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OGGI IN
GRECIA, DOMANI IN ITALIA
Serve una risposta
operaia alla crisi del capitalismo
di Alberto Madoglio
Una manovra che
definire lacrime e sangue è riduttivo. Il
Piano di austerity varato nei giorni scorsi dal governo del
leader
socialista Papandreu, per poter accedere agli aiuti di Unione Europea e
Fondo
Monetario Internazionale, circa 110 miliardi di euro in 3 anni, e per
sperare di
evitare così il fallimento della nazione e dell’intero sistema della
moneta
comune europea, non ha eguali negli ultimi anni.
I 20 (forse 25, forse 30 non
è dato saperlo al momento) miliardi di euro tra tagli alla spesa pubblica e
nuove tasse, per far sì che il deficit torni entro il 2014 all’interno dei
parametri di Maastrich (3%) corrispondo a un decimo del Pil di quel Paese. Al
confronto la devastante finanziaria del '92 varata dal governo Amato (92.000
miliardi di lire), di cui i lavoratori italiani pagano ancora oggi gli effetti,
verrà ricordata come una piccola mancia chiesta alle classi subalterne
(1).
LA GRECIA: IL PAESE DI
BENGODI?
I giornali borghesi hanno indicato i responsabili di
questa situazione: le masse popolari del Paese. Certo, conta anche la crisi
mondiale, l’evasione fiscale della borghesia indigena e dei ceti più ricchi, ma
i primi responsabili sono i lavoratori, coperti di benefici e alti salari, ai
quali sono richieste poche ore di lavoro e ai quali sono permesse mille
scappatoie per vivere a spese dello Stato. Gli esempi per corroborare questo
pensiero si sono sprecati: dall’assegno alle zitelle (figlie di dipendenti
pubblici non sposate e senza lavoro), al caso della scuola di un’isoletta di
1.000 abitanti, che a fronte di 10 alunni ha in organico quasi 100 insegnanti, e
così via.
Di fronte a questo elenco la prima cosa che ci è venuta in mente è
che la Grecia era fino a poco tempo fa il vero Paese di Bengodi, e che una sorta
di socialismo, in cui si chiede a ognuno secondo le sue possibilità e si offre
secondo le sue necessità, si era creato a nemmeno un’ora di volo dall’Italia...
Curiosi, abbiamo tentato di approfondire, e con enorme sorpresa abbiamo visto
che le cose andavano diversamente.
UNA CLASSE OPERAIA FALCIATA DALLA
GLOBALIZZAZIONE CAPITALISTA
Controllando alcune fonti al di
sopra di ogni sospetto di partigianeria bolscevica (Ocse) abbiamo scoperto che i
lavoratori greci nel 2008 hanno lavorato circa 2.120 ore, quando la media dei
paesi Ocse era di 1.766. I salari espressi in dollari a parità di potere
d’acquisto erano nel 2007 di 26.929 a fronte di una media di 39.701, l’età media
del pensionamento di 59,3 anni (58,7 per l’Europa a 27), il 20% della
popolazione sotto la soglia di povertà, l’11% di disoccupati.
Infine la quasi
totalità del debito pubblico greco è in mano a investitori esteri: ciò significa
che i lavoratori non dispongono di sufficienti risparmi per acquistare titoli di
Stato, mentre con ogni probabilità la borghesia del Paese lo può fare tramite
società domiciliate fuori dai confini nazionali.
La realtà è con tutta
evidenza un’altra: nell’ultimo decennio i proletari ellenici sono stati colpiti
come e più degli altri dalle politiche neoliberiste della globalizzazione
capitalista, e la crisi mondiale scoppiata nel 2007 ha fatto il resto.
L’ANELLO DEBOLE DELL’UNIONE
EUROPEA
In un precedente articolo pubblicato sul nostro sito
abbiamo scritto che era iniziata la terza fase della Grande Recessione e che
questa avrebbe avuto come obiettivo le finanze pubbliche dei Paesi. Poco importa
che la Grecia negli scorsi mesi non abbia dovuto fare grossi interventi di
salvataggio di banche o altre imprese finanziarie, che si tratti di un Paese
molto marginale nel mercato capitalistico europeo (il suo Pil vale circa il 3%
dell’Unione). Si tratta, in questa fase, di uno degli anelli più deboli di zona,
quella europea, che ad oggi pare essere quella più in difficoltà di fronte al
protrarsi delle conseguenze della crisi.
IL PIANO DI UE E FMI: GRECIA
COMMISSARIATA, LAVORATORI MASSACRATI
La speculazione
internazionale ha cominciato a colpire pesantemente il Paese.
I titoli
pubblici greci a due anni hanno raggiunto il picco del 17% (l’Argentina pre
default era arrivata al 9%). Il rischio di una bancarotta, con rischi per
l’intera Europa, ha fatto sì che il piano d’aiuti venisse varato
rapidamente.
Ma a che prezzo! La propaganda dice che è un intervento di
salvataggio generale, anche se Martin Wolf, editorialista del Finacial
Time ammette: “Si dice salviamo la Grecia ma in realtà si salvano le
banche”.
