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Lotta di classe o sponda istituzionale? PDF Stampa E-mail
lunedì 22 settembre 2014
Polemiche e confronti
Lotta di classe o sponda istituzionale?
Una riflessione sullo stato di salute della sinistra
 


 
di Mauro Buccheri

 

 

lotta di classe
 
(P. Bruegel, La parabola dei ciechi)
 

 

Abbiamo più volte rimarcato nelle nostre analisi come in Italia, contrariamente a quanto sta accadendo in vari altri Paesi, il conflitto sociale stenti a decollare. Certamente alcune lotte importanti si sono sviluppate in questi mesi, soprattutto al nord e nell'ambito del settore della logistica, ma in maniera frammentata e isolata. Un importante tentativo di unificazione delle vertenze in atto si sta realizzando con lo sviluppo del coordinamento delle lotte No Austerity, a cui anche il Pdac fornisce il proprio contributo, un coordinamento delle principali realtà in lotta che sta promuovendo delle importanti battaglie, a partire da quella fondamentale contro “l'accordo sulla rappresentanza sindacale”, scontrandosi – non senza importanti successi ad oggi – contro uno storico ostacolo: quello rappresentato dalle (macro e micro) burocrazie politiche e sindacali che come sempre cercano di impedire la convergenza dei fronti di lotta attorno a una piattaforma anticapitalista, mirando a depistarli nell'alveo della concertazione e del compromesso con le “istituzioni”.
 
Il movimento 5 stelle: “né destra né sinistra” ?
Un indicatore molto utile per tastare il polso alle sinistre politiche, sindacali e di movimento nostrane è rappresentato dal tipo di rapporto che queste intrattengono col Movimento 5 stelle dei miliardari Grillo e Casaleggio. Sin da subito nelle nostre analisi (1) abbiamo denunciato la pericolosità di questo progetto politico reazionario. Da marxisti, infatti, non possiamo fare a meno di considerare una forza politica in base al suo programma e alle sue classi sociali di riferimento. In tal senso, sebbene il M5s si definisca opportunisticamente “né di destra né di sinistra” (per raccattare voti a destra e a manca), consideriamo il grillismo un fenomeno populista di destra, verità che ogni giorno affiora in maniera sempre più evidente, e che ad un'attenta analisi poteva emergere chiaramente molto prima del recente matrimonio europeo di Grillo con l'Ukip di Farage e altre forze destrorse nazionaliste del continente.
Grillo e i suoi seguaci si sono sempre limitati a strillare contro la “casta” politica senza mettere in discussione neppure vagamente il sistema economico vigente e la proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio (al contrario, a proposito della vicenda Electrolux, Grillo ha espresso solidarietà verso i padroni che delocalizzano!); non si sono mai posti chiaramente su posizioni antifasciste, arrivando anzi a sdoganare il “fascismo delle origini”, come nel caso della Lombardi, e ad aprire le porte alle forze di estrema destra; hanno espresso posizioni ambigue, quando non apertamente razziste, verso i migranti (2); hanno celebrato la “legalità” borghese, e civettato con la polizia e la magistratura, cioè coi principali apparati di repressione dello Stato borghese; hanno avanzato proposte reazionarie come quella, in ambito scolastico, sulla “abolizione del valore legale del titolo di studio” (in linea col programma berlusconiano).
Si tratta insomma dell'ennesimo movimento piccolo-borghese che si affaccia alla ribalta della storia dell'Italia repubblicana e che cerca di capitalizzare il crescente malcontento popolare a furia di slogan. Operazione che finora ha portato buoni risultati al M5s (al di là della recente flessione, rimane il secondo partito in Italia in termini di consensi elettorali) grazie a un diffuso torpore della coscienza storico-politica e alla disillusione delle masse popolari verso una “sinistra” che ne ha tradito le rivendicazioni, preferendo collaborare col padronato in cambio di poltrone e privilegi. Fausto Bertinotti, di cui in questi giorni leggiamo l'abiura anche formale del “comunismo” - quella sostanziale c'è sempre stata - ne è un ottimo esempio.
 
