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Afghanistan
NIENTE TESTIMONI PER LA SPORCA
GUERRA
di Patrizia Cammarata
Nessun testimone
per i "portatori di
democrazia"
"Questo è un attacco
all’ospedale…. Un atto di guerra
preventiva, magari in previsione di una nuova offensiva militare nel
territorio,
nel quale siamo rimasti gli unici, scomodi, testimoni".
Così Gino Strada reagì
alla notizia dell’arresto dei tre operatori d’Emergency e dei sei afghani
sequestrati il 10 aprile scorso, con la motivazione che stavano progettando un
attentato.
L’arresto avvenne a Lashkar Gah, vicino alla provincia di
Kandahar, nel distretto di Helmand, nel sud dell'Afghanistan, ad opera di
militari afgani del governo fantoccio di Garzai e militari anglo-americani Nato
dell’I.S.A.F. (“International Security Assistance Force”, contingente
multinazionale composto di circa una quarantina di paesi fra cui Francia, Italia
e Grecia).
Gli operatori d’Emergency hanno da sempre denunciato la realtà
quotidiana della guerra “democratica”, fatta di morte, mutilazioni, feriti,
soprattutto fra i civili, soprattutto fra i bambini. Hanno denunciato che
secondo stime non ufficiali ogni giorno, oltre ai feriti per la guerra, cinque
bambini sono uccisi in incidenti stradali a Kabul e dintorni, e bambini sono
uccisi da denutrizione, scarso accesso ad acqua sicura, epidemie di tubercolosi
e malaria. Hanno denunciato le decine di migliaia di profughi e la corruzione
del governo fantoccio di Garzai e che, agli operatori d’Emergency, è stato
impedito di soccorrere i feriti dell'ennesima operazione militare di sterminio
della popolazione civile, a Marjah, una strage che è stata paragonato alla
strage di Fallujah, in Irak.
Emergency “non ha accettato denaro dal Governo
italiano, non accetta di fare la cosmesi della guerra" ha ribadito Strada:
“rifiuteremmo i soldi della Fiat per curare le vittime delle
mine antiuomo da loro prodotte, o quelli della Nestlé per curare i neonati che
rischiano di morire per il suo latte in polvere”. Emergency ha mantenuto la
stessa posizione nel caso della guerra in Kosovo, rifiutandosi di partecipare
alla famosa Missione Arcobaleno targata governo D’Alema.
Ma l’Afghanistan,
Emergency a parte, è pieno di organizzazioni pronte ad accettare i soldi della
guerra, così come è accaduto a Haiti dove, subito dopo il terremoto del 12
gennaio 2010, si sono mobilitate gran parte delle realtà politiche ed economiche
conniventi con gli eserciti d’occupazione militare e con le multinazionali che
sono la causa dell’estrema miseria del Paese e dello sfruttamento di bambini e
lavoratori.
Dopo la liberazione degli operatori di
Emergency
Se i tre operatori di Emergency, Matteo Dell’Aira,
Marco Garrati e Matteo Pagani, sono stati liberati, tuttavia l'ospedale è stato
chiuso e l’imperialismo Usa e quello europeo stanno sferrando l’attacco più
pesante contro la resistenza e contro il popolo afgano, dispiegando il più alto
numero dei soldati da quando è iniziata la guerra.
L’' operazione
"Mushtarak", ("Insieme"), realizzata da militari afgani e della Nato, è
considerata la più grande offensiva dall'inizio del conflitto. "Mushtarak" è
considerato il banco di prova del presidente Usa Barack Obama, premio Nobel per
la Pace, un banco di prova basato sull'invio di altri 30.000 militari nel Paese
per colpire le aree controllate dai cosidetti “ribelli”, nella zona di Helmand
(la zona dove operava l’ospedale di Emergency).
Le vittime di guerra in
patria
Da un recente rapporto presentato dal Pentagono al
Congresso emerge che in Afghanistan gli attacchi sono aumentati del 90% rispetto
allo stesso periodo dell'anno scorso e gli attentati con bombe lungo le strade
sono aumentati del 240%.
Il tormentone “democratico” dell’utilità della
guerra e dell’intervento occidentale per favorire la liberazione delle donne
afgane ha trovato drammatica smentita nel fatto che molte più donne sono state
ferite o uccise dalle bombe della guerra imperialista in Afganistan di quante si
siano tolte il burqa.
Nel frattempo, ogni giorno, negli Usa, si contano una
media di trenta tentativi di suicidio fra i veterani, per lo più reduci di
guerra. Questo è quanto riferisce il settimanale dei militari statunitensi “Army
Times”. Di questi trenta tentativi di suicidio, diciotto riescono. I suicidi da
parte dei reduci rappresentano oltre un quinto dei 30.000 suicidi annuali negli
Stati Uniti. Un alto numero di veterani ritorna dalla guerra in Afghanistan con
disordini da stress post-traumatico, depressione ed altri disturbi mentali.
