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ATESIA: IL PADRONE ORDINA, IL GOVERNO OBBEDISCE PDF Stampa E-mail
mercoledì 21 giugno 2006

di Leonardo Spinedi

 

Sul segno di classe del governo attuale non abbiamo mai avuto dubbi: denunciammo la sua natura filo-padronale, il suo fortissimo legame con gli interessi di industriali e banchieri, il suo programma di attacco ai diritti dei lavoratori e molto altro ancora da molto prima che nascesse.

 

 

Dal neo-ministro del lavoro Damiano (ex burocrate sindacale catapultato da Prodi su una poltrona ben più prestigiosa di quelle targate Cgil) non ci aspettiamo nulla: ha già dichiarato di non voler abrogare la legge 30 e le sue posizioni in materia di precarietà e legislazione sul lavoro sono sotto gli occhi di tutti.

 

 

Ci aspettavamo forse un po' più di tatto, non perché lo consideriamo un gentiluomo, ma perché è evidente che egli ha tutto l'interesse nel cercare di gabbare i lavoratori senza metterseli subito tutti contro; e invece, alla richiesta di incontro dei licenziati di Atesia in presidio sotto al ministero il 9 giugno, Damiano ha risposto mandando giù la polizia e sbattendo loro -letteralmente- la porta in faccia.

 

Al tentativo di entrare comunque nel ministero la polizia ha risposto con le maniere forti, così come altrettanto forti sono state le minacce di sgombero di fronte al blocco stradale. Negli stessi istanti il ministro, con un delirante comunicato, spiegava che il problema Atesia era già in discussione con i rappresentanti sindacali sconfessati dai lavoratori stessi.

 

Ringraziamo il ministro Damiano per averci fornito questa preziosissima dimostrazione pratica di cosa significhino parole come "concertazione" e "pace sociale" in una società divisa in classi: botte e fame per i lavoratori, profitti ed impunità per i padroni: sarà bene ricordare infatti come l'ispettorato del lavoro di Roma abbia già dichiarato illegittimi i contratti a progetto dei lavoratori di Atesia -una "piccola svista" per cui il padron Tripi, grande elettore della Margherita, difficilmente pagherà- e come per giunta i 400 licenziati siano stati accuratamente selezionati tra quelli politicamente e sindacalmente più attivi (si è trattato di fatto di un tentativo di annientamento del Collettivo Precariatesia e di tutti i lavoratori più presenti nei momenti di lotta).

 

La lotta dei precari Atesia contro le loro vergognose condizioni lavorative e per il reintegro immediato dei licenziati -a cui portiamo la nostra più attiva solidarietà- è la nostra, lavoreremo affinché la lotta contro queste politiche e contro questo governo di padroni e padroncini diventi la lotta di tutti i precari, per costruire insieme le condizioni per un'alternativa vera, l'alternativa dei lavoratori.

 

 

 

 

 
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