Un importante indicatore: i rapporti delle “sinistre” col grillismo
Ebbene, davanti alla grande avanzata in termini di consensi elettorali del M5s, qual è stato l'atteggiamento della sinistra politica, sindacale e di movimento? Anche in questo caso, non senza un pizzico di stupore, ci siamo trovati ad essere piuttosto soli nell'avanzare un'analisi e una pratica politica di classe.
Rifondazione, attraverso il suo segretario Paolo Ferrero, ha aperto a Beppe Grillo, riscontrando un'ampia convergenza politica col movimento del comico reazionario, salvo poi prenderne le distanze dopo che la sua richiesta di “collaborazione” era stata rispedita al mittente (3). Stesso atteggiamento opportunista, dettato da logiche meramente elettoraliste, che ha spinto a suo tempo il Prc a bussare anche alla porta del Pd (con cui peraltro collabora in diverse giunte a livello locale), prima di essere scaricato.
Non è mancato chi a “sinistra” ha invitato a “votare e far votare” il Movimento 5 stelle, mentre alcuni, come i neostalinisti del giornale online Contropiano, si sono rifiutati di prendere posizione nettamente, oscillando fra incontri coi parlamentari grillini (4) e impresentabili difese d'ufficio. Ci riferiamo in particolare a un recente articolo di Sergio Cararo, della segreteria nazionale della Rete dei comunisti, che in spregio alla logica di classe (e chiamando in causa a suo supporto persino Andreotti!) si è arrampicato sugli specchi nel tentativo di difendere dagli attacchi di alcuni settori borghesi il parlamentare grillino Di Battista, autore dell'ennesima sparata colossale (5). In un testo delirante, infatti, quest'ultimo ha presentato i tagliagole dell'Isis come una forza in qualche modo progressista e antiimperialista con la quale sarebbe necessario interloquire. Come se il progresso sociale piuttosto che dall'abbattimento del sistema economico disumano in cui viviamo potesse passare dall'interlocuzione fra le forze borghesi nostrane (che massacrano le masse popolari occidentali) e quelle fondamentaliste islamiche (che massacrano le masse popolari in medio oriente)! E' molto eloquente che Contropiano abbia difeso l'analisi interclassista del grillino, ma non ci meravigliamo: trattasi dello stesso gruppo, la Rete dei comunisti, che in questi anni è andato a rimorchio del comitato No debito neokeynesiano di Cremaschi e che adesso appoggia l'ennesimo calderone “anticapitalista”, Ross@, un progetto che sembra morto prima di nascere (6).
Del resto, l'ambiguità della Rete dei comunisti rispetto al grillismo va di pari passo (ed è spiegabile) con quella tenuta verso il M5s dall'Usb, sindacato che la rete dei comunisti dirige dietro le quinte spesso a insaputa dei suoi stessi attivisti, e che ha concepito sino a oggi il M5s come utile sponda istituzionale (anche qui non c'è da meravigliarsi, dato l'atteggiamento remissivo e collaborativo dimostrato da Usb anche verso personaggi che, al contrario di Grillo, nemmeno provano a definirsi “antisistema”! 7). Ecco perché, davanti a una forza reazionaria in ascesa che è arrivata ad attaccare genericamente il “sindacato” (8), Usb non ne ha mai denunciato agli occhi dei lavoratori la natura filopadronale, limitandosi, in seguito all'attacco di Grillo, a rassicurare il comico reazionario: anche “Usb sta nelle piazze a combattere il sistema contro cui ti stai scagliando” (9). Insomma, una piena legittimazione del grillismo come forza “antisistema”, coerentemente con una pratica sempre più subordinata alle logiche istituzionali: non è casuale ad esempio se rispetto al terribile attacco padronale rappresentato dall'accordo sulla rappresentanza, Usb si sia limitata ad affidarsi alla magistratura borghese anziché mobilitare la propria base in funzione di azioni realmente conflittuali.
Si tratta dello stesso atteggiamento di sponda, quando non di palese propaganda politica filogrillina, tenuto anche dalle direzioni di altre organizzazioni sindacali “di base” nonché da movimenti e centri sociali, come può facilmente constatare qualsiasi attento osservatore. Altamente esemplificativa, a tal proposito, l'assenza di una chiara presa di posizione di classe in merito (e al contrario, le apologie e gli incontri con rappresentanti istituzionali grillini) da parte di gruppi autonomi riconducibili all'area di “Autonomia Contropotere” (Infoaut), coerentemente col “principio” campista, secondo cui chi dice di essere nemico del mio nemico è mio amico (e pertanto va a difeso). E per loro evidentemente il nemico è rappresentato soltanto dai partiti di governo, non dalla classe sociale che dirige quei partiti così come quelli della cosiddetta “opposizione” parlamentare! Un modo di fare che contribuisce a confondere ancora di più i giovani che si avvicinano ai centri sociali infatuati dall'infantile antipartitismo di principio e dall'apparente radicalismo, e a legittimare pubblicamente la falsa immagine “rivoluzionaria” dei cinque stelle.
 