Circa il 56% dei veterani senzatetto sono afroamericani o ispanici benché
costituiscano il 28% della popolazione Usa, rispettivamente il 13 e 15 %. I
reduci di guerra senza tetto sono sempre più spesso donne, donne e minoranze
etniche spinte dal ricatto occupazionale a scegliere la “professione” della
guerra, spesso per sfuggire a condizioni di miseria, emarginazione e degrado
sociale.
Italia: Pdl e Pd, il partito unico della
guerra
Per quanto riguarda il ruolo dell’Italia in questa
guerra è necessario ricordare che nel mese di marzo 2010 maggioranza e
opposizione hanno votato in modo compatto e trasversale in favore del
rifinanziamento della missione di guerra italiana in Afghanistan.
Pdl: 196
voti favorevoli, 8 astenuti, nessuno contrario. Lega Nord: 48 voti favorevoli, 1
contrario. Udc: 27 voti favorevoli, nessuno contrario. Gruppo Misto: 14 voti
favorevoli, 2 astenuti, 1 contrario.
Pd: (il partito con il quale
Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra continuano a stringere
accordi elettorali nelle giunte, con l’obiettivo di future nuove alleanze di
governo): 175 voti favorevoli, 8 astenuti, nessuno contrario.
L’Italia dei
Valori si è astenuto dal voto.
Il 'partito unico della guerra” ha così
stanziato per i primi sei mesi del 2010 ben 308 milioni di euro (51 milioni al
mese). Nel frattempo vengono tagliati i fondi per la scuola, per la sanità, per
le case popolari e per la ricerca.
Nel frattempo si colgono tutte le
occasioni (come i funerali dei sei parà uccisi) per cercare di inculcare il
patriottismo nelle masse popolari e in una classe lavoratrice che si trova a
fare i conti con precarietà, cassa integrazione e licenziamenti.
La guerra in Afghanistan e la guerra
sociale
L’escalation della guerra in Afghanistan è
legata alla preparazione di nuove guerre in Medio oriente (Iran) ed è da
collegarsi, inoltre, alla guerra che il capitalismo sta sferrando nei confronti
del movimento operaio, con licenziamenti di massa, riduzione dei diritti e dello
stato sociale, distruzione dell’ambiente e militarizzazione delle città. Una
militarizzazione che il padronato sta organizzando, complici governi e
amministrazioni di centrodestra e centrosinistra, ufficialmente per garantire la
“sicurezza dei cittadini”, ma in realtà per riuscire nel prossimo futuro a
difendersi dalla logica reazione che arriverà dal movimento operaio europeo sul
quale si tenta di far ricadere la crisi. Di questa reazione già si vedono i
primi radicali segnali, come le lotte in Francia e l'assalto al parlamento in
Grecia.
La sconfitta dell’imperialismo in Afghanistan significherebbe un
importante passo in avanti in prospettiva della sconfitta di tutti i governi che
operano per conto del capitale e che cercano quotidianamente di scaricare la
crisi capitalistica sui lavoratori. La guerra imperialista è la guerra dei
padroni contro i proletari, le vittime della guerra appartengono tutte alla
stessa classe sociale, il proletariato e le masse popolari povere di tutto il
mondo. Sono i piccoli afgani o irakeni che muoiono mentre, giocando, fanno
esplodere le mine-giocattolo studiate per mutilare i bambini (le tristemente
famose mine-giocattolo chiamate in Afghanistan “pappagalli verdi”), oppure le
donne che muoiono di parto per mancanza delle più elementari cure sanitarie, gli
immigrati che annegano nel Mediterraneo mentre tentano di raggiungere le coste
dell’Europa per fuggire alla guerra e alla fame, i numerosi giovanissimi soldati
Usa che si suicidano durante o di ritorno dalla guerra.
In questa situazione
di crisi economiche, razzismo, disastri ambientali, licenziamenti di massa e
guerre, assumono un’attualità dirompente le parole di Trotsky nel Programma
di transizione” del 1938 :
“La guerra è un gigantesco affare commerciale,
soprattutto per l’industria bellica (...). La guerra imperialistica è la
continuazione e l’inasprimento delle politiche di rapina della borghesia (...).
Prima di sfinire e trascinare nel sangue l’umanità, il capitalismo contamina
l’atmosfera di tutto il mondo coi miasmi letali dell’odio nazionale e razziale.
(...) La denuncia intransigente delle vere cause dl pregiudizio razziale e di
tutte le forme e manifestazioni dell’arroganza nazionale deve diventare parte
del lavoro quotidiano delle sezioni della Quarta Internazionale, nonché
l’elemento più importante della lotta contro l’imperialismo e la guerra. La
nostra parola d’ordine fondamentale resta: proletari di tutto il mondo unitevi!”
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