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Sul movimento
dei Forconi
SERVE UN'EGEMONIA OPERAIA
NELLE
LOTTE CONTRO IL GOVERNO
Fuori i fascisti dalle
mobilitazioni!
di Michele Rizzi e Francesco
Ricci
Da alcune settimane un movimento
di protesta e di lotta sta bloccando tutta la Sicilia e si sta espandendo anche
nelle altre regioni italiane, a partire da quelle meridionali. Si tratta del
movimento denominato dei “forconi”, guidato dagli autotrasportatori (a cui si
sono aggiunti i pescatori che ieri hanno manifestato a Roma). Le loro
rivendicazioni immediate riguardano la riduzione dell'accise sul carburante,
notevolmente aumentata negli ultimi mesi con la manovra del governo Monti, e la
riduzione dei costi dei pedaggi autostradali, anch'essi aumentati
vertiginosamente. Ma più in generale questo movimento esprime il malessere della
piccola borghesia, colpita e impoverita dalla crisi del capitalismo che scarica
anche su una parte delle "classi medie" i costi sociali. Questo movimento si
ribella contro il governo Monti bloccando strade ed autostrade e impedendo
l'approvvigionamento di carburante e merci.
Il governo Monti, incaricato dal
capitalismo italiano di tentare di salvarlo da una bancarotta pari a quella
greca, sta continuando e con più vigore, l'opera di attacco rivolta
prioritariamente contro i lavoratori ma che non risparmia appunto nemmeno la
piccola borghesia, come commercianti, tassisti, lavoratori autonomi, attraverso
misure liberiste (le cosiddette liberalizzazioni) e l'aumento dei prezzi. Da qui
è scoccata la scintilla che ha portato i cosiddetti forconi in
piazza.
La storia insegna: cacciare i fascisti dal fronte di
lotta!
Su vari siti e giornali circolano notizie circa
l'infiltrazione dei fascisti in questo movimento. La notizia è vera ma non va
assolutizzata. Nel senso che in una situazione simile, con una mobilitazione di
massa della piccola borghesia, Forza Nuova ritiene, a ragione, di poter trovare
in questo movimento l'ambito ideale per svilupparsi. Ad oggi però in realtà non
vi è ancora una reale egemonia di Forza Nuova sul movimento: anche
se è indubbio che Fn sta svolgendo un ruolo, conquistando alcune situazioni
e ha dalla sua diversi autoproclamati leader della protesta (ad es. Martino
Morsello, che ha partecipato anche al congresso nazionale dei fascisti).
In
questa fase di profonda crisi del capitalismo, si nota un forte attivismo di
formazioni neofasciste come la stessa Forza Nuova, Casapound, ecc., che puntano
a far presa sulla piccola borghesia impoverita e sul sottoproletariato
giovanile, facendo leva su parole d'ordine reazionarie e populiste come la
“lotta contro l'Ue per la difesa del capitalismo nazionale, contro l'euro, le
banche europee, contro l'importazione di merci e contro gli immigrati”.
Anche se non egemonizzano ad oggi il movimento, certamente i
fascisti puntano a svolgere un ruolo di direzione. Ciò che ricorda in
maniera netta altri momenti storici. La nascita del partito fascista in Italia e
in Germania fu dovuta essenzialmente ad una crisi economica del sistema
capitalista, ad una conseguente crisi del sistema politico della democrazia
borghese, ad un impoverimento della piccola borghesia che, assieme a fasce di
sottoproletariato urbano, crearono la base di partenza degli stessi partiti
fascisti. I fascisti seppero egemonizzare la piccola borghesia impoverita e
attirarono anche settori dello stesso movimento operaio, dopo averne distrutto
le organizzazioni politiche e sindacali. Ciò fu reso possibile dalla assenza (o
meglio dalla nascita tardiva) del partito comunista in Italia nonché dalla
politica folle e criminale ("socialfascismo") degli stalinisti in Germania che,
come denunciò per tempo Trotsky, aprì le porte a Hitler.
Compito dei
rivoluzionari, insisteva Trotsky, non è (a differenza di quanto fanno oggi
alcune organizzazioni che pure si definiscono per qualche motivo
trotskiste) ignorare la protesta della piccola borghesia impoverita, ma
lavorare perché sia il movimento operaio a egemonizzarla, sulla base di un
programma rivoluzionario, che traini anche parti delle classi medie contro la
grande borghesia. Come scrive Trotsky nel Programma di transizione:
"l'avanguardia operaia deve imparare a dare risposte chiare e concrete alle
richieste dei suoi futuri alleati", per questo è necessario avanzare un
programma di rivendicazioni per gli strati più sfruttati della piccola borghesia
urbana e rurale, per porla sotto l'egemonia del proletariato nella lotta contro
la grande borghesia e contro tutti gli sfruttatori, includendo tra questi ultimi
anche settori delle "classi medie".