I lavoratori pagano il prezzo di questo psuedo-aiuto: blocco dei
salari pubblici, della tredicesima, aumento dell’età pensionabile e diminuzione
del relativo assegno, aumento dell’Iva, delle tasse sul carburante e sulle
sigarette. Queste imposte non progressive sul reddito colpiscono maggiormente i
percettori di redditi bassi. Per finire, maggiore flessibilità sul lavoro,
privatizzazioni e licenziamenti più facili. Il risultato: salari diminuiti del
20/30%.
Così la Grecia nei fatti diventa una colonia. I funzionari del Fmi
rimarranno a controllare i conti per il prossimo decennio, mentre un
monitoraggio trimestrale delle riforme draconiane volute dall’imperialismo
deciderà se gli aiuti continueranno o il Paese verrà abbandonato alla
deriva.
POLIFEMO GOVERNA
ATENE
Il premier socialista Papandreu parla di una nuova
Odissea, e fa appello all’unità nazionale. Ma è solo ipocrisia. Il governo oggi
è il nuovo ciclope che si nutre delle vite di milioni di greci, per i quali il
punto di approdo rischia di non essere Itaca ma l’Ade (2).
NONOSTANTE LE DIREZIONI OPPORTUNISTE, I
LAVORATORI RIBATTONO COLPO SU COLPO
La riposta popolare non
si è fatta attendere. Nonostante il boicottaggio dei dirigenti sindacali
(racconta la stampa di una tempestosa riunione del gruppo dirigente di Adedi (3)
nei giorni scorsi, in cui la maggioranza, costretta a proclamare uno sciopero
generale, è risucita a evitare che fosse indetto a tempo indeterminato),
nonostante il keynesismo fuori tempo del Kke (4), la lotta si è fatta subito
durissima. Mercoledì 5 maggio la Grecia si è bloccata. Gli scioperanti hanno
occupato le strade. Ad Atene 100.000 dimostranti hanno dato l’assalto alla sede
del Parlamento mentre questo era in seduta per discutere le proposte del
governo.
CHI DOPO LA
GRECIA?
Dopo l’euforia iniziale per gli aiuti internazionali
e il piano del governo, i nodi sono venuti al pettine. La Grecia sarà in
recessione economica profonda (- 4 il Pil) anche nel 2010 e 2011, e la
bancarotta sembra ormai inevitabile.
Il contagio inoltre si sta allargando ad
altri Stati che si affacciano sul mediterraneo e non solo.
Portogallo, Spagna
e Irlanda sono i prossimi bersagli della speculazione. Non si tratta più di
sapere se ciò avverrà, ma quando. E si parla anche di bersagli ben più grossi:
Italia e Gran Bretagna
ALCUNI INSEGNAMENTI
Ciò che accade ci insegna molte cose.
Primo: la
cosiddetta ripresa è solo un bluff. Lo dimostra il ruolo che sta avendo
la speculazione finanziaria. I capitali infatti scelgono di abbandonare gli
investimenti produttivi perché questi non sono sufficientemente redditizi per
loro, sia per i guadagni che permettono, sia per i tempi in cui si realizzano.
Se ricordiamo inoltre che sono state le misure straordinarie in campo fiscale e
monetario a rallentare la caduta mondiale dell’economia, e che per forza di cosa
non potranno durare a lungo, la luce in fondo al tunnel è solo un miraggio della
propaganda padronale.
Secondo: chi oggi afferma che non ci sono pericoli di
contagio del “virus greco” mente spudoratamente. Nel 2011 il debito pubblico di
Spagna e Gran Bretagna sarà raddoppiato rispetto alla situazione pre-crisi,
nessuno dei Paesi della zona Euro sarà rientrato nei parametri di Maastrich, e
nel 2011/12, per 3 anni almeno, gli Usa dovranno chiedere agli investitori 1.800
miliardi di dollari all’anno per rifinanziare il loro debito
Terzo: il sogno
di un’Europa unita pacificamente sotto il segno del capitale è definitivamente
tramontato. Se mai ci riuscirà, il capitale imporrà un’unione che nascerà dalle
macerie, in cui alcuni Paesi saranno letteralmente distrutti, mentre altri
saccheggeranno tutto il possibile. Ciò potrà avvenire come sempre in due modi:
con le sole armi dell’economia o con l’economia delle armi. O con un misto delle
due.
OGGI IN GRECIA, DOMANI IN
ITALIA
L’eroica risposta del proletariato ellenico rende i
comunisti più ottimisti. Se i governi di tutti i Paesi già si preparano ad
importare nei loro territori la “cura greca”, altrettanto devono fare i
lavoratori, esportando la radicalità e combattività dei greci.
Agli ipocriti
appelli all’unione nazionale bisogna rispondere con la lotta più inflessibile
contro i crimini del capitalismo. Non la forza o la volontà di combattere
mancano agli oppressi di ogni nazione. Oggi, come nel 1848, “i proletari non
hanno nulla da perdere se non le loro catene” (5).
Ma non basta l’eroismo e
l’abnegazione. Serve un partito che renda chiara questa prospettiva. La Lit e il
Pdac sono impegnati in questa sfida.
Note
1) Fonti http://stats.oecd.org/index.aspx “Il virus che fa tremare l’Europa”, riquadro pag. 37, l'Espresso
del 30/04/2010.
2) Ade: figura mitologica greca, dio degli inferi,
genericamente sta anche per mondo degli inferi.
3) Sindacato del Pubblico
Impiego.
4) Partito Comunista Greco.
5) Marx-Engels, Manifesto del
Partito Comunista.
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