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1. Perché il capitalismo non ha nulla da offrire all'umanità: solo una crisi sempre più profonda, guerre, miseria, politiche razziste, distruzione dell'ambiente, discriminazione sessuale. Cassa integrazione, licenziamenti, disoccupazione, precarietà: sono parte integrante di questo sistema economico. Eppure già oggi un diverso sistema sociale, basato su un'economia pianificata in base alle esigenze della stragrande maggioranza dell'umanità, consentirebbe di eliminare su scala internazionale la fame e la disoccupazione e di liberare milioni di uomini dalla schiavitù del lavoro salariato. Ma questo significherebbe, per capitalisti e banchieri, per un pugno di famiglie, perdere i profitti miliardari: per questo vogliono scaricare sulle spalle dei lavoratori e dei giovani i costi della loro crisi, per questo continuano a essere terrorizzati dal comunismo.
 
2. Perché i governi borghesi, di centrosinistra, centrodestra o "tecnici", non rappresentano gli interessi dei lavoratori. Oggi il governo Monti sta sferrando uno dei più pesanti attacchi ai diritti dei lavoratori che la storia del dopoguerra ricordi: prosegue nello smantellamento e nella privatizzazione dei servizi pubblici, Scuola e Sanità, Trasporti iniziato dai precedenti governi Berlusconi e Prodi. E poi drastico aumento dell'età pensionabile, blocco dell'indicizzazione delle pensioni, imposte sulla casa, aumento dell'Iva, tasse sui carburanti, aumento dell'addizionale regionale. E ancora: introduzione della mobilità obbligatoria e del licenziamento nel Pubblico impiego.
Con l’obiettivo di risanare il debito pubblico a beneficio di una borghesia miliardaria, Il governo Monti, col sostegno di Pd e Pdl, fa cadere sulle spalle dei lavoratori i costi della crisi. E’ un debito che i governi precedenti hanno contratto per finanziare le grandi banche e la grande industria. E’ un debito di cui hanno beneficiato i capitalisti, ma che il governo Monti, esattamente come il governo Berlusconi, fa pagare ai lavoratori e ai pensionati, colpendo selvaggiamente salari e pensioni da fame.
 
3. Perché solo un governo dei lavoratori può costruire un'economia diversa, in grado di garantire a tutti una vita degna. Oggi restano solo due strade: o lasciare che il capitalismo trascini l'umanità in una crisi ancora più brutale, o l'assunzione da parte dei lavoratori della direzione della società, espropriando gli espropriatori. Ai capitalisti- qualche centinaio di famiglie in tutto il mondo - conviene intraprendere la prima strada; per la maggioranza dell'umanità significherebbe il disastro. E per questo che è necessario e urgente che i lavoratori si organizzino sulla base di un programma di indipendenza di classe dalla borghesia e dai suoi governi, per attuare un piano operaio contro la crisi: rifiutando di pagare il debito di banchieri e capitalisti; imponendo la scala mobile dei salari e delle ore lavorative e l'assunzione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori precari; abolendo tutte le leggi razziste e praticando l'unità nelle lotte tra lavoratori nativi e immigrati; occupando le fabbriche che chiudono e licenziano; espropriando sotto controllo dei lavoratori le grandi industrie e le banche; creando un'unica banca di Stato al servizio dei lavoratori. Il primo passo in questa direzione dovrebbe essere la costruzione di un grande sciopero generale prolungato che fermi l'attacco del governo. L'esatto contrario degli scioperi di poche ore, frammentati, voluti dalle burocrazie sindacali, Cgil in testa.
Un simile programma può essere imposto solo da un governo dei lavoratori, che dia agli sfruttati di oggi il controllo della società, che costruisca un'economia più razionale, volta alla soddisfazione dei bisogni sociali e non più basata sul profitto di pochi. Un'economia socialista.
 
4. Perché una prospettiva di autonomia di classe del mondo del lavoro dalla borghesia e dai suoi governi richiede la costruzione di un'altra sinistra, rivoluzionaria, di un partito comunista. Questo è il progetto in cui sono impegnati i militanti di Alternativa Comunista. Disponibili all'unità d'azione nelle lotte con le altre forze di sinistra ma consapevoli della subalternità dei dirigenti di Rifondazione Comunista e della Sel di Vendola alla governabilità borghese. Una subalternità che si manifesta, oggi, nell'assenza di una reale opposizione, da parte di queste forze, al governo Monti, funzionale a ricucire, domani, un'alleanza di governo con quello stesso Pd e con quella borghesia che oggi sostengono, insieme a Berlusconi, il governo dei "tecnici".
 
5. Perché è necessario costruire un partito comunista internazionalista e internazionale: che non si limiti cioè ad avere qualche relazione diplomatica con altri partiti o a simpatizzare per le lotte che si stanno sviluppando in tutto il mondo (dal Nord Africa al Medio Oriente, da tanti Paesi europei agli Stati Uniti, dalla Cina alla Russia) ma che cerchi di unificare queste lotte, di organizzarle su scala internazionale, costruendo una Internazionale basata su un programma rivoluzionario, la Quarta Internazionale.
 
Cosa è il Pdac
Il Partito di Alternativa Comunista non ha la pretesa di essere, già oggi, quel partito rivoluzionario che serve urgentemente ai lavoratori. E' necessario un lavoro paziente di costruzione, di radicamento, che però va iniziato oggi, cogliendo le potenzialità enormi della nuova fase di ascesa delle lotte che si è aperta in tutto il mondo.
Ed è necessario farlo costruendo un partito di militanti, qualcosa di molto diverso da quei partitini basati sull'adesione passiva o sulla mancata reale distinzione tra militanti e iscritti, basati sui numeri delle tessere (in genere inventati), sulla sommatoria di programmi locali diversi e inconciliabili, basati sull'opportunismo nei sindacati, su leader-guru da salotto tv. No: serve un partito che si radichi tra le masse, che elevi la coscienza dei lavoratori attivi politicamente fino alla comprensione della necessità di abbattere questo sistema economico e sociale, che stia in ogni lotta e in ogni mobilitazione per svilupparla in una prospettiva rivoluzionaria. 
Il Pdac è un partito in cui si discute democraticamente; in cui sono i militanti a definire la linea, a elaborare collettivamente il sito (tra i più visitati a sinistra), il giornale (uno dei pochi se non l'unico ad uscire costantemente, con ampio numero di pagine, con articoli e corrispondenze scritte da compagni realmente attivi nelle lotte, nella battaglia sindacale), la rivista teorica. E' un partito in cui i militanti si formano al marxismo nei seminari, sempre coniugando lo studio con la concreta attività nelle lotte. E' un partito in cui i giovani (entrati numerosi nell'ultima fase soprattutto) dispongono di un loro ambito di elaborazione e di intervento (i Giovani del Pdac).
Il Pdac è soprattutto l'unico tra i partiti e le organizzazioni della sinistra a fare parte di una Internazionale viva e realmente presente in decine di Paesi nel mondo: la Lega Internazionale dei Lavoratori-Quarta Internazionale, la più estesa e dinamica tra le organizzazioni che si richiamano al trotskismo, cioè al marxismo odierno.
 


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1) condivisione del programma fondamentale
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nel quale tanto il nuovo iscritto come il partito
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e reciproca convergenza di convinzioni.
Per candidarti a diventare iscritto militante del PdAC
rivolgiti alla sezione più vicina
o telefona al 3281787809.
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e di rispondere a ogni tua domanda.
 
settembre 2011
 
 
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