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Ministro Ferrero PDF Stampa E-mail
venerdì 08 settembre 2006

I MURI... SOLIDALI DI FERRERO  


di Susanna Sedusi (*)

Paolo Ferrero, ministro alla solidarietà sociale del Prc, incontrando a Padova i rappresentanti della Comunità Ebraica dichiara: "Oggi come ieri le minoranze ci sono e non bisogna costruire dei muri che le isolino. L'azione di fondo è il superamento del ghetto".   E fino a qui niente di nuovo. Quando poi un'ora dopo,  visita le palazzine del nuovo ghetto di Via Anelli, assurto alle cronache nazionali ormai da qualche tempo, svela la sua vera identità ammettendo che "il muro va bene come soluzione transitoria, nella prospettiva di abolire il ghetto". Il ministro cioè considera quel muro la migliore soluzione possibile... almeno per il momento (come confermerà anche nella sedicente "smentita" al Corriere della Sera).  Non c'è male per un ministro della "solidarietà sociale" che perdipiù si definisce "comunista".  

Nella successiva assemblea presso il palazzo del Municipio di Padova il ministro Ferrero si diffonde in dichiarazioni e buone intenzioni davanti ad una folta platea di rappresentanti delle comunità straniere nonché dei comitati cittadini di vario orientamento politico (da Razzismo Stop a Pax Christi ai Beati Costruttori di pace, ecc.)  

Egli sostiene l'operato dell'Amministrazione Comunale promettendo di trovare i 10 milioni di euro che servono alla giunta per svuotare il ghetto di Via Anelli salvo ammettere che la decisione definitiva spetta alla Conferenza delle Regioni che hanno competenza su queste materie (politiche sociali).  

Ma qualche promessa doveva pur farla!  

Subito dopo il ministro afferma di voler introdurre la possibilità del permesso di soggiorno per ricerca di lavoro e il passaggio di competenze sui permessi di soggiorno dalla Questura agli uffici anagrafe dei Comuni, di voler promuovere politiche di inclusione e di voler proporre una legge per ottenere la cittadinanza dopo 5 anni in Italia.  

Tutte belle promesse! Poi invece sulla questione molto immediata e concreta della chiusura dei CPT afferma candidamente di volerli chiudere ma di non sapere quando sarà possibile in quanto "non esiste in parlamento una maggioranza disposta a chiuderli".  

Ancora una volta Rifondazione dimostra di essere entrata nella stanza dei bottoni, di aver forse messo qualche bastone tra le ruote del carro governativo ma la realtà dei fatti  è che vengono tutti i giorni tradite le aspettative sincere e legittime di tutti i lavoratori e proletari che hanno lottato per chiudere i CPT e abbattere qualsiasi muro.

 
Fonti di documentazione: Il Mattino di Padova  del 4 sett. 2006, il Gazzettino del 4 sett. 2006  e il Corriere della Sera del 4 e 5 settembre.  

(*) Collettivo PC Rol di Padova

 

 
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