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Roma, Centro Sperimentale di Cinematografia PDF Stampa E-mail
giovedì 10 giugno 2010

Roma, Centro Sperimentale di Cinematografia

IN LOTTA CONTRO I TAGLI DEL GOVERNO

 

di Pia Gigli (*)

 

"Riteniamo che tutte le Associazioni, i lavoratori e i singoli individui che rappresentano la Cultura nel nostro Paese e che come noi sentono l'urgenza di ribellarsi si mobilitino affinché, citando le parole di Mario Monicelli: 'Gli italiani ritrovino l'orgoglio e la dignità e non si lascino sopraffare, riscattandosi e dando vita ad una Rivoluzione"'.

 

 

foto roma

Con queste parole si concludeva il volantino che un gruppo d'allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma distribuiva il 2 giugno davanti all'Altare della patria mentre srotolavano uno striscione con su scritto "Cultura: Omicidio di Stato". A seguito del sit-in i ragazzi sono stati fermati dalle forze dell'ordine, trattenuti per diverse ore e denunciati penalmente per manifestazione non autorizzata.
Ed ancora queste parole erano inviate con un breve comunicato il 3 giugno alla trasmissione radiofonica "Radio anch'io" dove il Presidente della Fondazione, Francesco Alberoni, rassicurava che i fondi per il Centro non sarebbero stati tagliati grazie alla sua interlocuzione con il governo, bollando le lotte degli studenti come "politiche" e invitandoli a "fare il loro dovere", cioè studiare e mandare avanti le attività.

Circa un centinaio di studenti del Centro Sperimentale di cinematografia di Roma dal 31 maggio è in assemblea permanente presso la loro sede in via Tuscolana.  La protesta è scattata a seguito della manovra finanziaria di Tremonti che ha individuato ben 232 enti da sopprimere o da definanziare. Nel testo definitivo della manovra finanziaria, firmato da Napolitano, i tagli alla cultura sono stati poi ridimensionati del 50%, lasciando al ministro Bondi la facoltà di decidere dove tagliare i contributi dello Stato. Rimane in piedi, lo stesso, un attacco pesante che, di fatto, annullerà il lavoro di decine d'istituzioni culturali e dello spettacolo, metterà a rischio centinaia di posti di lavoro e renderà ancora più precario il destino lavorativo dei giovani che vi studiano e lavorano.

Ma gli studenti del Centro sperimentale non si sono accontentati delle finte rassicurazioni istituzionali e stanno continuando la lotta, con tutti gli strumenti in loro possesso, perché sono coscienti che la partita è ben più ampia della "semplice" sopravvivenza del Centro.
In questo senso, ha ragione Alberoni, la loro protesta assume (e per fortuna) un indubbio significato politico che mette in discussione dalle fondamenta le politiche degli ultimi governi nei confronti della cultura, della ricerca e della formazione, legandosi così alle agitazioni degli insegnanti precari, degli studenti universitari e del mondo della scuola in generale. Un altro elemento di valore di questa lotta è la riconosciuta necessità d'unificazione con le altre vertenze che si sviluppano, pur in modo frammentario, nel paese: gli studenti si stanno attivando per tessere una rete di sostegno rappresentata da registi, sceneggiatori, attori che hanno fatto la storia del Centro, associazioni e altri enti che operano nel settore, altri istituti che si sono mobilitati (si ricordi che sono fortemente penalizzati dai tagli istituti quali Isfol, Ispesl, Fondazioni storiche, musicali, Enti lirici ecc.). E ancora è di rilievo lo sforzo degli studenti, attraverso un progetto di riforma, per rendere il Centro un vero polo di ricerca e sperimentazione, all'altezza del suo prestigio nazionale e internazionale. E' da notare che il Centro è stato oggetto dell'ondata di privatizzazioni degli anni '90, quando da Istituto pubblico è divenuto fondazione, cioè ente di diritto privato. Nonostante questo si è sostenuto quasi totalmente con contributi pubblici, circa 11 milioni d'euro annuali di cui soltanto due milioni destinati alla didattica!
Nel panorama generale dell'attacco del governo al mondo del lavoro pubblico e privato, di scuola, università, ricerca e della cultura in generale, attraverso le controriforme Brunetta e Gelmini, il taglio al Fondo unico per lo spettacolo e da ultimo la manovra di Tremonti, che annullano il futuro lavorativo e formativo di migliaia di studenti e di lavoratori, la ribellione dei giovani del Centro rappresenta un forte elemento di resistenza e di rilancio dell'iniziativa politica.
Solo l'unificazione delle centinaia di vertenze che i grandi media non trattano, ma che si stanno sviluppando nel Paese, dalle occupazioni degli enti e istituti di ricerca, allo sciopero degli scrutini che in questi giorni stanno impegnando i comitati di precari della scuola, all'agitazione di dipendenti pubblici, può consentire di ottenere qualche risultato.Ogni lotta, se isolata è destinata a fallire. Per questo motivo è necessario che siano gli stessi lavoratori e studenti ad organizzarsi e forzare le direzioni politiche e sindacali affinché si arrivi al blocco del Paese con uno sciopero generale, contro le politiche del governo e contro le false opposizioni. Dalla Grecia alla Spagna, alla Francia, all'Ungheria occorre un movimento europeo di classe contro la guerra ai lavoratori, ai giovani, alle donne, portata avanti dalla borghesia e dai suoi governi imperialisti europei.
Ci piace infine ricordare come, per noi, lottare oggi per la libertà e l'indipendenza della cultura vuol dire lottare per una nuova cultura e quindi per una nuova società, una società libera, per dirla con le parole di Trotsky "dalla preoccupazione struggente e abbruttente del pane quotidiano; in cui le energie liberate dell'uomo - una forza immensa - sono dirette interamente verso la conoscenza, la trasformazione e il miglioramento dell'universo, in una simile società la dinamica dello sviluppo culturale non avrà confronti con il passato." Trotsky, Letteratura e rivoluzione.

 

Per contatti e solidarietà:

www.cscstudents.org

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(*) Pdac Sezione di Roma

 

 
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