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LA
BATTAGLIA PER
IL SINDACATO DI
CLASSE
Perché usciamo
da Usb e aderiamo
alla Cub
Intervista a
Fabiana Stefanoni, coordinatrice di Unire le lotte,
dopo l'Assemblea
nazionale del 4 dicembre
a cura della redazione
web
C’erano anche due dirigenti del
Comitato Immigrati in Italia all’assemblea nazionale di Unire le lotte che si è
svolta a Rimini il 4 dicembre: con la loro presenza e i loro interventi, Tahar
Sellami e Moustapha Wagne, hanno portato un contributo importante alla
partecipata assemblea. Infatti, Fabiana Stefanoni, coordinatrice nazionale
dell’area sindacale, è stata espulsa da Usb proprio per aver aderito allo
sciopero dei lavoratori immigrati dello scorso 15 aprile (la prima “giornata
della collera”, come i protagonisti di questa importante lotta hanno voluto
chiamare il loro sciopero nazionale). E loro, i compagni immigrati, hanno voluto
far sentire la loro solidarietà a tutti i compagni di Unire le lotte e per
questo non hanno voluto mancare all'assemblea del 4.
Tanto più in questi
giorni, in cui la quotidiana violenza che i lavoratori immigrati sono costretti
a subire è salita agli onori delle cronache per i gravi fatti di Firenze, la
grottesca vicenda dell’espulsione di Fabiana Stefanoni da Usb si mostra per
quello che è: la rappresentazione plastica del quadro desolante delle direzioni
sindacali nel nostro Paese. Se Cgil, Cisl, Uil e Ugl sono ormai delle vere e
proprie aziende al servizio diretto (Cisl, Uil, Ugl) o indiretto (Cgil, tramite
la concertazione) del padronato, a sinistra il sindacalismo conflittuale non
riesce a rappresentare una valida alternativa agli occhi dei lavoratori. Se oggi
in Italia il governo Monti porta a compimento il massacro sociale avviato dai
suoi predecessori, Prodi e Berlusconi, senza che vi sia un’esplosione della
lotta di classe all’altezza dell’attacco in corso, è anche a causa della
mancanza di un grande sindacato di classe con influenza di massa in grado di
organizzare, unificare e dirigere le lotte.
La triste parabola del sindacato
Usb è parte di questo quadro. Quando nacque, poco più di un anno fa, i dirigenti
del sindacato presentarono Usb come un perno attorno a cui unificare il
sindacalismo di base. In tanti onesti attivisti hanno creduto in quel progetto,
anche i compagni di Unire le lotte. Ma, come ben analizzato dai compagni nel
documento pubblicato sul sito dell’area (www.sindacatodiclasse.org) e approvato
dall’assemblea del 4 dicembre, ai proclami non è seguita una prassi conseguente.
Usb è nato con fortissimi limiti burocratici (a partire dal congresso, che non
prevedeva il confronto su documenti politico-sindacali) che si sono col tempo
ossificati. E’ mancato in Usb un principio fondamentale nella vita di un
sindacato realmente conflittuale: la democrazia sindacale. Senza democrazia
operaia un sindacato è destinato a diventare la corte di una burocrazia, piccola
o grande che sia, che antepone la propria conservazione agli interessi
complessivi della classe lavoratrice. Anche per questo, l’assemblea di Unire le
lotte ha deciso di sciogliersi e uscire dal sindacato Usb, confluendo nella Cub.
Ne abbiamo parlato con Fabiana Stefanoni.
L’ultima volta che ti abbiamo intervistata su questo sito ci avevi
detto che Usb è un sindacato di base solo nel nome. Sei ancora convinta di
questo?
Certo, e credo che gli ultimi fatti abbiano
confermato quello che dicevo. In Usb non esiste nemmeno una parvenza di
democrazia interna: chi non sottostà ai dettami dell'esecutivo viene emarginato
oppure, come nel mio caso, viene espulso. Il sindacato è ostaggio di un
ristrettissimo gruppo dirigente di matrice neostalinista. E’ noto infatti (anche
se non a tutti gli attivisti di Usb) che i principali dirigenti di Usb, a
partire dal portavoce, Pierpaolo Leonardi, fanno parte della Rete dei comunisti,
una piccola organizzazione che nell'ombra eterodirige il sindacato
imponendo (non si tratta infatti di una battaglia di egemonia alla luce del
sole) le proprie posizioni. Le posizioni della Rete dei Comunisti
coniugano una nostalgia dello stalinismo con posizioni scioviniste (come è
tipico della tradizione stalinista). Tanto per fare un esempio, si dia
un'occhiata a un filmato prodotto da questo gruppo, in cui con accenti
nazionalistici si rivendica l'"indipendenza" dell'Italia (e del suo capitalismo)
dalla "ingerenza" germanica... Vedere per credere:
Questo gruppo dirigente antepone la
propria conservazione a tutto il resto, inclusa la difesa degli interessi della
classe lavoratrice. In Usb avviene, in piccolo, ciò che succede in grande
nell’apparato Cgil: la burocrazia Cgil per sopravvivere ha bisogno di svendere i
lavoratori sul tavolo del padronato, la microburocrazia che dirige Usb ha
bisogno di liquidare la democrazia sindacale per preservare i propri
microprivilegi.
