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di Enrico Pellegrini "Se nella mia vita avessi scelto un'altra strada, oggi potrei passeggiare nei viali della città di Chicago [..] ma ho scelto la mia strada e oggi sto qui sul patibolo, questo é il mio delitto. Sono stato infedele e traditore verso le ingiustizie e le infamie dell'odierna società capitalistica. Se per voi questo è un delitto, confesso di essere colpevole". Con questa dichiarazione lucida, lineare e coerente Albert R.Parsons, uno dei leader del movimento operaio americano, affrontava il processo che lo avrebbe condotto alla morte per impiccagione nel lontano maggio del 1886 a Chicago.
La sua colpa, assieme ad altre figure, divenute assai popolari per il ruolo che rivestirono in quel periodo (A.Spies, Louis.Lingg, Michael Schwab, George Engel, Adolf Fischer, Samuel Fielden) era quella di avere tenacemente lottato a fianco della classe operaia americana, di cui ne faceva parte, per migliorarne le condizioni di vita e di lavoro, combattendo nell'ultimo scorcio della sua vita a favore della riduzione dell'orario lavorativo. A ridosso della celebrazione del 1° maggio, credo sia giusto e doveroso ricordare il coraggio e l'abnegazione con cui tali lotte vennero condotte, alla luce di ciò che oggi questa ricorrenza oramai quasi scontata suscita ed evoca nonostante tutto. Non descriverò minuziosamente i fatti ed i motivi per cui in seguito ai tumulti creati ad arte dalla polizia di Chicago ad Haymarket Square nel 1886, vennero incolpati poco più della mezza dozzina di compagni già citati, ma mi preme sottolineare come la data del 1° maggio, si può dire, nasca ufficialmente proprio in quell'anno e si identifichi con la richiesta semplice, netta e precisa delle 8 ore di lavoro per tutti. Gli slogan dell'epoca recitavano: "8 ore per lavorare, 8 ore per dormire, 8 ore per educarsi" e tra difficoltà e sacrifici immensi, questo semplicissimo programma riuscì addirittura ad imporsi internazionalmente all'interno della classe operaia mondiale. Il contesto politico-economico generale era assai diverso rispetto all'odierno: i lavoratori australiani a dire la verità avevano già conquistato la riduzione dell'orario lavorativo; in Inghilterra la classe operaia inglese l'aveva ottenuta ancor prima (10 ore) non senza lotte e sacrifici con una legge del 1847, e negli Stati Uniti la borghesia nord-americana l'aveva abrogata in seguito alla crisi economica del 1873, dopo che grandi scioperi e manifestazioni di massa l'avevano imposta in diversi stati dell'unione nel 1868. La lotta per le otto ore di lavoro e la data del 1° maggio sono, quindi, passate nella storia dell'intero movimento operaio mondiale come un risultato acquisito dall'intera classe operaia internazionale sul piano generale della lotta di classe. Quando una richiesta di tale portata viene fatta avanzare come obiettivo generale di tutto il mondo del lavoro è evidente che lo scontro si pone sul piano oggettivo, sociale e, quindi, avanza in relazione alla crescita ed alla forza che l'intera classe operaia acquista come classe di per sé e non più come classe in sé, subordinata ai dettami del sistema capitalistico. Si sviluppa, quindi, non come scontro soggettivo privato tra lavoratori di un settore, di un'azienda, di un territorio, ma come movimento reale che si rende cosciente e vincola ai propri bisogni le istanze del profitto. Per questo, fin dall'inizio, le repressioni furono feroci negli U.S.A., in cui una borghesia forte, audace ed aggressiva, dopo la parentesi della guerra civile(1861-65), non voleva conoscere ostacoli alla propria crescita ed espansione ormai dilagante anche nel sud "liberato" di recente dal giogo della schiavitù agricola. In quell'epoca, la lotta avrà come bandiera il periodico "The Alarm" diretto dal già citato Albert Parsons dirigente sindacale e segretario della Lega di