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CREMONA No alla repressione delle lotte! PDF Stampa E-mail
sabato 11 aprile 2015

CREMONA

No alla repressione delle lotte!

Antifascismo e anticapitalismo non si processano!

 

LIBERTA’ PER I COMPAGNI ARRESTATI !

L’ordine regna a Cremona!

All’alba di venerdì 10 aprile la squadra mobile di Cremona, su mandato del Pubblico Ministero Di Martino, ha effettuato una serie di arresti tra i militanti del Centro Sociale Dordoni e i neo fascisti di Casa Pound, con riferimento agli eventi dello scorso 18 gennaio, quando le squadracce di Casa Pound hanno ridotto in fin di vita un compagno del Centro Sociale.
Due membri di Casa Pound sono stati condotti in carcere con l’accusa di tentato omicidio. Stessa sorte, con accuse differenti, per due militanti del Dordoni. Gli altri, più o meno equamente divisi, sono agli arresti domiciliari.

Nella conferenza stampa effettuata nei locali della Questura, Pubblico Ministero, Questore e Capo della squadra mobile hanno argomentato una ricostruzione dei fatti a dir poco spudorata.

Secondo questa ricostruzione sarebbero stati i compagni del Dordoni ad aggredire i militanti di Casa Pound in un bar vicino alla loro sede. Questi ultimi, secondo i “tutori dell’ordine”, si sarebbero in sostanza difesi, anche se hanno dovuto ammettere di aver ecceduto, dato che un compagno è stato ridotto in fin di vita.

Il Pm ha precisato di aver ricostruito l’accaduto “senza preconcetti e senza pregiudizi”.

Negli anni sbirri e ermellini da guardia hanno ampiamente dimostrato la loro assenza di pregiudizi: a Genova nel 2001 quando hanno prodotto prove false per giustificare la “macelleria messicana” alla Diaz, o più di recente quando è stato inventato il reato di “terrorismo” per colpire i militanti del movimento No Tav della Val di Susa. Ma le menzogne hanno le gambe corte e un video della Polizia, postato su diversi siti web, che dovrebbe sostenere la tesi dell’accusa, non conferma invece nemmeno una virgola la vergognosa ricostruzione dei fatti.

In realtà gli arresti di oggi sono, per il momento, l’ultimo tassello di una politica di caccia alle streghe e di terrore poliziesco che pervade Cremona da due mesi a questa parte.

Dopo l’imponente manifestazione antifascista del 24 gennaio scorso, la canea reazionaria si è scatenata, usando strumentalmente i disordini che si sono verificati quel pomeriggio, e che abbiamo analizzato sul nostro sito (http://www.alternativacomunista.it/content/view/2109/51/).

Stampa locale, sindacati, partiti di centro destra e centro sinistra, associazioni di categoria dei commercianti, e da ultimo anche il Vescovo, hanno chiesto misure durissime e l’uso del pugno di ferro contro i militanti della sinistra radicale in città. Si è addirittura mosso il sottosegretario del Governo, Pizzetti, che, anziché preoccuparsi del disastro sociale che sta compiendo il premier Renzi, o della solidarietà che questi ha espresso all’organizzatore delle torture alla Diaz, l’ex capo della polizia De Gennaro, ha chiesto a gran voce il ricorso alla legge e all’ordine

Chiusura dei due centri sociali, Kavarna e Dordoni, arresto di chi si è reso colpevole di aver “devastato la città” (in realtà qualche vetrina e qualche bancomat di banche e assicurazioni), questo è stato il refrain delle ultime settimane.

La risposta non è tardata. Prima l’arresto di due compagni del Kavarna, poi la condanna a 10 giorni di carcere sempre per alcuni compagni del Kavarna per alcune scritte sui muri e per un presidio non autorizzato contro Casa Pound (fatti che risalgono a parecchio tempo fa). Ora gli arresti di questa mattina. I compagni arrestati sono attivi non solo nella lotta antifascista, ma hanno anche, insieme con noi, organizzato le mobilitazioni per il diritto alla casa, e alcuni di loro sono militanti di sindacati di base: insieme abbiamo partecipato a innumerevoli presidi e picchetti davanti ai poli della logistica, veri e propri simboli dello sfruttamento più brutale.

Davanti a quest’escalation della repressione, nel tentativo di distruggere quei soggetti che in città cercano di rappresentare le esigenze degli strati più deboli e sfruttati, sorge spontanea una domanda: perché proprio oggi e perché proprio a Cremona?

