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Bilancio del X
Congresso
La Lit-Quarta
Internazionale di fronte
a
nuove e più impegnative
sfide
di Alejandro Iturbe
Fra il 30 ottobre e il 5 novembre scorsi, si
è svolto a San Paolo del Brasile il X Congresso della Lit-QI (Lega
Internazionale dei Lavoratori – Quarta Internazionale).
I lavori congressuali
sono stati molto intensi, mostrando – da un lato – una Lit viva e in crescita e
– dall’altro – la preoccupazione di orientarsi per intervenire attivamente nei
processi reali della lotta di classe che stanno sviluppandosi nel mondo,
affrontando così le grandi sfide nel gigantesco compito di contribuire alla
costruzione di una direzione rivoluzionaria. In questo senso, sono emerse anche
le debolezze che la Lit manifesta di fronte a queste sfide e la necessità di
lavorare duramente per superarle.
Sotto il primo aspetto, quello della
crescita, hanno partecipato quattro nuove sezioni od organizzazioni che non
erano presenti al congresso precedente (che pure aveva mostrato un importante
sviluppo): il Pst di Honduras, la Voz de los Trabajadores degli Usa, il Grupo
Socialista Obrero del Messico e la Lega dei Lavoratori per il Socialismo di
Panama. E in altri Paesi dove già esistevano sezioni ci sono stati processi di
fusione con altre organizzazioni che hanno dato origine a nuovi partiti, come
nel caso del Pstu d’Argentina e della Ust di El Salvador. Al contempo, si sono
manifestati progressi nei processi di intervento nella lotta di classe della
maggioranza delle organizzazioni nazionali.
Per esprimere questa nuova
realtà, si è deciso di ampliare il criterio e il numero di delegati in
rappresentanza delle sezioni e delle organizzazioni simpatizzanti. Si è riunito
così un ampio settore di quadri, molti dei quali giovani, in rappresentanza di
una nuova generazione di militanti e dirigenti rivoluzionari. Nel dibattito sui
temi politici, v’è stata la partecipazione come invitato di un rappresentante
dell’organizzazione haitiana Batay Ouvriyé.
Una
svolta storica?
Uno dei punti più importanti del X Congresso
è stata la decisione di dare priorità all’Europa e concentrare i maggiori sforzi
della Lit per la costruzione e l’intervento in questo continente.
Tale
decisione può rappresentare una pietra miliare nella lunga traiettoria della
nostra corrente politica. Per diverse ragioni, il morenismo e la Lit hanno
sempre avuto il loro peso concentrato per lo più in America Latina: lo stesso
Nahuel Moreno riteneva una debolezza il fatto di non avere una presenza
importante nel continente e nei Paesi che costituiscono la culla del
proletariato mondiale e i cui lavoratori storicamente incarnano la maggior
tradizione di lotta. Oltre a quest’aspetto, attualmente l’Europa è uno dei
centri della lotta di classe mondiale.
La Lit-Quarta Internazionale già oggi
ha qui un’accumulazione di lavoro, con organizzazioni piccole ma vive e attive
in questi processi, in Spagna, Italia e Portogallo, oltre a organizzazioni
minori in diversi altri Paesi del continente. Se la decisione di dare priorità a
questo lavoro desse risultati positivi, potrebbe conseguirne un salto
qualitativo nella nostra costruzione e nel carattere della Lit.
Le
principali discussioni
Rispetto alla necessità di dotarsi di
strumenti per intervenire nei processi della lotta di classe in atto le
discussioni politiche sono state intense su tutti i temi. Al riguardo, si è
riflessa non solo la nuova situazione della lotta di classe mondiale, ma anche
le diverse esperienze e realtà nazionali e/o regionali. Su tutti i temi si sono
manifestate diverse forme di comprensione dei nuovi fatti e discussioni che
andavano dagli aspetti teorici a quelli tattici, passando per le
caratterizzazioni. Le discussioni sono state molto vivaci, a volte forti, ma
sempre fraterne, come deve essere in un’Internazionale rivoluzionaria retta dal
centralismo democratico e in cui le differenze possono e debbono esprimersi come
parte dell’elaborazione collettiva.
