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Afghanistan IL GENERALE E LA GUERRA PERSA PDF Stampa E-mail
giovedì 22 luglio 2010

Afghanistan

IL GENERALE E LA GUERRA PERSA

 

di Bernardo Cerdeira (*)

 

La guerra in Afghanistan impone il suo tributo al governo e alle Forze armate degli Stati Uniti. Poche settimane fa il comandante delle truppe yankees in Afghanistan, il generale Stanley McChrystal, ha rilasciato una intervista, con dichiarazioni eclatanti, alla rivista Rolling Stone, attaccando vari alti funzionari del governo americano, incluso il presidente Obama.
Fra le altre cose, McChrystal ha definito il generale Jim Jones, Consulente alla Sicurezza nazionale, un "pagliaccio"; Richard Hokbrooke, inviato della Casa Bianca in Afghanistan e Pakistan, "un'anatra zoppa" in attesa di licenziamento; ha riso del nomignolo affibbiato al vicepresidente Joe Biden di "rompicoglioni"; e infine ha affermato che Obama era "infastidito e fastidioso" la prima volta che si incontrarono.

Obama non poteva fare altro che destituire McChrystal, che è stato quindi sostituito da David Petraeus, ex comandante delle truppe yankees in Irak. Petraeus ha subito affermato che la strategia nordamericana di "controinsurrezione" in Afghanistan non sarà modificata. Ma non siamo davanti a una crisi qualsiasi, una mera disputa per gli incarichi o uno scontro personale tra burocrati militari. Le dichiarazioni di McChrystal rivelano il fallimento nell'applicazione della politica di "controinsurrezione" ("coin" in inglese).  Questa tattica ha per scopo di guadagnare, ricorrendo ad azioni populiste, la fiducia della popolazione civile del Paese occupato, nel mentre si sferrano gli attacchi militari contro i talebani, movimento che dirige la resistenza.
Fino ad ora, questa tattica non ha portato nessun risultato per gli Usa. La popolazione continua ad opporsi all'occupazione militare yankke e le truppe continuano a dimostrarsi incapaci di sconfiggere o perlomeno indebolire i talebani. Ciò è talmente chiaro che gli yankees sono stati obbligati a sospendere l'offensiva di Kandahar, roccaforte talebana.
Gli Stati Uniti pensavano di indebolire militarmente i talebani per poi negoziare la "pace" da condizioni di forza: ma se non riescono ad ottenere vittorie sul campo, i negoziati diventano difficili.

 
Le dichiarazioni del generale esprimono la crisi in cui versa l'intervento militare degli Usa in Afghanistan: le truppe sprofondano nel pantano ogni giorno di più. E' una guerra persa.
McChrystal, cosciente di questa situazione, ha così deciso di criticare pubblicamente la strategia di Obama in Afghanistan, attaccando i principali funzionari incaricati di attuarla. Così facendo metteva in conto, evidentemente, il rischio di essere destituito: è improbabile infatti che un generale esperto rilasci simili dichiarazioni senza prevederne gli effetti.
Dunque, il vero scopo dell'intervista era quello di mettere in difficoltà l'amministrazione Obama. McChrystal, insieme al Partito Repubblicano, difende una linea differente: un maggior intervento militare in Afghanistan e una politica militare più aggressiva. Una linea che Obama ritiene evidentemente impraticabile. Non è casuale, tra l'altro, che l'unica funzionaria di alto rango non attaccata dal generale nell'intervista, la Segretaria di Stato Hillary Clinton, sia sostenitrice di una linea più dura.

 
Nel frattempo, queste crisi di palazzo devono fare i conti con la dura realtà del campo di battaglia. E in quel campo, le cose non vanno per niente bene per l'imperialismo.

 

(*) dirigente della Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale

 

(trad. dallo spagnolo di F. Ricci)

 
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