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Stati Uniti: le imponenti manifestazioni contro le leggi razziste PDF Stampa E-mail
mercoledì 10 maggio 2006
di Enrica Franco
 
Un Primo Maggio di lotta davvero inusuale quest'anno per gli Stati Uniti d'America: milioni di lavoratori sono scesi nelle strade delle principali città per protestare contro la proposta di legge Hr4437 o legge Sensenbrenner.
Il provvedimento, approvato in dicembre dalla Camera dei rappresentanti, renderebbe la clandestinità un reato grave e punirebbe pesantemente anche chi dà aiuto o lavoro ai clandestini. Inoltre la legge aumenterebbe le multe nei confronti di chi è senza documenti e darebbe il via alla costruzione, in stile israeliano, di oltre mille chilometri di muro sul confine tra Stati Uniti e Messico.
Sul provvedimento si è creata subito una frattura all'interno dello stesso Partito Repubblicano: alla componente xenofoba che ha proposto la legge si è contrapposta la parte maggiormente legata alle lobbies degli imprenditori, i quali sfruttano in maniera massiccia la manodopera ricattabile e a basso costo degli immigrati. Con loro si è schierata anche larga parte del partito democratico e lo stesso George Bush, il quale, tra l'altro, ha interesse a non perdere il voto degli ispanici, diventati ormai più numerosi degli afroamericani. In Commissione Giustizia i Democratici e parte dei Repubblicani avevano approvato una proposta alternativa, bocciata però successivamente dal Senato, la questione perciò rimane a tutt'oggi ancora aperta. La proposta alternativa, in sintesi, prevedeva il raddoppio dei permessi di soggiorno e l'acquisizione della cittadinanza dopo 11 anni e solo a determinate condizioni (dimostrando di avere un lavoro fisso, di conoscere la lingua inglese, di non essersi macchiati di reati e di aver sempre pagato multe e tasse). A favore di questa proposta si era schierata anche la Chiesa Cattolica, che conta tra gli immigrati ispanici i suoi maggiori seguaci.
Attualmente è in vigore una legge approvata nel 2004, prima delle elezioni presidenziali, che ricorda moltissimo la Bossi-Fini: in pratica per entrare negli Stati Uniti servirebbe un contratto di lavoro temporaneo, alla scadenza del quale ovviamente si torna a casa. La realtà è che intere catene di grandi magazzini, ristoranti, supermercati, ecc. si basano sul lavoro dei clandestini ed è quello che hanno voluto dimostrare i lavoratori con lo sciopero generale del Primo Maggio. Numerosissimi negozi e ristoranti, tra cui i tristemente noti Wal-Mart e McDonald's (che attraverso un comunicato stampa ha di fatto dato il suo appoggio alla proposta alternativa dei Democratici), oltre alla maggior parte delle fabbriche, sono rimasti chiusi.
Già alla fine di marzo, prima che la discussione riprendesse in Senato, i cosiddetti "latinos" hanno fatto sentire in massa la loro voce. Gli Stati Uniti hanno assistito alle più grandi dimostrazioni di piazza degli ultimi decenni, le manifestazioni sono proseguite numerose per tutto il mese di aprile. In centinaia di migliaia hanno manifestato a Los Angeles, Chicago, Washington, New York, ma la dimostrazione più spettacolare si è avuta sicuramente il Primo Maggio, giornata che negli Stati Uniti non è festeggiata nemmeno dalla cosiddetta "sinistra". Non a caso gli immigrati hanno scelto questa data simbolo e hanno paralizzato l'intero Paese con uno sciopero generale destinato a passare alla storia come uno dei più imponenti avvenuti negli Stati Uniti. I vari comitati di immigrati sorti in questa circostanza non puntano naturalmente al solo ritiro della legge Sensenbrenner (che probabilmente avverrà, vista l'avversione delle lobbies), ma sperano di costruire il più grande movimento di diritti civili dopo quello degli afroamericani degli anni Sessanta. I milioni di scioperanti chiedono la possibilità di accedere alle cure sanitarie, di godere dei più basilari diritti sindacali (come la possibilità di avere un salario adeguato o di poter godere delle ferie), chiedono in definitiva di poter ottenere il pieno diritto alla cittadinanza.
E' evidente come senza una direzione coerentemente marxista, che guidi questa lotta e la colleghi alle diverse rivendicazioni di tutti i proletari nordamericani e del resto del mondo, sia probabile che ci si fermi all'abolizione della legge attualmente contestata, ma i grandi movimenti degli ultimi anni fanno sperare che anche nel cuore della maggiore superpotenza mondiale qualcosa stia cambiando e che anche lì, dove sarebbe particolarmente significativo, possa nascere un nuovo partito dei lavoratori.
 
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