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11 e 12 aprile: due giornate di lotta contro il governo Renzi PDF Stampa E-mail
martedì 08 aprile 2014

11 e 12 aprile: due giornate di lotta

contro il governo Renzi

basta precarietà, basta sfratti!

 

di Fabiana Stefanoni

 

 

 
foto precari assunti subito
"Una menzogna ripetuta molte volte diventa una verità". Questa famigerata frase, che si suole riferire allo spietato nazista Goebbels, sembra aver ispirato anche il nuovo premier italiano, Matteo Renzi. Dal momento della sua nomina, la principale strategia utilizzata da Renzi è proprio quella della menzogna ripetuta all'infinito. La bugia è sempre la stessa, condita con salse diverse a seconda dell'occasione: il nuovo governo riuscirà a risollevare l'Italia dalla crisi economica in cui è sprofondato. Basta volerlo, ci spiega il giovane premier. Anzi, basta lui.
Ma come stanno veramente le cose?

 

Il quadro economico e sociale

 

Gli ultimi dati Istat fotografano una situazione sociale devastante. I disoccupati sono circa tre milioni e mezzo, per contare solo quelli che ancora percepiscono un sussidio e che sono iscritti agli uffici di collocamento. Se a questi si aggiungono le centinaia di migliaia di persone che hanno rinunciato a cercare un lavoro, si arriva a cifre spaventose. La disoccupazione giovanile è superiore al 42%, sempre stando ai dati ufficiali. Dopo la Grecia e Cipro, l'incremento di disoccupati in Italia è, percentualmente, quello più alto d'Europa.
Anche il nostro premier fanfarone ha dovuto ammetterlo: "è un dato sconvolgente". In realtà, non è un dato che stupisce. La crisi del capitalismo sta facendo sentire i suoi effetti su tutti i Paesi dell'Eurozona, ma in particolare sui cosiddetti Piigs, cioè sui Paesi considerati più a rischio e col debito pubblico più alto (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna). Tutti gli ultimi governi italiani, per rappresentare gli interessi del grande capitale, hanno portato avanti pesanti politiche di smantellamento dello stato sociale e d’attacco alla classe lavoratrice. E' prevedibile che nuove pesanti misure d’austerity siano in arrivo: Renzi e il suo governo ne saranno gli artefici.

L'affondo, probabilmente, arriverà dopo le elezioni europee, ma già ci sono chiari segnali della direzione in cui intende muoversi il nuovo governo. La scelta di Giuliano Poletti, presidente di Legacoop, come ministro del lavoro, parla da sola. Le cooperative oggi in Italia rappresentano la peggior forma di sfruttamento del lavoro: contratti privi delle minime tutele, salari da fame, ritmi di lavoro pesantissimi. Contemporaneamente, le coop sono utilizzate per smantellare e privatizzare i servizi pubblici (poiché sempre più servizi, un tempo di competenza dello Stato, sono appaltati a cooperative di privati). Non è un caso che le lotte più dure di questi mesi siano state animate proprio da lavoratori e lavoratrici delle cooperative: dai facchini della logistica alla recente lotta dei dipendenti di Coopservice dell'Università di Bologna (pagati poco più di tre euro l’ora!). E non è un caso che la riforma del lavoro che si annuncia - il cosiddetto "Job Act", che sarà lanciato il primo maggio, in sfregio alla festa dei lavoratori! - prevederà un'accelerazione sulla strada della precarizzazione e dello smantellamento dei diritti.

Tutto questo avviene mentre sulle spalle dei lavoratori pende la spada di Damocle del famigerato Accordo sulla rappresentanza siglato da Cgil, Cisl e Uil: un accordo che ha l'intento di espellere dalle rappresentanze sindacali e dalla contrattazione il sindacalismo conflittuale.

In un quadro sociale ed economico di questo tipo, che crea tutte le premesse per un'esplosione sociale, il parolaio Renzi sembra un po' l'ultima carta che la borghesia italiana intende giocarsi, con la complicità delle burocrazie sindacali di Cgil, Cisl e Uil, per imbonire le masse stremate dalla crisi. Ma se anche fosse vero che una bugia ripetuta molte volte diventa una verità, è altrettanto vero che le bugie hanno le gambe corte. Quando le illusioni fomentate da Renzi si riveleranno per quello che sono, i nodi arriveranno al pettine del governo.

 

Due giornate di lotta

 

L'11 e il 12 aprile sono due appuntamenti simbolicamente importanti. L'11 aprile è la giornata di sciopero dei precari della scuola. Uno sciopero richiesto dai comitati di lotta dei precari della scuola, che, dopo anni di pesanti attacchi (160 mila licenziamenti; scippo delle ferie; peggioramento delle condizioni di lavoro), hanno imparato a non fidarsi delle promesse dei governi padronali. "Giannini fa rima con Gelmini", recita il titolo del volantino dei comitati di lotta dei precari, con riferimento al nuovo ministro dell'Istruzione. E' il primo sciopero nazionale promosso da lavoratori precari, è il primo sciopero della scuola contro il governo Renzi (che vuole trasformare tutto il lavoro in precariato permanente e che si riempie la bocca di parole in difesa dell'istruzione): anche per questo è uno sciopero importante, che tutti i sindacati conflittuali avrebbero dovuto sostenere (mentre ad oggi sono arrivate solo le adesioni di Cub, Usi/Ait e Slai cobas).
Il giorno dopo, i movimenti e le associazioni per il diritto alla casa - che già scesero in piazza il 19 ottobre - sfileranno per le strade di Roma per rivendicare il diritto all'abitare. Un diritto che sta diventando un privilegio: i prezzi degli affitti sono sempre più alti e i salari sempre più bassi. La manifestazione vuole portare all'attenzione quella che ormai è una vera e propria emergenza: gli sfratti hanno raggiunto numeri esorbitanti e aumentano drammaticamente i numeri delle famiglie costrette a passare gli inverni senza riscaldamento ed elettricità.
Saremo in piazza l'11 con i precari della scuola e il 12 con i movimenti a difesa della casa, per dire no al governo Renzi, no all'accordo sulla rappresentanza, no agli sfratti. Saremo in piazza per rivendicare l'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari, la cancellazione dell'accordo sulla rappresentanza, l'esproprio delle grandi proprietà immobiliari e affitti che non vadano oltre il 10% dei salari. Saremo in piazza per rivendicare un governo operaio, che rappresenti le lotte e gli interessi dei lavoratori.

 

 

 

 

 
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