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Fiat: per sconfiggere Marchionne non bastano 4 ore di sciopero PDF Stampa E-mail
lunedì 09 gennaio 2012
Fiat: per sconfiggere Marchionne non bastano 4 ore di sciopero
Sciopero prolungato e lotta ad oltranza:
l'unica ricetta contro il modello Pomigliano
 

Dal primo gennaio il famigerato modello Pomigliano è entrato in vigore in tutti gli stabilimenti del gruppo Fiat. La Fiom, il più grande sindacato dei metalmeccanici in Italia e il primo sindacato in Fiat, in quanto non firmatario dell’accordo, sarà esclusa dalla rappresentanza sindacale in fabbrica. Per gli operai della Fiat l’anno nuovo inizia con turni massacranti, sabati comandati, riduzione delle pause, ricatto sul posto di lavoro, assenza di tutela sindacale, pesante limitazione dello stesso diritto di sciopero. E’ un modello che la Fiat ha già sperimentato in molte aziende nel mondo, dal Brasile agli Stati Uniti alla Serbia: incrementare i profitti sfruttando al massimo gli operai e riducendo al nulla l’agibilità sindacale.

Giustamente, Landini ha parlato di “fascistizzazione” del lavoro in Fiat: è proprio così, in fabbrica diventerà un’impresa difficilissima persino organizzare lotte e scioperi. Ma la direzione della Fiom non ha messo in atto un’azione di lotta all’altezza dell’attacco in corso: scioperi isolati di 8 ore o manifestazioni nazionali rituali non bastano a respingere un attacco senza precedenti; non bastano, appunto, a respingere la “fascistizzazione” del lavoro in Fiat. Oggi Landini annuncia, a partire dal 9 gennaio, scioperi di 4 ore articolati fabbrica per fabbrica: una risposta ridicola di fronte a un nemico che sta massacrando la classe lavoratrice.

Come dimostrano le fabbriche del gruppo Fiat dove gli operai sono stati chiamati a una lotta prolungata (come nel caso dello stabilimento Ferrari di Maranello), i lavoratori hanno dimostrato disponibilità alla lotta ad oltranza. E allora: perché non estendere lo sciopero prolungato a tutte le aziende del gruppo? Limitarsi, come fanno i vertici della Fiom, a proclamare scioperi di poche ore e ad annunciare ricorsi in tribunale significa gettare la spugna e sventolare bandiera bianca. Significa, probabilmente, aspettarsi qualche briciola da chi – governo Monti, Marchionne, istituzioni locali e nazionali – intende solo distribuire licenziamenti e ricatti.

Per respingere il ricatto di Marchionne occorre organizzare uno sciopero ad oltranza in tutti gli stabilimenti del gruppo, che possa estendersi e trasformarsi in un grande sciopero generale prolungato contro gli attacchi del governo Monti ai lavoratori, ai giovani, agli immigrati, ai pensionati.

Diamo vita a  comitati territoriali per la costruzione di un grande sciopero generale prolungato contro gli attacchi ai lavoratori!

No al modello Pomigliano! No ai licenziamenti! Sì alla nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio della grande industria!



 
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