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I manifestanti in Libia rifiutano l'intervento militare straniero PDF Stampa E-mail
sabato 05 marzo 2011

I manifestanti in Libia rifiutano l'intervento militare straniero

NESSUNA FIDUCIA NELL'IMPERIALISMO

 

 

dal sito del Pstu (*)

 

Nonostante la brutalità della repressione del dittatore libico Muammar Gheddafi, i manifestanti respingono l'intervento Usa nel Paese, una possibilità che è stata paventata dopo la risoluzione dello scorso fine settimana del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

A Bengasi, centro di opposizione al dittatore e seconda città più grande del Paese, una striscione in piazza riportava questa frase: "NO FOREIGN INTERVENTION, Libyan People Can Manage it ALONE" ("No a un intervento straniero, il popolo libico può fare da sé"), e vicino c'era una manifestante con la bandiera libica dell'era pre-Gheddafi. Il corrispondente dell'Estadão (periodico dello Stato di San Paolo in Brasile, ndt) nella regione, Lourival Santana riferisce che "i ribelli non vogliono sentire parlare e non hanno bisogno di truppe straniere; dicono che sul terreno sono superiori alle forze fedeli al regime".
Secondo un blogger libico che scrive dalla capitale Tripoli al quotidiano britannico Guardian, sotto lo pseudonimo di Mohammed: "Una cosa sembra tenere uniti tutti i libici: qualsiasi intervento militare via terra, di qualsiasi forza straniera, scatenerà battaglie molto più dure che non i mercenari". In seguito il blogger rifiuta anche un attacco aereo. "Questa è una rivoluzione totalmente popolare, il nostro combustibile è stato il sangue del popolo libico".
Dopo aver attaccato l'ipocrisia dei Paesi imperialisti che hanno ignorato la dittatura e l'oppressione del popolo libico per decenni, Mohammed dice ai Paesi occidentali: "Non trasformate una rivoluzione popolare pura in una maledizione che cadrà su tutti" .

Dopo che il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha determinato il 27 febbraio una serie di sanzioni contro la Libia e l'inizio di un processo di investigazione sui crimini di guerra commessi nel Paese, gli Stati Uniti hanno annunciato l'avvicinamento alle coste della Libia di unità della loro marina militare. Due navi da guerra, con centinaia di marinai sono di stanza nel Mar Mediterraneo pronti per un eventuale intervento. Allo stesso tempo gli Stati Uniti paventano la possibilità di dichiarare uno "spazio di interdizione al volo", che in pratica significa l'invasione del Paese per via aerea e il bombardamento delle posizioni delle forze pro-Gheddafi.
Il popolo libico e i settori dissidenti dell'Esercito, tuttavia, mostrano la forza della rivoluzione contro Gheddafi. Da est, l'opposizione sta avanzando sulla capitale e oggi il dittatore si vede intrappolato a Tripoli. Secondo la stampa internazionale in tanti, e specialmente i giovani, stanno seguendo un addestramento militare a Bengasi per lo scontro finale contro il dittatore.

Dalla fine degli anni Novanta, con l'avvicinamento del dittatore all'Occidente e l'apertura del Paese alle multinazionali, gli Usa, così come l'imperialismo europeo, sono venuti intensificando le loro relazioni con il regime di Gheddafi. Obama ha condannato apertamente il dittatore libico solo quando è stato chiaro che la sua dittatura aveva i giorni contati. Da lì in poi, gli Usa stanno tentando di utilizzare la stessa tattica che utilizzano in Egitto, ossia, articolare e tentare di dirigere la transizione nel Paese, mantenendo i loro interessi. In Libia questo è particolarmente importante a causa del petrolio e del gas esportati in tutto il pianeta.
Il popolo libico, però, non mostra di riporre alcuna fiducia nell'imperialismo e si organizza per sconfiggere Gheddafi con le proprie mani.

 

(*) dal sito del Pstu, sezione brasiliana della Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale - www.pstu.org.br/

 

(traduzione dal portoghese di Giovanni "Ivan" Alberotanza)

 

 

 
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