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Brasile:
verso le
presidenziali
LA CANDIDATURA
DEL PSOL IN
CRISI
[Alle
prossime
presidenziali brasiliane il Pstu, sezione della Lit, avanza la
candidatura di Zé
Maria, storico dirigente operaio. Intanto, a sinistra, si sviluppa il
dibattito
e il Psol -organizzazione su posizioni molto vicine a quelle
rappresentate in
Italia da Sinistra Critica e in Francia dal Npa (cioè la concezione di
un
"partito largo anticapitalista", che dovrebbe raggruppare riformisti e
rivoluzionari)- presenta un proprio candidato, rompendosi al suo
interno. Per
leggere altri articoli sul Brasile e le prossime elezioni, si veda la
sezione
dedicata sul nostro sito web a questo tema, nella colonna di destra
dell'home
page, ndr].
di Eduardo Almeida
(Direzione
Nazionale Pstu)
La Conferenza elettorale del
Psol ha
approvato la candidatura di Plínio de Arruda Sampaio alla presidenza
della
repubblica. Ciò potrebbe soddisfare i suoi seguaci, ma le condizioni in
cui è
maturata questa decisione mostrano la grave crisi che questo partito
attraversa.
Accuse di furto del sito web, brogli nelle plenarie di
base e
aggressioni fisiche: tutto è stato reso pubblico nella preparazione
della
Conferenza Nazionale di questo partito. Alla fine, si sono svolte due
conferenze
separate, ciascuna con un blocco significativo del partito e accuse di
una parte
contro l’altra.
In una delle conferenze, Plínio de Arruda Sampaio,
precandidato alla presidenza ha affermato che “Martiniano e suoi seguaci
non
sono comparsi”, sicché “Plínio è stato votato all’unanimità”. Ha anche
detto che
i seguaci di Martiniano hanno commesso dei brogli nelle plenarie di
base.
L’altro blocco, che si definisce “maggioranza dei delegati eletti”,
accusa i
seguaci di Plínio di aver vinto attraverso cavilli burocratici: il
direttivo
nazionale, cioè, avrebbe impugnato l’elezione dei delegati di Acre e
Roraima che
appoggiavano la candidatura di Martiniano per trasformare la minoranza
(i
seguaci di Plínio) in maggioranza. Il presidente, nonché maggiore figura
pubblica del Psol, Heloísa Helena, è una di quelli che mettono
fortemente in
discussione l’indicazione di Plínio.
Fra i due blocchi si è
addivenuti a un
“accordo tattico” per concorrere alle elezioni, ma senza concordare
sulla
candidatura unitaria alla presidenza. Il blocco Mes-Mtl-Heloísa non
ricorrerà
alla giustizia, però non farà campagna per Plínio. Lo scontro è stato
differito
a dopo le elezioni, a partire dai rapporti di forza che si
consolideranno sulla
base dei parlamentari che saranno eletti ad ottobre. Una parte dei
militanti del
Psol può stare più tranquilla, perché “alla fine, Plínio è stato
indicato”.
Però: che partito è questo in cui il candidato affronterà buona parte
della
campagna spiegando perché l’altra metà del partito (compreso il suo
presidente)
è contro di lui? Che partito è questo, se la semplice elezione di un
candidato
fa ipotizzare una spaccatura a metà?
Alcuni credono che la crisi si
spieghi
con lo scontro fra Martiniano e Plínio. Ma questa è solo la forma
esteriore in
cui la crisi si manifesta. Non si può comprendere uno scontro tanto
violento per
l’elezione di un candidato che, come tutti sanno, non avrà un grande
risultato.
Non ci sarà per caso una spiegazione più profonda nella concezione con
cui il
Psol è stato creato e costruito?
Noi non crediamo che la crisi si
spieghi con
la lotta di una parte buona contro una cattiva. Ciò non significa che
non vi
siano errori grossolani e inammissibili; ma è la concezione
elettoralista di
partito, su cui la maggioranza delle due parti concorda, che è sbagliata
e
origina questa crisi. Tali eventi non possono essere motivo di
compiacimento per
nessuno. Questo tipo di crisi ha conseguenze nefaste per tutta la
sinistra. Non
si stanno discutendo programmi differenti, ma si discute di chi ha
rubato il
sito web, di chi ha fatto brogli e dove. Ciò rafforza lo scetticismo, il
sentimento anti-partito nell’avanguardia.
