivoluzionario” appena siglato, che prevede una soluzione negoziata che smonti la rivoluzione, preservi l'essenza del regime, mantenendo al potere per un tempo  più o meno lungo il sanguinario dittatore siriano.

Non vi è alcuna possibilià di trattativa con chi ha massacrato le masse siriane ed ha distrutto il Paese! Non ci si può affidare a chi ora bombarda la Siria!

È p
iù che mai decisiva per vincere la dittatura, l'Isis e l'imperialismo l'unita tra ribelli arabi, e di questi con i curdi. L'unità d'azione tra i combattenti YPG curdi e ESL (esercito siriano libero), avvenuta a Kobane e Tal Abyad ci ha mostrato il cammino.

Nel cuore della battaglia contro il regime e i suoi alleati, l'Isis e l'imperialismo è fondamentale forgiare una direzione rivoluzionaria che sappia orientare la lotta verso un programma operaio, socialista ed internazionalista.

Fuori dalla Siria, il grande compito è quello di organizzare la solidarietà attiva e chiedere ai rispettivi governi non solo di rompere ogni relazione diplomatica e commerciale con Al Assad, ma anche di inviare armi, pesanti, medicinali e ogni tipo di approvvigionamento alle truppe ribelli. In Russia si devono chiamare le masse a rifiutare l'intervento di Putin sul suolo siriano.

La solidarietà con la rivoluzione siriana è urgente. Un fermo e deciso sostegno delle organizzazioni operaie, socialdemocratiche e naturalmente di tutti i partiti della sinistra, può certamente far pendere la bilancia a favore delle masse siriane. Questo deve essere il nostro compito inmediato.

 

Per la sconfitta di Assad, della Russia, dell'imperialismo e dell'Isis!

No ai bombardamenti Russi e statunitensi!

No alle unità speciali Usa sul suolo siriano!

No al patto controrivoluzionario per una soluzione negoziata in Siria!

Per la vittoria delle forze ribelli

 

 

Note

[1] http://noticias.lainformacion.com/politica/cumbre/kerry-llama-a-lavrov-para-coordinar-las-acciones-militares-en-siria_CCZMfF0Nw9NyymMCT1kY7/; http://www.voanoticias.com/media/video/estadosunidos-rusia-siria-bombardeos-/2987836.html

[2] http://www.elmundo.es/internacional/2015/10/17/5621d2e946163fd80a8b45e6.html

[3] http://www.europapress.es/internacional/noticia-siria-kerry-dice-ahora-salida-assad-no-tiene-ser-inmediata-negociada-20150919144006.html

[4] http://br.sputniknews.com/mundo/20150923/2215074/Merkel-Assad-negociacao-Siria.html#ixzz3pu5k08Bc

[5] http://www.diariobae.com/notas/100770-el-ei-llamo-a-los-musulmanes-del-mundo-entero-a-la-guerra-santa-contra-rusia-y-ee-uu.html?print=print

[6] http://www.europapress.es/internacional/noticia-francia-renuncia-exigir-salida-assad-requisito-dialogo-paz-20150921232849.html

[7] http://www.abc.es/internacional/20150907/abci-margallo-assad-siria-iran-201509072025.html

 

 

* Dal sito della Lit-Quarta Internazionale: www.litci.org

 

(Traduzione dallo spagnolo di Massimiliano Dancelli)

 

 
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