I principali punti in discussione sono
stati:
a) Situazione mondiale
È stato un tema molto
ricco, in cui una delle principali discussioni si è svolta intorno al segno
(rivoluzionario o reazionario) della fase aperta a partire dalla fine degli ex
Stati operai e dalla distruzione dell’apparato centrale dello stalinismo,
riprendendo dibattiti molto importanti per le nostre caratterizzazioni politiche
realizzati sul finire degli anni Novanta e l’inizio del decennio successivo
non solo dentro la Lit, ma nell’insieme della sinistra mondiale. Il congresso ha
deciso di mantenere ferma la caratterizzazione di fase rivoluzionaria per quella
aperta negli anniNovanta, come peraltro veniva avanzato nel documento
precongressuale. Ha definito, altresì, quella che stiamo vivendo all’interno di
questa tappa come situazione rivoluzionaria, per il combinarsi della crisi
politica in cui versa l’imperialismo in conseguenza della sua sconfitta
politico-militare in Iraq e di quella quasi certa in Afghanistan e della
profonda crisi economica aperta nel 2007 e i processi della lotta di classe,
specialmente in Nord Africa, in Medio Oriente e in Europa.
b)
Europa
Un’altra discussione (in cui pure si sono espresse posizioni
parzialmente differenti) si è centrata nella definizione della situazione della
lotta di classe nel continente europeo. Nel dibattito, si è espresso un accordo
generale circa il fatto che l’Europa rappresenta, oggi, uno dei picchi più alti
della lotta di classe mondiale e che la situazione nel suo insieme tende ad
acutizzarsi. Ma sono emerse visioni differenti sui ritmi dei processi, sulla
capacità della borghesia e dei regimi di affrontare le lotte e su come va ad
incidere il ruolo degli apparati burocratici e l’assenza di una direzione
rivoluzionaria.
c) Nord Africa e Medio Oriente
Su questo
tema c’è stato accordo generale sul fatto che la regione vive un processo
rivoluzionario d’insieme e che il rovesciamento di Gheddafi in Libia, così come
la lotta in corso contro il regime di Assad in Siria, sono parte di questo
processo e non costituiscono la manifestazione di “interventi militari” o
“aggressioni imperialiste”, come li definisce la gran parte della sinistra
mondiale. In questo quadro, vi sono stati vari apporti e precisazioni al testo
presentato.
La prima di queste ha riguardato proprio la denominazione del
processo, che finora avevamo definito “rivoluzioni nel mondo arabo” e che invece
adesso abbiamo modificato in “rivoluzioni nel Nord Africa ed in Medio Oriente”,
dal momento che, in queste rivoluzioni, esistono molte nazionalità che non sono
arabe (come i berberi e i curdi) che subiscono oppressione nazionale (o d’altro
carattere) da parte di governi arabi e che pure stanno combattendo contro le
dittature.
La seconda ha riguardato la caratterizzazione del peso politico
delle direzioni borghesi islamiche in questi processi. Il documento
precongressuale evidenziava che, nel loro insieme, erano screditate di fronte
alle avanguardie e alle masse. Ciò è vero solo per una parte di esse, cioè per
quelle che hanno assunto una posizione contraria (persino reprimendoli) ai
processi rivoluzionari che vedono le masse protagoniste contro le dittature
filoimperialiste che governano da decenni la regione. Ma, al contempo, esistono
nuove correnti che vi partecipano dall’interno disputando la direzione di alcuni
di questi processi (Egitto, Tunisia, Libia, Marocco) e che, inoltre, si sono
rafforzate a partire dalle rivoluzioni, com’è accaduto in Tunisia dove gli
islamisti hanno vinto le elezioni.
d) Spagna e
Portogallo
Il punto “Paesi” del Congresso ha avuto al centro la
discussione politica e quella relativa alla costruzione dei partiti di due Paesi
europei (Spagna e Portogallo), considerando che in questi la Lit è in condizione
di fare a breve un salto nella sua inserzione nel continente, a partire dai
cambi oggettivi e soggettivi che si sono determinati nell'ultimo
periodo.
