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CONTRO L'ESPULSIONE DI FABIANA STEFANONI DA USB PDF Stampa E-mail
lunedì 11 luglio 2011
COSA RIVELA LA CRESCITA DELLA CAMPAGNA
CONTRO L'ESPULSIONE
DI FABIANA STEFANONI DA USB?
Sintomo di un malessere in Usb e negli altri sindacati
 

di Patrizia Cammarata
Continua a crescere la campagna di solidarietà contro l’espulsione dal sindacato Usb (Unione sindacale di base) di Fabiana Stefanoni, insegnante precaria che è stata portavoce del coordinamento precari di Modena, coordinatrice dell’area di minoranza “Unire le lotte- Area Classista Usb”.
Una campagna di solidarietà che si sta ampliando con l’arrivo dall’Italia di centinaia di firme di attivisti e semplici iscritti di Usb, ma anche delle altre sigle del sindacalismo, Cub e Si. Cobas, Cobas della Scuola, Cgil Fiom, associazioni e coordinamenti degli immigrati in lotta. Mentre dall'estero sono arrivati comunicati e firme di dirigenti e di attivisti sindacali di Spagna, Portogallo, Bretagna, Cile, Perù, Paraguay, Colombia, Brasile…
Non poteva passare in silenzio l’espulsione dal sindacato di una lavoratrice precaria, di questa compagna conosciuta per il suo generoso apporto quotidiano alla battaglia contro le discriminazioni razziali, per i diritti dei lavoratori, una compagna che a livello nazionale e internazionale, in più occasioni, ha fatto sentire la sua voce esponendosi sia nell’ambiente sindacale come iscritta del sindacalismo di base, sia nella militanza politica (dirigente del PdAC).
La triste realtà è che i membri dell'Esecutivo di Usb, fautori di questa espulsione, non sono stati in grado di apprezzare l’importante apporto che avrebbe potuto continuare a dare Fabiana Stefanoni se fosse stata valorizzata all’interno del sindacato, anziché essere osteggiata, calunniata ed emarginata per il fatto di essersi permessa di esprimere apertamente le sue critiche costruttive e di dare voce a queste critiche in forma organizzata, partecipando attivamente alla nascita dell’area interna a Usb “Unire le lotte”.
 
Un tentativo di soffocare il dibattito interno
Quando, insieme con altri compagni e compagne attivisti Usb, ho deciso di partecipare alla costruzione di “Unire le lotte-area classista in Usb” immaginavo che non sarebbe stata una battaglia facile perché è risaputo che ogni area di minoranza, interna ad un sindacato o a una qualsiasi altra organizzazione, difficilmente è incoraggiata ad esprimere le sue posizioni dai dirigenti, che sentono minacciato il proprio ruolo.  In Usb, però, non si è trattato solo di una battaglia difficile: si è trattato di un atto che la dirigenza nazionale ha respinto senza possibilità di discussione, sostenendo arbitrariamente che “non sono ammesse aree interne al sindacato”. Visto però che l’area stava attirando non poco interesse fra la base militante, qualche dirigente ha deciso di usare un metodo vecchio ma, evidentemente, sempre attuale: l’espulsione. E siccome l’espulsione dell’intera area non deve essere sembrata né facile né praticabile e, immaginiamo, sarebbe stata per numeri e sostanza una sorta di “karakiri” per un sindacato che non è certo “di massa”, qualcuno avrà deciso che forse sarebbe bastato colpirne uno… gli altri avrebbero capito e, spaventati, si sarebbero “normalizzati”.
 
Ma nel sindacato in tanti non ci stanno
Non voglio tornare sugli argomenti pretestuosi e calunniosi contenuti nel provvedimento d’espulsione (si veda a tal proposito l’intervista a Fabiana Stefanoni pubblicata nel nostro sito www.alternativacomunista.org), m’interessa qui evidenziare non solo la mancanza di democrazia da parte del gruppo dirigente Usb ma la sua stessa miopia e distanza dal mondo reale, quello della base e degli attivisti sindacali.  La solidarietà che si sta concretizzando attraverso l’arrivo delle numerosissime firme lo dimostra in modo inconfutabile e l’arrivo di  messaggi da parte di diversi iscritti e delegati Usb sta svelando un malessere esistente all’interno del sindacato che è superiore a quello che l’area stessa andava denunciando da qualche tempo.
Ancora più significativo è il fatto che, nonostante l'Esecutivo nazionale stia conducendo una campagna martellante di telefonate, circolari interne, pressioni per fare terra bruciata attorno a Fabiana Stefanoni, l'effetto pare capovolto: una valanga di mail, telefonate, adesioni all'Appello.
 