Si tratta cioè di contendere ai
fascisti l'egemonia su settori di piccola borghesia: dimostrando che i fascisti,
che a parole presentano un programma in apparenza "anti-capitalistico" (dal
versante reazionario), in realtà in caso di ulteriore peggioramento della crisi
si tradurranno nei migliori alleati del grande capitale che (così è sempre stato
storicamente), quando ritiene di non potersi più basare soltanto sul suo Stato e
i suoi corpi repressivi, arruola i fascisti per scagliarli contro le lotte dei
lavoratori e le loro organizzazioni e apre la via perché i fascisti realizzino
non il loro programma demagogico ma il programma borghese, che è al contempo
contro gli operai ma anche contro gli stessi settori inferiori delle "classi
medie".
La situazione attuale: alcune avvisaglie di un grosso
rischio
In Italia, a differenza degli altri Paesi europei,
non c'è stata ancora in questi anni la crescita di un forte partito di
matrice fascista, questo anche per la presenza della Lega Nord che ha da sempre
rappresentato quelle fasce di piccola borghesia. Ma adesso, anche in virtù della
delusione nei confronti di un'azione governativa che la Lega ha sempre promesso
essere fulcro di liberazione e sviluppo per la piccola borghesia del Nord
attraverso la bandiera del federalismo, si liberano energie che potrebbero
essere assorbite dalle formazioni di estrema destra, non a caso particolarmente
attive in questi mesi.
La sfiducia nei confronti della “politica”, nei
sindacati e nei partiti, prodotta dall'operato non solo dei due schieramenti
borghesi che si sono alternati al governo praticando le stesse politiche, ma
anche dalla sinistra riformista che è stata appendice e strumento dei governi di
centrosinistra, crea un ulteriore spazio potenziale di crescita a di germi
reazionari e fascisti. In assenza di un partito rivoluzionario con influenza di
massa, potrebbe risultare possibile nel prossimo periodo un'ulteriore estensione
dei gruppi fascisti e della loro capacità di egemonia tanto su masse
piccolo-borghesi colpite dalla crisi come su settori di sotto-proletariato
giovanile e infine su settori operai. La classica miscela che può trasformare il
fascismo da movimento di relativamente piccoli gruppi di picchiatori (come è
oggi) in movimento di massa.
Oggi non siamo certo ancora a questo stadio.
Anzi: al momento in tutto il mondo sono i proletari a guidare rivolte di massa e
rivoluzioni, dal Nord Africa al Medio Oriente, dall'Europa agli Stati Uniti,
dalla Russia alla Cina. Ma la perdurante assenza di direzioni conseguentemente
rivoluzionarie, comuniste, e lo stallo in cui è il movimento operaio italiano
(paralizzato dalle burocrazie sindacali e politiche, dalla Cgil ai vertici Fiom,
da Sel al Prc) lascia aperta sullo sfondo anche questa porta reazionaria, che
per ora appare lontana.
Torna qui il tema della
costruzione del partito rivoluzionario come strumento indispensabile perché le
lotte si sviluppino in Italia e internazionalmente fino in fondo, cioè fino al
rovesciamento del capitalismo, dei suoi Stati e governi, per aprire la strada al
potere dei lavoratori.
Il PdAC partecipa a ogni lotta: ma nell’ottica di rovesciare il
capitalismo!
Se l'analisi fin qui fatta di una situazione che
ha molti chiaroscuri, molte contraddizioni, è fondata, di grande importanza è
che il movimento operaio non abbandoni il campo rispetto allo stesso movimento
dei forconi, non si limiti (come fanno alcuni) a guardare con sdegno questa
protesta. Si tratta invece di intervenire anche in essa, di cacciare i fascisti
da ogni manifestazione, di saldare tutte le lotte contro il governo sulla base
di un programma di classe, proletario, che sappia dare risposte anche agli altri
strati sociali vittime di banchieri e industriali. Si tratta di avanzare una
proposta di lotta, su un programma transitorio che faccia comprendere ad
autotrasportatori, commercianti e in generale alla piccola borghesia impoverita,
che è urgente un'alleanza con i lavoratori contro il governo Monti e contro le
grandi famiglie del capitalismo italiano. Un piano di lotta che ponga al centro
dell'azione politica la rivendicazione del controllo da parte di comitati di
lavoratori dei prezzi del carburante, la nazionalizzazione della sua gestione,
la nazionalizzazione di autostrade, banche, industrie. E ancora, nell'ambito
specifico della lotta dei forconi: la creazione di strutture democraticamente
designate di questa lotta, in modo da cacciare i fascisti che si
autoproclamano portavoce dei "forconi".
Il Pdac lavora in quest'ottica e
ritiene che bene abbiano fatto, ad esempio, gli studenti e i collettivi
giovanili che, sulla base delle proprie autonome parole d'ordine, hanno
manifestato in queste settimane in Sicilia. Va denunciata, oltre alla supponenza
di certi sedicenti trotskisti che si limitano a constatare con fatalismo che
questo è un movimento piccolo-borghese, anche la logica del riformismo
governista (da Sel al Prc), che essendo interessato solo a una nuova prospettiva
di governo nel dopo Monti con i rappresentanti liberali della grande borghesia
(Pd), partecipa alla demonizzazione di camionisti, piccoli commercianti, ecc.
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