Perciò è necessario
chiarire
l’origine di questa crisi, affinché non crescano semplicemente la
disillusione e
la mancanza di prospettive. Qui noi vogliamo dare un’opinione,
necessariamente
limitata, provenendo da chi ha seguito la crisi dall’esterno.
Le
conseguenze di una
concezione del partito
Quando il Psol fu creato, si
disse che
il suo funzionamento, basato sul fatto che “tutti fanno ciò che
vogliono”, era
l’espressione di un partito “democratico”. La verità è che si tratta di
un
partito elettoralista, che ruota intorno ai parlamentari, che – essi sì –
possono fare ciò che vogliono, indipendentemente dalla volontà della
militanza
del Psol.
L’esempio più evidente, e che ha costituito la miccia di
questa
crisi, è stata la rinuncia di Heloísa Helena a correre per la presidenza
del
Paese. La sua candidatura era appoggiata dalla stragrande maggioranza
dei
militanti, ma ella ha privilegiato la sua elezione al senato di Alagoas,
a costo
di far scoppiare una crisi del partito. Ma se lo ha potuto fare è perché
il Psol
è un partito elettoralista in cui i parlamentari e le figure pubbliche
fanno ciò
che vogliono.
Con la rinuncia di Heloísa si è aperta la disputa su
chi
avrebbe dovuto essere il candidato alla presidenza. La discussione è
degenerata
in uno scontro fratricida perché, per i parlamentari del partito, ciò
significa
la lotta per il controllo dell’apparato nazionale del Psol. Inoltre
l’indicazione di un candidato alla presidenza può agevolare o rendere
più
difficile la rielezione di uno o un altro parlamentare se dello stesso
Stato.
Ciò che spiega questa crisi violenta è il peso decisivo dei
parlamentari in un partito elettoralista.
Un
partito in cui i
militanti non decidono
Le accuse di brogli nelle
plenarie
sono generalizzate. Non ci addentriamo in questa disputa, non ne abbiamo
l’intenzione. Ma nessuno dei due blocchi mette in discussione la
metodologia in
base alla quale si sono svolte queste plenarie. Il Psol funziona
esattamente
come il Pt [il partito di Lula, al governo, ndt], con le decisioni che
vengono
prese dai simpatizzanti. I militanti del Psol, quelli che partecipano ai
movimenti sociali, che costruiscono il partito nella base, non sono
quelli che
decidono. Sono i simpatizzanti a decidere, pur non avendo nessun impegno
con la
militanza.
Questa è una delle caratteristiche dei partiti
elettoralisti,
difesa come espressione di “partito aperto”, “largo”. In realtà ciò
privilegia
chi possiede un apparato (i parlamentari, per lo più), per portare in
autobus i
simpatizzanti a votare in plenarie truccate. I momenti più vivi del
percorso che
ha portato alla Conferenza sono stati le plenarie in cui si è svolto il
dibattito dei candidati, che in generale hanno riunito i militanti del
Psol.
Però i militanti lì riuniti non votano, perché a decidere sono i
simpatizzanti,
portati da chi possiede un apparato.
Questa metodologia, oltre ad
essere
assolutamente antidemocratica, rende più facile organizzare brogli, sia
nelle
plenarie di base che nei ricorsi contro il loro svolgimento, per
cambiare i
rapporti di forza. Non è stata “la base” a decidere la Conferenza, bensì
una
lotta violenta delle cupole parlamentari del partito.
Il “tutto
è lecito”
generalizzato
Esiste una morale borghese,
approfondita dal
neoliberismo, che può essere riassunta nell’espressione “tutto è lecito”
pur di
conseguire un obiettivo. Questa morale è patrimonio di partiti
elettoralisti
come il Pt, in cui si fa ogni tipo di manovra per diventare deputati o
accedere
a cariche di governo. Menzogne, calunnie, brogli, aggressioni fisiche,
tutto è
consentito per ottenere un incarico e i suoi vantaggi materiali.