Un problema che riguarda tutti i lavoratori in tutti i sindacati
Questo sindacato, per il quale molti di noi hanno speso anni di lotta, sacrifici, energie, speranze, si sta rivelando in questa e in altre vicende, purtroppo, non un vero sindacato di base. O perlomeno è questo il volto che ci viene presentato dal ristretto gruppo dirigente nazionale, arroccato in difesa.
Eppure avremmo urgente bisogno di costruire un’alternativa all’ormai inarrestabile deriva della Cgil, i lavoratori e le lavoratrici di questo Paese hanno urgente bisogno di un sindacato che li rispetti, li organizzi per la lotta, che offra loro una speranza concreta indicando una strada, non per continuare ad arretrare, ma per cominciare a difendersi e a vincere. Un sindacato che colleghi realmente le lotte fra loro e sappia collegarsi alle grandi mobilitazioni, anche oltre i nostri confini nazionali.
Invece le lavoratrici ed i lavoratori italiani sono, purtroppo, soli.
La Cgil, garante della pace sociale e degli interessi padronali, con la firma di Susanna Camusso ha siglato l’accordo interconfederale del 28/6/2011: un accordo che sancisce la morte del Contratto nazionale del lavoro. Le “intese modificative” previste sanciscono, di fatto, la derogabilità dei contratti nazionali. L’accordo, inoltre, vanifica l’approvazione dei contratti mediante referendum proprio mentre, nell'ultimo congresso Cgil, in molti hanno chiesto l’approvazione tramite referendum anche delle piattaforme. La firma della Cgil avvalla un accordo che subordina qualsiasi decisione al consenso di Cisl e Uil e i referendum non saranno obbligatori nemmeno per i contratti aziendali, dove sono presenti le RSU.
Pochi giorni prima di quest’accordo la Cgil ha espulso 17 attivisti di Trento.
Anche in questo caso i dirigenti hanno cercato di dare dignità all’infamia rappresentata dall’espulsione di 17 lavoratori e la scusa per l’espulsione è stato lo striscione contro la Camusso, striscione “offensivo della dignità delle donne”. Invece, ci sembra, l’aumento dell’età pensionabile per le donne del Pubblico Impiego, sul quale la Cgil non ha chiamato le donne a riempire le piazze e a bloccare i servizi, non è evidentemente considerato, da Susanna Camusso, offensivo per la dignità delle donne. L’assenza di una reale mobilitazione organizzata ha rappresentato un crimine nei confronti delle lavoratrici che, oltre ad essere sfruttate nel posto di lavoro (negli ospedali, asili, sportelli di servizi, ecc..), debbono affrontare in casa gran parte del lavoro di cura di bambini e anziani a causa della dismissione e privatizzazione, ormai quasi totale, dello stato sociale.
E’ facile comprendere, così, che il vero motivo dell’espulsione dei 17 compagni (per la maggior parte della FiltCgil) non è stato lo striscione “sessista”, ma il fatto che questi lavoratori si sono opposti alla nuova svolta concertativa della maggioranza dirigente della Cgil. La risolutezza usata contro i militanti trentini, che altro non chiedevano se non di svolgere un nuovo congresso con vere garanzie democratiche per la minoranza, non è usata dalla Camusso contro Governo, Confindustria e sindacati gialli (Cisl, Uil e Ugl).
C’è stata poi un’altra espulsione, il 23 giugno 2011, di un delegato della Fiom Cgil di Milano aderente al movimento degli Autoconvocati, che ha ricevuto la comunicazione dal Comitato regionale di "Garanzia" della sua espulsione dalla Cgil perché non ha accettato,  insieme con altri iscritti Fiom, la scelta antidemocratica della stessa Fiom di non rinunciare alla quota del 1/3 alle elezioni Rsu.
 
Una vecchia storia
E’ preoccupante come i lavoratori e gli attivisti sindacali onesti debbano lottare contro il padrone e allo stesso tempo anche contro le burocrazie del proprio sindacato.
Ma anche questa situazione, ora così attuale, è già stata denunciata nel passato: “(...) in quanto organizzazioni che rappresentano gli strati superiori del proletariato, i sindacati- come testimonia tutta l’esperienza storica del passato, …sviluppano forti tendenze al compromesso col regime democratico borghese. Nei periodi di acuta lotta di classe, gli apparati dirigenti dei sindacati mirano a controllare le masse al fine di disarmarle…In tempi di guerra e rivoluzione, quando la borghesia si trova in particolare difficoltà, i dirigenti sindacali di solito diventano ministri borghesi …Se è criminale volgere le spalle alle organizzazioni di massa al solo fine di assecondare fantasie settarie, non lo è meno tollerare passivamente la subordinazione del movimento rivoluzionario di massa al controllo di cricche burocratiche apertamente reazionarie o conservatrici camuffate da “progressiste” (Lev Trotsky, Programma di transizione, 1938).
 
Spezzare gli steccati burocratici
Sono importanti le firme arrivate a sostegno di Fabiana Stefanoni: non solo quelle degli iscritti Usb, ma anche quelle degli altri sindacati.  Lo sfruttamento nei posti di lavoro, e l’attacco ai nostri diritti, colpisce tutti i lavoratori e tutti i lavoratori hanno la necessità di un vero sindacato di classe per la propria difesa.
La campagna contro l’espulsione di Fabiana Stefanoni dal sindacato Usb può essere utile anche per i compagni espulsi dalla Cgil: la solidarietà tra lavoratori è possibile, travalica le sigle sindacali, gli steccati che recintano “l’orto di casa”.
Che succederà in Usb?
Faranno un passo indietro i dirigenti Usb? Saranno così avveduti da comprendere che la base vuole costruire un’alternativa alla concertazione della Camusso e che questo non passa per l’emarginazione dei compagni in lotta? Sapranno capire che la battaglia di Unire le lotte ha avuto consenso perché ha saputo parlare alla base militante del sindacato, una base sulla cui lunghezza d’onda chi è in distacco sindacale da decenni non sa più sintonizzarsi? E riusciranno a comprendere che, in questa vicenda, non si tratta solo di Fabiana Stefanoni ma del riconoscimento di diritti democratici all'interno del sindacato, della possibilità che le scelte siano realmente discusse, consentendo anche a chi dissente dai massimi vertici di fare proposte alternative? Capiranno, soprattutto, che di fronte al virulento attacco del padronato e del suo governo la vera grande questione non è la caccia alla minoranza interna ma la costruzione di un reale, grande e realmente democratico sindacato di classe?
 
 
 
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