Altri indicatori: elettoralismo, subalternità alle burocrazie sindacali
La situazione non è certo più rosea se analizziamo la pratica politica di forze che sostengono di richiamarsi al marxismo rivoluzionario e (sia pure a giorni alterni) al trotskismo, e che per questo rendono necessaria da parte nostra qualche considerazione. Ci rifermiamo in particolare al Pcl di Ferrando, una forza che il Pdac ha sempre definito centrista, nel senso di oscillante fra proclami rivoluzionari e una pratica spesso riformista. In realtà dovremmo forse aggiornare la nostra analisi perché, a parte qualche articolo di Ferrando, il Pcl ha ormai messo in soffitta anche le parole d'ordine rivoluzionarie e quel che resta è solo la pratica riformista, come si evince chiaramente anche da alcuni articoli presenti sul suo sito web nazionale e su quelli locali. Valga su tutti l'allucinante comunicato in bella mostra negli ultimi giorni sul sito nazionale (10) e relativo all'intervento di una sezione del Pcl a una “assemblea pubblica del Pd” (!), un articolo che – fra citazioni di normative borghesi e appelli all' “etica politica” - si risolve in una celebrazione della democrazia borghese, che per il Pcl “non è un valore aggiunto, ma un valore punto e basta!”. Una deriva inarrestabile quella del Pcl, che lo ha ormai escluso quasi completamente dalle lotte concrete e che lo porta a dedicarsi – con sempre maggiore fatica - soltanto alle elezioni (a quelle locali si presenta con programmi sempre più minimalisti, nella speranza di avere qualche voto in più - 11), e ad andare costantemente a rimorchio delle microburocrazie politico-sindacali (12).
Mentre in questi anni i compagni del Pdac subivano ostracismi di ogni sorta e venivano espulsi dall'Usb per aver fatto energiche battaglie interne contro il verticismo e le politiche di compromesso dei dirigenti di quel sindacato (episodi su cui il Pcl non ha mai espresso una parola di solidarietà), Ferrando è stato impegnato a formare – assieme a Usb, Rete dei comunisti e altri gruppi centristi - l'ormai collassato coordinamento No debito, un progetto calato dall'alto e costruito attorno alla figura di Giorgio Cremaschi, di cui il Pdac ha sin da subito denunciato i connotati neokeynesiani. Insomma, si è andati a braccetto con le burocrazie sindacali e ci si è tirati fuori dai coordinamenti promossi dai lavoratori in lotta (13).
La deriva del Pcl trova inquietanti riscontri anche nella politica internazionale di questo partito, che dopo avere sostenuto – in linea con le posizioni dei gruppi stalinisti - il referendum farsa in Crimea sulla base del “principio di autodeterminazione” (qualcuno rammenti ai dirigenti del Pcl la russificazione forzata operata in quella regione da Stalin e le condizioni di militarizzazione in cui si è svolto il referendum) si è spinto fino a pubblicizzare sul proprio sito web il “manifesto del Fronte Popolare per la Liberazione della Ucraina, Novorossia e Carpazi Rutenia” (14), un manifesto borghese redatto da un “fronte” diretto da forze fasciste alleate di Putin ! (15) Anche in politica estera, piuttosto che dire la verità, e contribuire così all'avanzamento della coscienza politica generale, i dirigenti del Pcl preferiscono abbassare il livello delle “analisi” per provare a intercettare più facilmente qualche consenso.
 