Chicago per le otto ore e, a fianco di questi, il giovanissimo August Spies che di fronte allo stesso Tribunale di cui si parlava all'inizio di quest'articolo, dichiarò: "noi abbiamo spiegato al popolo la sua situazione sociale, le leggi che sono alla base dei fenomeni sociali, i mezzi d'indagine scientifica [..]la mia difesa è la vostra accusa. I miei crimini sono la vostra storia!" Sono certamente parole che scaldano gli animi oggi ancora come allora, ed accendono entusiasmo e passione da condurre in un'unica direzione: la difesa intransigente delle condizioni di lavoro contro l'intero sistema capitalistico in cui introiettare questi semplici sprazzi di cultura proletaria, aventi forte valore storico che prescindono da qualunque analisi politica contingente in cui vanno fatti emergere. La cultura sociale, oggi resa obnubilata e mistificata da schemi, tradizioni, ideologie della classe dominante, rende comunque omaggio a tale data, glorificandola ed innalzandola come giorno da dedicare al meritato riposo in famiglia e riponendola nel contempo nei vari cimeli della storia passata. Di fatto,però, svilendola dei suoi contenuti rivoluzionari ed antisistema l'ha ridotta ad una domenica in più nel corso dell'anno e, facendola troppe volte passare come un momento inutile ormai legato al fatto che le tecnologie sofisticate dell'oggi hanno alleviato fatiche e sudori dei lavoratori, ne nasconde il messaggio sostanzialmente sempre rivoluzionario e per lei pericoloso. Una data storica dunque, un giorno non da ricordare come semplice festa, ma da rievocare con iniziative e manifestazioni in cui emerga con forza, oggi più che mai, l'enorme contraddizione di un sistema che troppe volte espelle dai cicli produttivi centinaia di migliaia di lavoratori mentre spreme i rimasti con ritmi di lavoro forsennati. E' questo il progresso trionfante? E' questa la civiltà superiore? Questo il modello da esportare e farci invidiare nella storia? Oggi come allora, da parte nostra questo primo maggio, questo nostro primo maggio deve intendersi come una vera festa dei lavoratori contro l'opportunismo trionfante; un momento in cui cercare di far esplodere, ulteriormente, in ogni conflitto sociale, l'enorme tensione esistente tra capitale e lavoro e che, soprattutto, faccia comprendere a milioni di lavoratori l'enorme forza di cui essi stessi, troppe volte inconsapevolmente dispongono. Di questi tempi, una forza che vede nell'ennesimo tentativo di un nuovo governo liberale e borghese, la dimostrazione di come siano così distanti certe pratiche politiche da un effettivo dispiegamento delle sue energie e potenzialità. Questo nuovo governo, in cui confluiscono, per l'ennesima volta, a mò di ricorso storico, pezzi alquanto variopinti di apparati socialdemocratici (Rizzo, Mussi, Diliberto, Bertinotti, Folena ecc) rappresenta, in effetti, una riedizione, in senso caricaturale, di ciò che Marx osava definire nella sua sostanza come un insieme di passaggi legati al cosiddetto "cretinismo" parlamentare e che dunque si ripresenta oggi in termini riveduti e corretti ma con il medesimo scopo di contenere e di frenare le lotte; costante politico-programmatica di tutti questi signori "impegnati" nei vari Ministeri borghesi. Alla luce degli insegnamenti passati e coerentemente con la nostra storia marxista rivoluzionaria, nello spirito di questo primo maggio, al futuro Governo Prodi garantiremo un opposizione dura, irresoluta ed assolutamente intransigente. Un'opposizione che non si ponga come traguardo raggiungibile mediazioni di alcun genere (impossibili all'interno delle compatibilità del sistema capitalistico imposte dai vari Montezemolo di turno) ma che, individuando determinati obiettivi transitori, mantenga viva la prospettiva della trasformazione socialista dell'intera società. W i lavoratori!
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