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20 agosto 1940 - 20 agosto
2010 a settant'anni dall'assassinio
TROTSKY E' VIVO
NELLE LOTTE DI OGGI
Per la Quarta
Internazionale!
Per la rivoluzione
socialista!
Con Trotsky fino
all'ultimo istante
di Joseph Hansen (*)
Dopo l'attacco armato del 24 maggio
effettuato dalla Gpu contro la camera da letto di Trotsky, la casa di Coyoacan
era stata trasformata in una vera e propria fortezza. Il numero delle
sentinelle, meglio armate, venne aumentato. (...). Tutte queste modifiche furono
rese possibili grazie ai sacrifici dei simpatizzanti e dei militanti della
Quarta Internazionale, i quali avevano fatto il possibile per proteggere Trotsky
sapendo che era assolutamente certo che Stalin avrebbe tentato un altro attacco
dopo il fallimento di quello del 24 maggio. (...)
Il 20 agosto
1940
(...) Nel tardo pomeriggio, tra le 17,20 e
le 17,30, Jacson, a noi noto come simpatizzante della Quarta Internazionale e
marito di Sylvia Ageloff, quest'ultima ex militante del Socialist Workers Party
[la sezione statunitense della Quarta Internazionale, ndr], arrivò a bordo della
sua Buick berlina. (...) Cornell [una delle guardie, ndr] manovrò gli
interruttori della doppia porta ed Harold Robins [altro militante, ndr]
ricevette il visitatore nel patio. Jacson portava un impermeabile appeso al
braccio. Eravamo nella stagione delle piogge e, sebbene brillasse il sole, delle
pesanti nuvole ammassate sopra le montagne verso sud-ovest minacciavano un
acquazzone.
(...)
Un urlo spaventoso squarciò la calma pomeridiana, un
urlo prolungato e doloroso, metà grido e metà pianto. Mi lasciò di sasso e mi
raggelà le ossa. Corsi dalla garitta al tetto. Si trattava forse di un incidente
accaduto ad uno dei dieci muratori che stavano ristrutturando la casa? Dallo
studio del Vecchio [Trotsky, ndr] provenivano i rumori di una lotta violenta, e
Melquiades [una delle guardie, ndr] stava puntando il fucile verso la finestra
sottostante. Trotsky fu visibile per un istante, nella sua giacca da lavoro blu,
mentre lottava corpo a corpo contro qualcuno.
"Non sparare" gridai a
Melquiades, "potresti colpire il Vecchio!". Melquiades e Cornell erano sul tetto
e controllavano le uscite dello studio. Mentre attraversavo la porta che collega
la biblioteca alla sala da pranzo, il Vecchio uscì barcollando dal suo studio a
poca distanza da me, col sangue che gli colava sul viso.
"Guarda cosa mi
hanno fatto!" disse.
Nello stesso istante Robins varcò la porta nord della
sala da pranzo, seguito da Natalia [la moglie di Trotsky, ndr]. Abbracciandolo
freneticamente, Natalia condusse Trotsky fuori, sulla veranda. Harold ed io
cercammo Jacson, che respirava affannosamente all'interno dello studio, con il
volto teso, le braccia penzoloni ed una pistola automatica che ciondolava dalla
sua mano. Harold era il più vicino a lui. "Occupatene tu", gli dissi, "io vado a
vedere che cosa è successo al Vecchio." (...)
A prima vista la ferita sulla
sua testa sembrava essere superficiale. Non avevo sentito alcuno sparo. Jacson
doveva averlo colpito con qualche strumento. "Che cosa è successo?" chiesi al
Vecchio.
"Jacson mi ha sparato con una pistola; sono seriamente ferito...
Sento che questa volta è la fine." (...)
"L'ha colpita dalle spalle?"
domandai.
Trotsky non rispose.
"No, non le ha sparato", dissi, "non
abbiamo udito alcuno sparo. L'ha colpita con qualcosa."
(...) Mentre Cornell
usciva dalla stanza, dallo studio dove Robins teneva chiuso Jacson giunsero
ancora dei rumori di lotta.
"Dica ai ragazzi di non ucciderlo", disse il
Vecchio, "deve parlare."
Lasciai Trotsky con Natalia ed entrai nello studio.
Jacson stava cercando disperatamente di sfuggire a Robins. La sua pistola
automatica giaceva sul tavolo lì vicino. Sul pavimento c'era un attrezzo sporco
di sangue che mi sembrò un piccone da cercatore d'oro, ma con l'estremità
posteriore piatta come quella di una piccozza. (...)
Le ultime
ore
All'ospedale, i più famosi medici messicani
si riunirono per una consultazione.
Il Vecchio, esausto, ferito a morte, con
gli occhi quasi chiusi, mi lanciò un'occhiata dallo stretto letto d'ospedale e
mosse debolmente la mano destra: "Joe... ha... un quaderno?"
Quante volte mi
aveva fatto questa domanda! Ma con un tono energico, e con la sottile
insinuazione a proposito della "efficienza americana", su cui ironizzava. Adesso
la sua voce era roca, le parole a malapena distinguibili. Parlava facendo un
grande sforzo, lottando contro le tenebre incombenti. Mi appoggiai al letto. I
suoi occhi sembravano aver perduto quel rapido guizzo di versatile intelligenza
che era così caratteristico del Vecchio. Gli occhi erano fissi, come se non
fossero più consapevoli del mondo esterno, eppure percepivo la sua enorme forza
di volontà che teneva lontano il buio, rifiutandosi di cedere al nemico prima di
aver assolto un ultimo compito. Lentamente, con voce esitante, scegliendo le
parole, egli dettò con dolore in inglese, una lingua per lui straniera, il suo
ultimo messaggio alla classe operaia. Persino sul letto di morte, non aveva
dimenticato che il suo segretario non parlava russo!
"Sono vicino alla morte
dopo aver ricevuto un colpo da un assassino politico... mi ha colpito nella mia
stanza. Ho lottato con lui... siamo... entrati... abbiamo parlato di statistiche
francesi... mi ha colpito...
Per favore, dica ai nostri amici... che sono
sicuro... della vittoria... della Quarta Internazionale... Avanti!"
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(*) J. Hansen era uno dei segretari di Trotsky in Messico. I
brani che qui riportiamo sono tratti da un suo articolo "With Trotsky to the
End" pubblicato in Fourth International, ottobre 1940. Utilizziamo la
traduzione pubblicata nei Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso:
riportandone solo degli estratti. Nei Quaderni si può leggere, oltre
alla versione integrale, anche altri testi sull'assassinio, compreso una
testimonianza di Natalia Sedova, moglie di Trotsky.
LEGGI LO
SPECIALE DEDICATO A TROTSKY
SUL SITO DELLA
LEGA INTERNAZIONALE DEI
LAVORATORI - QUARTA INTERNAZIONALE
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