Unificare le vertenze intorno a una piattaforma anticapitalista, costruire il partito rivoluzionario
Se questo è il quadro generale, è quanto mai necessario lavorare oggi all'unificazione delle vertenze in corso, raccogliendole attorno a una piattaforma anticapitalista e a una prospettiva di classe, e liberandole dall'abbraccio mortale delle (macro e micro) burocrazie sindacali, interessate più a coltivare i propri orticelli e a preservare i propri grandi o piccoli privilegi piuttosto che alle ragioni dei lavoratori. I comunisti hanno il compito di dire la verità, perché solo la verità può favorire l'avanzamento delle coscienze politiche.
La verità è che il riscatto dei lavoratori, degli studenti, dei migranti, delle masse subalterne non passa certo dai palazzi o dall' “intercessione” delle forze borghesi (come il M5s) né dai giochi istituzionali delle burocrazie sindacali e dei loro reggicoda, ma dall'unificazione delle lotte contro il sistema capitalista. Per realizzare la convergenza delle lotte e per dirigerle contro il capitale, evitando di farle finire in pasto alle burocrazie politiche-sindacali e di farle arenare nelle secche della concertazione, è quantomai necessario costruire un'organizzazione politica rivoluzionaria internazionale e internazionalista.
Poiché abbiamo il senso delle proporzioni e comprendiamo bene l'enormità di questo compito, non ci illudiamo – al contrario di altri - di incarnare noi il partito rivoluzionario indispensabile ai lavoratori e alle masse oppresse. Riteniamo tuttavia come Lit e come Pdac, che della Lit è sezione italiana, di aver posto le solide basi di questa costruzione. Una costruzione che sta conoscendo attualmente sviluppo in decine di Paesi in diversi continenti, e che ha recentemente avviato la costruzione anche in Africa con la nascita della sezione del Senegal (la cui delegazione ha partecipato nei mesi scorsi all'XI congresso della Lit). Invitiamo i compagni che si riconoscono nel programma marxista rivoluzionario a confrontarsi con noi e a lavorare insieme alla costruzione dell'alternativa di sistema.

