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IMMIGRATI A
CONGRESSO: AUTORGANIZZAZIONE E LOTTE
Cronaca dal Primo
congresso del Comitato Immigrati in Italia
di Pia Gigli
La lunga passerella di
esponenti istituzionali e politici, dal Pd all’IdV, dai radicali a Sinistra e
Libertà, invitati al primo congresso del Comitato immigrati svoltosi a Roma il
24 ed il 25 aprile ed intervenuti in apertura dei lavori, ha mostrato a tratti
imbarazzo, ma per lo più ipocrisia, con le offerte di aiuto ai loro “amici
immigrati” ed una falsa disponibilità proveniente proprio da coloro che negli
anni passati hanno introdotto i Cpt o leggi sull’immigrazione che hanno
subordinato ogni diritto dei lavoratori immigrati alla logica delle imprese e
del mercato.
Ma soprattutto tutto
ciò è andato ad infrangersi contro la potenza espressiva e politica dei
successivi numerosi interventi dei lavoratori immigrati, che hanno tracciato il
panorama del costante attacco di cui sono bersaglio in termini di diritti
negati; un attacco sempre più aspro nel corso di quasi un ventennio e giunto
oggi a condizioni insopportabili: dalla clandestinità che continua ad essere
alimentata con il fine di rendere più ricattabili i lavoratori, ed allo stesso
tempo resa reato attraverso il pacchetto sicurezza di Maroni, allo sfruttamento
lavorativo sempre più pesante, come i fatti di Rosarno hanno dimostrato, alla
negazione di fatto della cittadinanza e del diritto all’asilo, all’inasprimento
delle norme e delle regole sul diritto alla casa, all’istruzione o alla salute,
anche come effetto della forte impronta razzista e xenofoba di questo governo.
All’appello
congressuale, lanciato dallo storico Comitato immigrati in Italia, hanno
risposto, attraverso un percorso di assemblee in tutta Italia, 150 rappresentanti
di 30 comunità provenienti da 21 città. Il Comitato immigrati in Italia ha
voluto così rilanciare la propria attività di fronte all’urgenza di dare una
risposta incisiva alle difficili condizioni di vita, dotandosi di una
organizzazione più definita rispetto a una strutturazione a rete che, come
molti hanno riconosciuto, ha fatto il suo tempo.
Sono stati affrontati
diversi temi in specifici gruppi di lavoro: questione della casa, sanità,
lavoro, cittadinanza, rapporto con partiti e movimenti, questioni statutarie. A
conclusione dei lavori dei gruppi sono stati definiti i documenti conclusivi e
lo statuto del neonato Comitato Immigrati d’Italia. Secondo quanto stabilisce
lo statuto, l’organizzazione si articolerà in un ampio comitato direttivo che
eleggerà un esecutivo e nel corso di un anno si terranno i congressi regionali
che permetteranno la costruzione locale del Comitato.
I documenti finali
definiscono una ricca piattaforma rivendicativa che affronta le specifiche
questioni dell’immigrazione e riconoscono la necessità di costruire nelle lotte
l’unità tra lavoratori immigrati ed italiani contro il generale attacco che la
crisi capitalistica ha reso più aspro. E’ emersa la forte esigenza di prendere
la parola in prima persona, di autorganizzarsi, e di coordinare le lotte a
livello nazionale, con una energia e una determinazione eccezionali.
Come Alternativa
Comunista siamo intervenuti assieme alle organizzazioni di classe che lavorano
con compagni immigrati nel Comitato lavoratori italiani immigrati uniti di
Roma, abbiamo partecipato al tavolo che ha affrontato le questioni del lavoro e
lì è stato entusiasmante condividere con i lavoratori immigrati oggi più
avanzati, sindacalisti, rsu di fabbrica e lavoratori delle cooperative del
nord, una piattaforma di lotta comune.
E’ stato un congresso
che ha gettato le premesse per un grande movimento degli immigrati in Italia
che non vuole essere né un sindacato né un partito e che, diciamo noi, potrà
avere un serio sviluppo se metterà le lotte al primo posto, se nelle lotte
praticherà l’unità con la classe lavoratrice italiana e se manterrà la sua
autonomia nei confronti di ogni istituzione e di quelle forze politiche che
hanno dimostrato, nei fatti, di volerle spegnere, quelle lotte.
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