I recenti attacchi ai lavoratori
immigrati sono solo la goccia che fa traboccare un vaso già colmo, fatto di
decenni di leggi bipartisan razziste e xenofobe. Dopo il
pogrom di Torino e il brutale assassinio di Firenze, il 2012 si è
aperto con l’annuncio di una nuova tassa sul permesso di soggiorno. Si tratta di
una tassa introdotta dal precedente governo Berlusconi e che l’attuale governo
Monti intende rendere attuativa. Ipocritamente, Monti afferma di volerne ridurre
l’ammontare, come se bastasse un piccolo sconto a lavare le colpe di un governo
che non ha la minima intenzione di mettere in discussione le leggi razziste
attualmente in vigore.
Ricatto e repressione
La nuova tassa sul
permesso di soggiorno viene ad aggiungersi ad anni di leggi e decreti razzisti,
emanati sia dai governi di centrodestra sia da quelli di centrosinistra. Con
l’aggravarsi della crisi economica, il sistema capitalista tende a scaricare i
costi della crisi sulle spalle della classe lavoratrice, in particolare sui suoi
strati più sfruttati: i lavoratori immigrati. Il capitale ha necessità di
forza-lavoro sempre più ricattabile: il fatto che il permesso di soggiorno sia
legato al contratto di lavoro è un mezzo con cui i capitalisti cercano di
trasformare i lavoratori immigrati in veri e propri schiavi. La condizione di
semischiavitù e ricatto in cui si trova gran parte della forza-lavoro immigrata,
associata all’utilizzo di contratti di lavoro precari, rende difficile la stessa
sindacalizzazione dei lavoratori: chi sciopera, chi s’iscrive al sindacato, chi
rifiuta condizioni di lavoro disumane rischia non solo il licenziamento, ma
anche l’espulsione.
Inoltre, i capitalisti utilizzano e fomentano il
razzismo al fine di creare divisioni all’interno della classe lavoratrice: fanno
credere che il lavoratore straniero sia la causa della condizione di miseria del
lavoratore italiano al fine di trasformare gli immigrati in capri espiatori
della crisi del sistema. In questo modo, indeboliscono il fronte dei lavoratori,
favorendo le divisioni all’interno della classe. Dovrebbe essere compito delle
direzioni politiche e sindacali spiegare agli sfruttati che lavoratori immigrati
e italiani fanno parte della stessa classe lavoratrice; che le lotte, per essere
vincenti, devono essere unitarie. Invece, sono spesso le stesse burocrazie
sindacali a favorire le divisioni. Basta ricordare che i lavoratori immigrati
sono spesso i primi a dover pagare i costi degli accordi truffaldini tra
burocrati sindacali (inclusi quelli della Cgil), padroni e amministratori: i
lavoratori immigrati, di solito assunti con contratti precari, sono quelli che
vengono licenziati per primi. Padroni e burocrati spiegano ai lavoratori
italiani che licenziare il lavoratore immigrato serve per conservare il posto di
lavoro dell’italiano: la verità è che dopo l’immigrato, anche il lavoratore
italiano verrà licenziato. Il padrone, grazie alla concertazione, va all’incasso
sulla pelle dei lavoratori.
L’attacco viene da lontano
La condizione in cui si
trovano oggi i lavoratori immigrati è l’esito delle politiche dei precedenti
governi, politiche che l’attuale governo Monti non intende mettere in
discussione. Dalla legge Turco-Napolitano (del primo governo Prodi, un governo
di centrosinistra), votata anche da Rifondazione comunista, che ha istituito i
famigerati Centri di Permanenza Temporanea, alla legge Bossi-Fini (del
successivo governo Berlusconi) che ha aggravato ulteriormente le politiche
razziste; dal pacchetto sicurezza proposto in parlamento da Amato e Ferrero
(l’attuale segretario del Prc!) che dava il via libera alla caccia ai rom, fino
alle misure xenofobe di Maroni (con il reato di clandestinità e il prolungamento
del periodo di detenzione nei lager rinominati “Cie”): gli attacchi agli
immigrati hanno visto complici tutti i partiti politici che, direttamente o
indirettamente, sostengono i governi della grande borghesia italiana.
Si
tratta di leggi che ritroviamo anche in quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea,
attuate indifferentemente da governi di centrosinistra e di centrodestra.
Squallidi e ipocriti sono oggi gli attestati di solidarietà che provengono da
quegli ex parlamentari di Rifondazione Comunista e di Sel (ma anche di piccole
organizzazioni come il Pcl -1) che hanno emanato le leggi che hanno contribuito
a trasformare gli immigrati in schiavi senza diritti.
Per una risposta di lotta!
Tanto più per la condizione
di ricatto in cui sono costretti a vivere gli immigrati, sono particolarmente
importanti le coraggiose manifestazioni di protesta e le lotte che hanno come
protagonisti proprio i lavoratori immigrati. Dalla rivolta di Manduria (che ha
visto i nostri militanti del Pdac al fianco degli immigrati in fuga dal lager di
Vendola e Berlusconi) alle occupazioni della gru a Brescia e della Torre a
Milano; dalle tante lotte nelle fabbriche che hanno protagonisti lavoratori
immigrati fino alle recenti partecipate manifestazioni antirazziste dopo
l’assassinio di Firenze: i lavoratori immigrati non hanno paura di alzare la
testa contro la violenza dello Stato, dei padroni, delle squadracce razziste.
Il Partito di Alternativa Comunista esprime la propria piena solidarietà
militante alle lotte degli immigrati. E’ necessario organizzare l’unità delle
lotte dei lavoratori nativi e immigrati, fino a respingere le leggi razziste e
xenofobe.
Per questo rivendichiamo:
* Unità di lotta tra lavoratori
nativi ed immigrati!
* Ritiro della tassa sul permesso di soggiorno!
*
Diritto di cittadinanza e di voto per tutti gli immigrati!
* Ritiro di tutte
le leggi razziste, dalla Turco-Napolitano alla Bossi-Fini!
* Ritiro delle
leggi sulla sicurezza, che sono leggi xenofobe (il cosiddetto pacchetto
Amato-Ferrero-Bossi-Maroni)!
* Chiusura immediata dei Centri di
identificazione ed espulsione e di tutti i lager per gli immigrati!
* Parità
di trattamento salariale tra lavoratori immigrati e nativi!
* No al
razzismo, espressione del capitalismo in decadenza!
Note
(1) Edo Rossi, dirigente
nazionale del gruppo di Ferrando, il Pcl, ha votato ai tempi del primo governo
Prodi, quando era parlamentare di Rifondazione, l’istituzione dei Centri di
Permanenza Temporanea.