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13 febbraio: la manifestazione "delle donne" PDF Stampa E-mail
venerdì 11 febbraio 2011

13 febbraio: la manifestazione "delle donne"

Perché non ci piace l'appello "se non ora quando"

 

 

di Pia Gigli

 

In questi giorni si pubblicizza sui media, e corre su facebook, un appello che chiama le donne in piazza per il 13 febbraio, "senza simboli politici e segni di riconoscimento", e la cui parola d'ordine riassuntiva potrebbe essere: dignità per le donne. L'appello è stato lanciato da un gruppo di donne, trasversale, composto da donne del Pd e Idv, ma anche di Fli (Futuro e Libertà), della Cgil, donne dello spettacolo e della cultura, donne dell'associazionismo, del volontariato, donne laiche e cattoliche, intere amministrazioni comunali, testate giornalistiche, ad esempio l'Unità.

All'appello "trasversale" hanno aderito, completamente appiattiti e senza nessun distinguo o approccio critico, altre forze della sinistra come Sel (Sinistra e Libertà) e la Federazione della sinistra (Rifondazione e Pdci).
Bene, qualcuno dirà, finalmente le donne tornano in piazza in tante, e senza dubbio la manifestazione intercetterà un disagio sociale diffuso, sul tipo del raduno del movimento "Libertà e giustizia" del Palasharp di qualche giorno fa a Milano.
Le donne comuniste, noi pensiamo, hanno il compito, sempre difficile ma necessario, di elaborare una lettura di classe di quanto succede e, per questo motivo, noi pensiamo che quello del 13 febbraio è un appello che non si può sottoscrivere, e ciò per diversi motivi.
La manifestazione, ci tengono a precisare le organizzatrici, non ha "colore politico", vuole essere il grido di sdegno da parte delle popolazione femminile italiana stanca di essere rappresentata "come oggetto di scambio sessuale".

 

Quali donne?

L'appello è rivolto alle donne borghesi, bianche (è rivolto alle italiane) e cattoliche (per questi motivi è stato sottoscritto senza problemi dalla parlamentare finiana Perina). Con questi contenuti l'appello taglia fuori, nei fatti, la maggioranza delle donne oppresse sia per il fatto d'essere donne, sia perché povere e sfruttate dal sistema capitalistico. Sono accomunate, nell'appello, le donne  che lavorano "in casa "o" fuori casa" (peccato che quelle che lavorano fuori casa per lo più hanno il peso anche del lavoro domestico; la maggioranza, infatti, non si avvale dei servizi di colf e badanti immigrate, e donne anche loro), quelle che "creano ricchezza" e quelle che cercano lavoro, (imprenditrici e giovani proletarie precarie e disoccupate, tutte nella stessa barca), ma tutte hanno contribuito a costruire la "nazione" democratica. Bene, secondo le trasversali firmatarie, il ruolo di questa maggioranza di donne che lavorano per il bene della nazione è messa in discussione dalla "rappresentazione delle donne come nudo oggetto sessuale..." offerte dai media. Inoltre la vendita di "bellezza e intelligenza" in cambio di facili guadagni (leggi prostituzione, mai nominata) cosa produce? Crea una mentalità e derivati comportamenti che "stanno inquinando la convivenza sociale e l'immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione". E' evidente che l'appello prende le mosse dall'indegno spettacolo offerto dalle indagini e intercettazioni in corso, sui festini del "sultano" Berlusconi, fatti questi che una volta di più mettono in evidenza il marciume di questo sistema di potere. Ma nonostante questo, non s'invoca la caduta del governo Berlusconi, mentre si rivendica il rispetto delle sacre istituzioni borghesi. Infine s'invoca dignità per le donne e "amicizia" da parte degli uomini.
Quello che emerge nell'appello è dunque una polarizzazione tra "queste" donne che contribuiscono in vario modo allo sviluppo del Paese, ma il cui ruolo non è riconosciuto, e modelli di donne che fanno facili carriere o facili guadagni legati alle proprie prestazioni fisiche o sessuali. Si tratta dell'altra faccia della morale borghese che Berlusconi ha semplicemente portato allo scoperto, ma di cui sono intrise tutte le classi dirigenti del sistema capitalistico. La stessa prostituzione è strettamente legata a questo sistema di dominio e alla riduzione a merce d'ogni cosa vivente o inanimata.
E' evidente l'assenza d'ogni riferimento di classe in quest'appello volutamente ecumenico il cui fine, proprio per questo, sembra essere quello di ingarbugliare le carte in tavola, costruendo uno sfogatoio dal versante dell'orgoglio di genere e su basi morali, in una logica tutta interna ad un sistema dove la questione femminile e quella di genere non possono essere risolte. La necessaria battaglia contro la mercificazione del corpo femminile, portata al parossismo in questo clima politico da fine impero, la rivendicazione di una sessualità libera e autodeterminata non sono, invece, per noi scisse da un profondo cambiamento di sistema, dalla costruzione di una società socialista.

 

Facciamo chiarezza: la complicità delle donne del centrosinistra

Allora occorre fare un po' di chiarezza.
Ci vengano a spiegare le parlamentari del Pd promotrici ed aderenti all'appello cosa hanno fatto ieri al governo e oggi all'opposizione per impedire la distruzione dello stato sociale pubblico, dal momento che hanno sostenuto la sussidiarietà, le privatizzazioni, i tagli alla sanità pubblica, e hanno sottoscritto proposte di legge contro le donne, come la legge Tarzia (di centrodestra) del Lazio che ridimensiona i consultori e li svende alle associazioni cattoliche. Ci vengano a spiegare cosa hanno fatto contro il lavoro precario delle donne dal momento che hanno approvato la legge che ha rivoluzionato il mercato del lavoro introducendo un gran numero di contratti precari, il pacchetto Treu. E ancora, non saranno mica profondamente ipocriti i loro rituali proclami contro la violenza sulle donne, dal momento che proletarie immigrate sono rinchiuse e sottoposte a forme di violenza proprio in quei lager, oggi Cie e ieri Cpt, inventati proprio dalla legge Turco-Napolitano? Non sarà che proprio qualche ministro dell'università di centrosinistra ha riformato in senso privatistico e squalificato l'Università aprendo la strada al peggioramento della Gelmini?

 

Il grido delle piazza reale del 16 dicembre e del 28 gennaio. Se non ora quando?

Alla segretaria Cgil Camusso poi, siamo noi a chiedere "se non ora quando?", così come hanno chiesto migliaia di lavoratori e di lavoratrici, di studenti e di studentesse scesi in piazza il 16 dicembre e poi il 28 gennaio contro governo, Marchionne e Confindustria, rivendicando lo sciopero generale. Solo la mobilitazione d'operai ed operaie, di lavoratori e lavoratrici e di tutti i settori sfruttati e oppressi della società, solo uno sciopero generale e prolungato potrà far cadere il governo Berlusconi ed aprire i giochi verso una prospettiva d'indipendenza di classe dal centrodestra e dal centrosinistra. Pensiamo che, con questo appello invece, la questione femminile sia strumentalizzata con il fine di comporre una nuova "santa alleanza" cui si uniranno Sel e Rifondazione, in previsione dell'alternanza borghese che si prepara per il dopo Berlusconi, quando un nuovo governo di centrosinistra governerà in favore di Confindustria e approverà, come già fatto, leggi contro i lavoratori e le lavoratrici, privatizzazioni e taglio dei servizi, contribuiti alle scuole private, con il silenzio di Cgil e degli alleati della sinistra .
Motivo in più per dire "non in nostro nome" nella piazza del 13 fe
bbraio.

 
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