Non è
vero
che il movimento operaio non ha morale. L’accusa rivoltaci dalla
borghesia, in
base a cui per la sinistra “il fine giustifica i mezzi”, è solo un’
autogiustificazione della sua stessa morale in cui invece tutto è
lecito.
Nel
movimento operaio una morale distinta sorge dalla stessa lotta. In uno
sciopero,
ad esempio, è naturale la solidarietà di classe, la fratellanza fra
coloro che
si mobilitano. Chiunque abbia partecipato a uno sciopero ha senz’altro
vissuto
questa esperienza. Per il movimento operaio non tutto è lecito: lo è ciò
che
rafforza il movimento. Le calunnie, i brogli, indeboliscono il movimento
e non
sono giustificabili. La fratellanza, la solidarietà, il dibattito
rispettoso
delle idee, rafforzano invece il movimento.
È per questo che
l’attuale crisi
del Psol è demoralizzante e si ripercuote su tutta l’opposizione di
sinistra.
Non si è discusso di programmi e strategie, ma di chi ha rubato e a chi.
Il
“tutto è lecito” che esisteva nel Pt si è generalizzato nel Psol.
La
congiuntura e la
crisi
Esiste una congiuntura politica che aiuta a
spiegare la
crisi del Psol. Il peso del governo Lula fra i lavoratori e i giovani
limita di
molto lo spazio elettorale per un’opposizione di sinistra. Ciò spiega
perché
Heloìsa Helena non abbia voluto accettare la candidatura alla
presidenza. Spiega
anche perché almeno una parte degli attuali parlamentari di questo
partito senta
la rielezione a rischio. Per questo si agisce con tanta virulenza per la
disputa
dell’apparato del Psol.
Questa stessa congiuntura, tuttavia, se
analizzata da
un altro punto di vista, fuori dall’elettoralismo, può permettere
importanti
avanzamenti nell’analisi. Esistono mobilitazioni salariali significative
in
corso nel Paese. Il Congresso della Classe Lavoratrice che si terrà a
giugno
punta a un’unificazione che può essere la principale conquista del
movimento
contro il governo Lula. E anche in termini elettorali è possibile fare
una
campagna importante con un programma classista e socialista, che abbia
una
prospettiva differente per i lavoratori.
Centralismo
democratico
contro centralismo burocratico parlamentare
Il Pstu
difende
un’altra concezione di partito, con un funzionamento organico basato sul
centralismo democratico. Sia la borghesia che i partiti elettorali
definiscono
questa forma di funzionamento leninista “antidemocratica”, poiché esige
che
tutti applichino la stessa politica una volta che sia stata votata.
In
realtà, questo è il funzionamento più democratico. Sono i militanti a
decidere
nei congressi e nelle conferenze di partito quale politica sarà
applicata da
tutti. Dopo un ampio e democratico dibattito, si vota la politica e
tutti la
applicano. Non esiste alcun privilegio per le figure pubbliche e i
dirigenti del
partito.
Nelle elezioni del 2006, il Pstu tenne una conferenza
elettorale per
discutere la tattica da applicare. Tre posizioni vennero discusse
(fronte di
sinistra, candidatura autonoma o voto nullo) in un libero, ampio e
democratico
dibattito. Fu votata a maggioranza la tattica del fronte di sinistra,
applicata
da tutti. Si tratta di un funzionamento molto più democratico di quello
dei
partiti elettoralisti. In questi partiti, come il Pt e il Psol,
apparentemente
c’è ampia libertà, ma in realtà si tratta di un centralismo burocratico
dei
parlamentari. Essi hanno accesso alla stampa e le posizioni del partito
che
appaiono sono le loro, indipendentemente dall’opinione dei militanti. E
possono
determinare l’attività del partito, che ruota intorno a loro, così come i
parlamentari del Psol hanno determinato la deplorevole dinamica
dell’attuale
crisi.
(traduzione dal portoghese
di Valerio
Torre)
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