E’
per questo che a Rimini avete deciso di uscire da Usb e confluire nel sindacato
di base Cub?
Essenzialmente sì. Senza democrazia sindacale un
sindacato è destinato a contrapporsi alle lotte, non a rappresentarle e
difenderle come dovrebbe. A Rimini il Coordinamento nazionale uscente di Unire
le lotte ha presentato un testo, che si può leggere sul sito
www.sindacatodiclasse.org, nel quale
si argomentano, in modo più dettagliato di quanto non possiamo fare con
questa intervista, le ragioni della nostra scelta. L’assemblea è stata
davvero un bella assemblea: hanno partecipato tanti attivisti di Usb di tutti i
comparti e di molte regioni d’Italia. Alla fine di un acceso dibattito, la
nostra proposta di uscire da Usb è stata approvata a larghissima maggioranza.
Abbiamo molto apprezzato anche i saluti di alcuni compagni, invitati
all’assemblea, che ci hanno portato la testimonianza di importanti realtà di
lotta: dagli operai della Same di Treviglio e della Pirelli a metalmeccanici
della Cub e della Fiom, dai compagni immigrati del Comitato immigrati in Italia
agli studenti in lotta contro i tagli alla scuola pubblica. Insomma, una bella
giornata in cui abbiamo discusso di come rilanciare la lotta di classe, per
respingere gli attacchi del governo Monti, di Confindustria, di Marchionne.
La
campagna contro la tua espulsione da Usb ha avuto un notevole successo, ed è
stata sottoscritta da tanti attivisti e anche da alcuni dirigenti di Usb. Ma i
vertici di Usb hanno ignorato questo appello. Cosa dici ai compagni di Usb che
ti hanno sostenuta?
A loro dico anzitutto – e so di parlare
non solo a nome mio ma a nome di tutti i compagni di Unire le lotte – che noi
facciamo una distinzione tra gli attivisti onesti di Usb e i vertici di Usb.
Sappiamo che ci sono tanti compagni che quotidianamente fanno attività sindacale
senza nessun tornaconto personale, credendoci fino in fondo. Tuttavia, pensiamo
che la nostra vicenda abbia dimostrato che in Usb non esistono spazi per
costruire, a partire da un reale confronto democratico, il sindacato: per questo
dico loro di leggere con attenzione il documento che abbiamo discusso a Rimini.
Li invito a confrontarsi con noi sulle ragioni che ci hanno indotti a lasciare
il sindacato Usb - che noi giudichiamo burocratizzato - e a confluire nella Cub.
In ogni caso, per noi i lavoratori iscritti a Usb non saranno mai dei nemici,
così come non lo sono i lavoratori iscritti alla Cgil: a tutti diciamo anzitutto
di opporsi alle politiche delle direzioni dei loro sindacati.
Non
avete preso in considerazione la possibilità di continuare comunque la battaglia
in Usb?
In assemblea c’è stata una proposta alternativa a
quella avanzata dal coordinamento: rimandare la scelta di uscire da Usb. Ma
questa posizione ha avuto solo due voti. Per la maggioranza delle realtà
presenti in assemblea la proposta di uscire da Usb, ti confesso, è stata vissuta
come una sorta di liberazione. Credo sia comprensibile: da mesi tutti noi
dovevamo dedicare energie doppie nell’attività sindacale: la lotta contro i
padroni nel nostro luogo di lavoro e contemporaneamente contro gli attacchi dei
dirigenti del nostro sindacato. Sono stati tanti i momenti in cui
abbiamo subito dai dirigenti di Usb attacchi meschini: la lista sarebbe lunga.
Non solo, a noi che non eravamo considerati “in linea” (con l'esecutivo
nazionale) era impedita, in tutti i modi, persino la stessa possibilità di
costruire il sindacato. La mia impressione è che la patologia stalinista del
gruppo dirigente di Usb si sia accentuata quando, con la presentazione della
legge Brunetta, si è affacciata la possibilità di una riduzione dei
finanziamenti che Usb riceve dallo Stato (in virtù della rappresentatività nei
comparti della pubblica amministrazione).
Intendi dire che i vertici di Usb sono condizionati da interessi
materiali nelle scelte sindacali?