 

Un piano nazionale: i manganelli e le manette contro chi lotta

Crediamo che gli arresti rispondano ad un disegno nazionale e anche allo specifico locale.
Se è vero che la crisi economica nel Paese si fa sempre più dura, e che la stagione di “relativo benessere”, che c’era prima del 2007, non tornerà più, è vero che con essa è finita anche la stagione della, seppur molto relativa, pace sociale. Milioni di lavoratori, studenti, donne, immigrati, non accettano di vedere peggiorare, giorno dopo giorno, il loro già misero livello di vita, quindi protestano, scioperano, lottano contro un destino che non vogliono sia ineluttabile.

Governo, padroni e apparati repressivi sono consapevoli che, se oggi le proteste sono ancora a livello embrionale, un’esplosione sociale di massa, come si è avuta in Grecia, in Brasile, nel Nord Africa e nel Medio Oriente, non rappresenta solo una vaga ipotesi. Ecco, quindi, la volontà di reprimere sul nascere ogni focolaio di ribellione. Gli arresti di Cremona, insieme alle manganellate agli operai dell’Ast di Terni, agli arresti in Val di Susa, o alla repressione dei lavoratori, in maggioranza immigrati, delle cooperative della logistica, sono parte di questo copione.

 

Un mito da sfatare: Cremona città pacifica e solidale

C’è anche uno specifico locale. Secondo uno studio apparso qualche giorno fa sulla stampa nazionale, Cremona è al secondo posto, tra le città in Italia, dove il disagio sociale è maggiore, dove l’integrazione è più complicata e il rischio di esplosioni sociali elevato. Stiamo parlando non di una grande metropoli, ma di una piccola città di settantamila abitanti. L’immagine di una comunità tranquilla, coesa, città della musica, dei violini e delle passeggiate sulle rive del Po, rischia seriamente di essere travolta dalla realtà, una realtà all’insegna di sfratti, bassi salari, alta disoccupazione, devastazione ambientale. Quindi, anche in questo caso, si cerca di spegnere l’incendio prima che possa divampare.

 

Dal Pd al Centro-destra, dalla Cgil alla Fiom, da Sel a Rifondazione: l’unione sacra contro chi lotta

Altro tema importante è quello delle reazioni politiche nei confronti di questa situazione. Se non stupisce che l’establishment locale si sia schierato a difesa dell’ordine e del quieto vivere, non così si può dire per quelle forze che, a parole, si schierano nel campo della sinistra.
La Cgil locale dopo aver condannato l’aggressione del 10 gennaio, è prontamente tornata nello schieramento dei “manganelli democratici”, condannando la manifestazione del 24 e sostenendo la tesi degli opposti estremismi. Più scandaloso è l’ormai prolungato, assordante silenzio, prima imbarazzato ma oramai complice della repressione, della cosiddetta coalizione sociale: non una parola dalla Fiom, da Sel e da Rifondazione. Questi ultimi due partiti sostengono la giunta cittadina a guida Pd, Sel ha anche un assessore, e ultimamente ha votato un ordine del giorno in cui si chiede lo sfratto del Kavarna e Dordoni, che utilizzano spazi del Comune. Si potrebbe pensare ad un silenzio dovuto alla pochezza dei dirigenti locali di Fiom, Sel e Rifondazione, propensi a salvaguardare il loro misero orticello, ma la rilevanza nazionale che hanno avuto i fatti accaduti in città negli ultimi due mesi avrebbe richiesto almeno una parola dai leader, di solito molto prolifici nel rilasciare dichiarazioni. Invece nulla, a dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, di come la coalizione sociale lanciata da Landini, se mai nascerà, sarà l’ennesima truffa ai danni dei lavoratori, perché quando sarà necessario prendere posizione, schierarsi da una parte o dall’altra della barricata del conflitto sociale, questi signori staranno, inevitabilmente, contro quei soggetti (i lavoratori, gli sfrattati, chi lotta contro questo sistema ingiusto) che a parole dicono di voler rappresentare.

 

Le lotte non si arrestano

Il Pdac, a livello locale e nazionale, non ha dubbi. Pur avendo criticato il modo sconsiderato in cui è stata gestita, in alcuni momenti, la manifestazione del 24 gennaio, sappiamo senza dubbio da che parte della barricata schierarci: la barricata di chi non accetta che il proprio futuro sia fatto di sfruttamento, miseria, razzismo, maschilismo.
La nostra intransigenza, la nostra voglia di lottare per un mondo diverso, un mondo in cui il profitto non sia la stella polare della vita delle persone, uscirà rafforzata da questi difficili momenti

A chi si rallegra che, grazie all’arresto dei compagni in lotta, l’ordine in città sarà finalmente ristabilito, rispondiamo con le parole di Rosa Luxemburg: “Stupidi sbirri, il vostro ordine è costruito sulla sabbia!”

 

PdAC sezione di Cremona

10 aprile 2015

 
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