Circa la Spagna, si è partiti dall’analisi della situazione
politico-economica e della lotta di classe e si è affrontata la discussione
sulla caratterizzazione dei nuovi settori che stanno sorgendo (come gli
“Indignati” o “Democrazia Reale Ora!”) e la politica verso di essi, dibattito
fondamentale per disputare il processo di riorganizzazione avanzando nella
formazione di un’alternativa di direzione.
Anche sul Portogallo si è
affrontato il carattere della situazione politica e, a partire da ciò, si è
discusso di come ordinare le parole d’ordine del programma da proporre alle
masse. In questo senso, c'è stata un’altra discussione su quale
collocazione (se di agitazione o di propaganda) debbano avere le parole d’ordine
relative al potere: vale a dire, che ruolo avrebbero rivendicazioni come “Per un
governo operaio e delle masse popolari!”. Si è definita la situazione come
prerivoluzionaria e che le parole d’ordine relative al potere sono ancora sul
terreno della propaganda, benché siano molto importanti per disputare
l’avanguardia.
Per entrambi i Paesi, il Congresso ha affrontato le sfide
della costruzione dei partiti, muovendo dalle opportunità che la situazione
oggettiva della lotta di classe ci pone. Ciò si inquadra nella decisione,
assunta in precedenza dal Congresso, di lanciare una campagna speciale di
appoggio all'insieme del nostro lavoro europeo.
e) America
Latina
Su questo punto si è registrato un ampio consenso circa le
definizioni centrali del documento precongressuale: che la situazione
rivoluzionaria vissuta dal subcontinente nella prima metà del decennio passato
si è chiusa per il combinarsi dell’azione dei governi di fronte popolare e
populisti da un lato e, dall’altro, del “respiro economico” che, nel mezzo della
crisi mondiale, ha vissuto la regione. La situazione è stata, dunque, definita
come “non rivoluzionaria”. Il documento è stato approvato con una serie di
aggiunte ed attualizzazioni a partire dai differenti interventi, specialmente
nel senso che l’aggravarsi della crisi economica mondiale ed il suo impatto sui
Paesi latinoamericani, il discredito dei governi e l’influsso delle lotte in
Europa, nel Nord Africa e nel Medio Oriente, specie nei settori giovanili e
studenteschi, potrebbero riaprire i processi in un futuro prossimo. Su questo
punto, peraltro, si sono riflessi molto positivamente gli sforzi seri e
militanti dei partiti della nostra Internazionale per inserirsi nella classe
operaia intervenendo nella lotta di classe.
f) Fronte Unico
Rivoluzionario e lotta contro l’oppressione della donna
Altri punti
in discussione sono stati quelli sulla tattica del Fur (Fronte Unico
Rivoluzionario) e sulla lotta contro l’oppressione della donna. Su quest’ultimo
tema c’è stata una discussione su come meglio intervenire per sviluppare il
lavoro fra le donne nel quadro delle opportunità che si aprono nella situazione
mondiale.
Le
campagne
Sul piano dell’attività politica di agitazione e
propaganda, si è deciso di lanciare tre campagne centrali.
1) La prima è una
campagna contro il pagamento del debito pubblico degli Stati,
questione centrale in Europa, ma presente in tutto il pianeta, specialmente in
America Latina.
2) La seconda è una campagna di emergenza relativa ad
Haiti e per la lotta contro l’occupazione militare dell’Onu in quel
Paese, a partire dalla relazione del compagno di Batay Ouvriyé sulla grave
situazione apertasi con l’ascesa al potere del governo Martely, il riarmo delle
bande di duvalieristi-macoutes e l’appoggio dell’imperialismo, specialmente
statunitense, ai piani di repressione.
3) Nel quadro di un’offensiva
propagandistica e di costruzione, è stata decisa la realizzazione di una
campagna internazionale per i 30 anni dalla fondazione della Lega
Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale(1982), che
coinvolgerà tutte le sezioni dell'Internazionale, il sito, le riviste Correo
Internacional e Marxismo Vivo, nonché l’Archivio León Trotsky. La
campagna sarà realizzata durante tutto il 2012 e l'iniziativa centrale si
svolgerà a Buenos Aires nell’ottobre prossimo.
(Traduzione dall’originale in
spagnolo di Valerio Torre)
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