Se un sindacato non lascia
nessuno spazio al dibattito democratico interno è normale che si crei un gruppo
dirigente autoreferenziale e autoconservativo, che antepone la propria difesa e
la conservazione di privilegi (in questo caso minuti, di piccola burocrazia)
agli interessi generali della classe lavoratrice. Non mi sembra sia un caso che
Usb abbia "sospeso" lo sciopero generale già indetto per il 2 dicembre
all’indomani della elezione del governo Monti: forse l’Esecutivo sperava, con
Monti, di veder ridimensionati i tagli ai finanziamenti al suo apparato? In
un’intervista al Manifesto, Emidia Papi, dell’Esecutivo di Usb,
giustifica questa decisione affermando che il governo Monti avrebbe “modificato
il clima” e che gli italiani sarebbero immersi in una sorta di “luna di miele”
nei confronti del governo stesso di cui "bisogna tener conto". Altro che luna di
miele! Con Monti oggi i lavoratori stanno subendo un’altra manovra finanziaria
pesantissima, che innalza a 70 anni l’età pensionabile e prosciuga le tasche già
vuote dei lavoratori. L’unica luna di miele che vediamo noi è quella tra Monti,
i banchieri, la Confindustria e i partiti dei due schieramenti di alternanza,
tutti uniti nella difesa "dell'interesse generale": che è poi la formula dietro
cui nascondono gli interessi dei capitalisti. E’ gravissima la responsabilità
dei vertici di Usb nel sospendere e rimandare quello sciopero: se tra i
lavoratori ci sono (o ci sono state nelle scorse settimane) delle illusioni su
Monti, compito di un sindacato conflittuale non è alimentarle ma contrastarle.
Altrimenti si contribuisce a lasciare i lavoratori disarmati di fronte
all'attacco padronale. In questo senso, bene
hanno fatto la Cub e i Cobas a non sospendere dopo la
nomina di Monti il loro sciopero (quello del 17 novembre). I lavoratori che
non sono scesi in piazza quel giorno perché nutrivano illusioni nei confronti
del governo Monti si ricorderanno, di fronte alla prova dei fatti e delle
politiche reali di Monti, di chi li ha invitati a non credere a quelle
illusioni e di chi, invece, come la direzione di Usb, quelle illusioni non ha
voluto contrastarle.
Oggi Unire le lotte si è sciolta come area ed ha avviato un
processo di confluenza collettiva nel sindacato Cub. Cosa pensi di trovare nella
Cub?
Nessuno di noi pensa che oggi in Italia esista quel
sindacato di classe e di massa di cui avrebbe bisogno la classe lavoratrice per
respingere con la lotta ad oltranza l’attacco padronale. Proprio per
questo crediamo che sia necessario continuare a battersi per costruirlo.
Penso che la probabile ascesa delle lotte nel nostro Paese nella prossima
fase potrà favorire processi di scomposizione e ricomposizione sindacale su basi
più avanzate. Ciò che speriamo di trovare nella Cub è un sindacato che non
consideri la democrazia sindacale un optional; un sindacato i cui
dirigenti siano interessati a costruire il sindacato, un sindacato
combattivo, nel confronto anche tra proposte diverse. Noi, come
abbiamo scritto nel documento, ci impegneremo a costruire la Cub con l’onestà,
la trasparenza e la correttezza che ci ha sempre caratterizzati.
All'inizio di questa settimana
c'è stato un primo incontro ufficiale tra la segreteria della Cub e una
delegazione del coordinamento dell'area (in via di scioglimento) Unire le lotte.
Nelle prossime settimane, come deciso nell'assemblea del 4, il coordinamento si
occuperà appunto di facilitare anche nelle diverse situazioni locali, con
incontri e riunioni, il processo di confluenza.
Per
concludere, due domande personali. In questi mesi che ti hanno vista al centro
del dibattito del sindacalismo di base in Italia (il caso della tua espulsione
ha avuto un notevole clamore), dicci qual è la cosa che ti ha fatto più piacere
e quella che ti ha lasciato più amarezza.
La cosa che mi ha
fatto più piacere sono stati i tantissimi attestati di solidarietà che ho
ricevuto, anche da sindacalisti di altri Paesi. In particolare, ma credo di
averlo già detto, mi ha fatto piacere ricevere la solidarietà di compagni con
cui ho avuto spesso posizioni molto diverse in ambito politico o sindacale.
Credo sia importante difendere il principio della democrazia sindacale
indipendentemente dalle divergenze di opinione. La cosa che mi ha lasciato più
amarezza è la vicenda in sé, e non tanto per il mio caso personale, quanto per
il fatto che per il sindacalismo di base il mancato avvio di un reale processo
di unificazione su basi democratiche è un’occasione persa: e le occasioni perse
non possono che suscitare grande amarezza. Ma non ci arrendiamo: dalla nostra
parte – dalla parte di chi lotta per abbattere questo sistema economico e
sociale – ci sono le lotte che stanno esplodendo in tutto il mondo, dall'Egitto
alla Grecia, dalla Spagna agli Stati Uniti (in questi giorni persino le masse
russe, da tempo tenute sotto scacco, hanno ripreso a mobilitarsi). Il nostro
compito, proprio perché non agiamo in una miope logica nazionale, è partire
dallo sviluppo delle lotte contro il governo e la borghesia del "nostro" Paese,
per legare questa lotta a quella dei lavoratori di tutto il
mondo. Quindi, come abbiamo
scritto sul sito di Unire le lotte: ora avanti con la costruzione
dell’opposizione di classe al governo Monti!
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