NOTE
1. Per un'analisi di classe del grillismo: http://www.alternativacomunista.it/content/view/1793/47/
2. Dal parlamentare Di Battista, secondo il quale i migranti vanno “aiutati a casa loro”, al guru Beppe Grillo, che in questi giorni ha evocato la “quarantena” che gli Stati Uniti riservavano agli immigrati italiani appena sbarcati, le posizioni grilline sul tema dell'immigrazione risultano quantomai convergenti con quelle della Lega nord, scavalcando a destra anche il Pd:  http://www.beppegrillo.it/2014/09/il_ritorno_delle_malattie_infettive_tbcnograzie.html
3. http://video.repubblica.it/politica/ferrero-pronto-a-collaborare-con-grillo/109448/107833
4. http://contropiano.org/archivio-news/archivio-news/in-breve/italia/item/15243; http://contropiano.org/articoli/item/25811
5. http://contropiano.org/articoli/item/25811
6. La nostra posizione su Ross@: http://www.alternativacomunista.it/content/view/1877/47/
7. Molto significativo, fra gli altri, questo comunicato ossequioso verso Enrico Letta, nel quale  l'Usb sottlinea la “sensibilità” del (ex) premier bildeberghiano: http://confederazione.usb.it/index.php?id=20&tx_ttnews[tt_news]=62579&cHash=46131474b2&MP=63-552
8. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/grillo-attacca-sindacati-eliminiamoli-sono-vecchi-come-partiti/473979/
9. http://puglia.usb.it/index.php?id=85&tx_ttnews[tt_news]=53146&cHash=96c57db8f3&MP=73-288
10. L'articolo da noi citato è questo: http://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=4013. E' possibile tuttavia, girando sui siti del Pcl, trovare parecchi altri articoli che legittimano la democrazia borghese. Un compagno che è recentemente uscito dal Pcl (in Toscana), ha riconosciuto la correttezza delle nostre analisi rispetto a questa forza centrista, denunciandone il tesseramento allargato, i militanti fantasma, il federalismo, l'“opportunismo menscevico”. E ci ha segnalato un articolo, pubblicato il 12 luglio sul blog del Pcl Pistoia, che poi alcuni giorni dopo – in seguito alle sue comprensibili proteste nei confronti dei vertici del partito – è stato rimosso. Si tratta di un articolo, intitolato “fascismo oggi”, in cui una militante del Pcl individua il mezzo “per resistere all'estremismo di destra” nella “legalità” (!) e nella “Costituzione”, di cui rimarca l'impostazione “palesemente antifascista”.
11. Esemplare il caso di Castiglion fiorentino, che il Pcl ha sbandierato come il proprio miglior risultato elettorale. Qui il Pcl si è presentato alle comunali con un programma indistinguibile da quello di una qualsiasi lista civica: si rivendicano l'esplicitazione dei “responsabili” del dissesto, il rispetto dei “diritti” delle persone, la “valorizzazione dei prodotti tipici locali”, “diritto allo studio per tutti i cittadini”, il ripristino del centro storico e delle frazioni, “iniziative culturali” di richiamo per il turismo, “forte controllo sul costo degli affitti”. Si veda: http://www.comune.castiglionfiorentino.ar.it/upload/file/PROGRAMMA%20PARTITO%20COMUNISTA%20LAVORATORI.pdf
12. Questo codismo di Ferrando e Grisolia a rimorchio delle burocrazie sindacali è stato denunciato pubblicamente persino dal loro alleato Jorge Altamira, leader del Partido Obrero argentino, uno dei quattro gruppi che compongono il fantomatico Crqi (Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale), coordinamento che ha recentemente riconosciuto di essere “collassato”, come si legge in una risoluzione interna pubblicata per sbaglio qualche mese fa sul sito del Pcl (http://www.alternativacomunista.it/content/view/1940/47/)
. Nel congresso del Po di un anno e mezzo fa Altamira, da anni in polemica col Pcl, ha dichiarato (traduzione dallo spagnolo e sottolineature nostre): "Il Pcl continua una politica che chiamerei di 'codismo negativo' (...) Non avanza la parola d'ordine 'abbasso il governo Monti' in modo sistematico, né fa appello ad appoggiare questa parola d'ordine rivendicando un piano di scioperi, un piano di lotta, azioni dirette. Al contempo pratica [il Pcl, ndt] un codismo nei confronti della burocrazia dei metalmeccanici [il gruppo dirigente della Fiom, ndt] che ha rinunciato a sviluppare nei fatti una resistenza ai piani del governo, pur usando un linguaggio di opposizione e combattivo." Citato da: http://prensa.po.org.ar/blog/2012/07/22/informe-de-apertura/
o reperibile anche a questa pagina
13. Non è un caso che il Pcl non abbia aderito al coordinamento No austerity né alla rete del sindacalismo conflittuale internazionale.
14. Nel suddetto “manifesto” si fa riferimento a una "repubblica popolare" fondata sugli "interessi della nazione" (!), nella quale "il potere appartiene al popolo", è "consentita la proprietà privata" (!) - "a patto che avvantaggi le persone e il loro sviluppo"! Un manifesto che, a parte il Pcl, è stato pubblicato soltanto da alcuni blog di gruppi stalinisti come contropiano e stachanovblog http://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=3974
15. Sulla “repubblica popolare” sponsorizzata dal Pcl e da vari gruppi stalinisti, ci limitiamo a citare, tra le tante, questa analisi abbastanza eloquente: http://www.eastjournal.net/ucraina-altro-che-compagni-la-repubblica-di-donetsk-e-lombra-nera-di-aleksandr-dugin/46773
 
 
 
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