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Zapatero e
Obama:
due governi nemici della classe operaia
COME USCIRE DALLA CRISI
(FACENDOLA PAGARE AI
LAVORATORI)
Le "soluzioni" di
Zapatero
La Spagna sta vivendo una crisi economica
pesantissima (non lontana da quella greca). Il tasso di disoccupazione ha
toccato a marzo il nuovo record storico di oltre 4.166.000 di senza lavoro. Il
governo di Zapatero ha prospettato una manovra di "austerità", con tagli al
bilancio di circa 50 miliardi di euro in tre anni, per uscire dalla recessione e
rientrare nel paramentro europeo del 3% di deficit rispetto al pil. Il deficit è
attualmente all'11,4%. Secondo gli economisti borghesi la situazione della
Spagna è talmente grave che potrebbe diventare il principale paese a rischio
della zona euro, ancora più della Grecia.
La soluzione elaborata dall'esecutivo
socialista è la stessa dei governi di destra e centrodestra: far pagare la crisi
ai lavoratori e alle masse popolari. Il nuovo “Piano di investimenti in
infrastrutture e trasporti sostenibili”, presentato come una occasione per
creare posti di lavoro, privatizza in realtà gran parte del settore. Come ha
spiegato il ministro Blanco “le imprese di costruzione che si aggiudicheranno le
opere si faranno carico della realizzazione e del loro successivo sfruttamento
per un lungo periodo, di 20-30 anni”. Il programma sarà finanziato per circa il
50% dalla Bei (Banca europea per gli investimenti), un 20% sarà coperto
dall'Istituto di credito ufficiale (Ico) e il restante 30% da banche private e
imprese di costruzione. Zapatero ha concordato anche tagli della spesa pubblica
delle regioni per 10 miliardi su 3 anni. Ma l'affondo più grave ha come
obiettivo le pensioni. Le proposte del governo riguardano in particolare
l'aumento dell'età pensionabile dai 65 ai 67 anni e una modifica del calcolo,
che di fatto si tradurrebbe in una riduzione della pensione.
Ma di fronte a
questa ulteriore provocazione Zapatero ha dovuto incassare la prima protesta dal
2004 dei due principali sindacati spagnoli, la Ugt e le Comisiones Obreras
(Ccoo), suoi sostenitori. Il 23 febbraio, 60 mila manifestanti sono scesi in
piazza a Madrid, 50 mila a Barcellona e 30 mila a Valencia, le tre
manifestazioni hanno aperto una serie di proteste proseguite fino al 27
febbraio. Dopo le prime dimostrazioni Zapatero ha fatto una mezza marcia
indietro dicendosi pronto a discutere con i sindacati. Gli spagnoli però non
possono dirsi tranquilli, i maggiori sindacati sono fedelissimi del governo e
hanno fatto passare le peggiori nefandezze in silenzio. La classe operaia
spagnola è storicamente forte, ma priva, purtroppo, di un partito comunista
rivoluzionario capace di guidare le lotte: finché non si costruirà
un'organizzazione di classe (in questo compito sono impegnati in prima fila i
nostri compagni della sezione spagnola della Lit) i lavoratori saranno costretti
ad ingoiare ancora molti rospi.
La truffa della
"riforma" sanitaria di Obama
La riforma sanitaria di Obama è
definitivamente legge. Il Presidente degli Stati Uniti, che si sta rivelando una
grande delusione per i suoi sostenitori, rischiava moltissimo se la riforma non
fosse passata. Gli americani però si accorgeranno presto che anche questa
riforma è soltanto l'ennesima truffa. I costi infatti ricadranno interamente
sulle spalle dei lavoratori attraverso un poderoso aumento di tasse, contributi
e attraverso importanti tagli alle agevolazioni pubbliche. Medicare, il
programma federale che garantisce la copertura per le spese mediche degli
anziani, subirà un taglio di 500 miliardi, inoltre entrambi i programmi,
Medicare e Medicaid (agevolazioni per i poveri), verranno
ridimensionati a favore del nuovo piano di sussidi per chi stipula
un'assicurazione privata. La riforma impone, con poche eccezioni, l’obbligo per
ogni cittadino di disporre di un’assicurazione sanitaria attraverso i piani
offerti dalle assicurazioni private, dai datori di lavoro o dallo stato, per i
pochi beneficiari che ne possono usufruire. Ciò equivale a una manna dal cielo
per assicurazioni e imprenditori e a un'ennesima batosta per i lavoratori che si
vedranno costretti a stipulare un'assicurazione sanitaria pur non potendosela
permettere. Di fatto la riforma non modifica nulla di importante: il sistema
delle assicurazioni private non viene smantellato, ma anzi rafforzato, il
problema delle spese a totale carico dei cittadini non viene nemmeno affrontato
e, nonostante l'inserimento dell'assicurazione obbligatoria, si stima che nel
2019 almeno 23 milioni di persone rimarranno ancora privi di una copertura
sanitaria.
Il problema dei lavoratori resta dunque
l'accesso alle cure con in più l'aggravio del dover affrontare l'onere di
un'assicurazione obbligatoria. Questa “enorme conquista” di cui si fregia il
sedicente Nobel per la pace si dimostrerà presto una bufala, ma non pochi
americani hanno già capito di cosa si tratta e in migliaia sono scesi in strada
per manifestare contro questa riforma. Negli Stati Uniti, e non solo, i
movimenti di protesta mancano della guida di un partito marxista forte. Sebbene
negli ultimi anni ci sia stata una ripresa delle lotte, queste sono destinate a
refluire finché non si vedrà la nascita di un grande partito rivoluzionario
capace di unificare le rivendicazioni dei tanti movimenti di
protesta.
La lezione di Spagna e
Stati Uniti
Nella percezione comune, Zapatero e Obama
incarnano la figura di leader progressisti, alternativi al modello della destra
mondiale. In realtà, al di là delle suggestioni, entrambi portano avanti lo
stesso programma dei governi reazionari, che altro non è che il programma della
borghesia.
La storia passata e recente ci insegna che le uniche conquiste
possibili passano per le mobilitazioni e l'indipendenza di classe dei lavoratori
dai governi della borghesia, siano di centrodestra o di centrosinistra. Spagna e
Stati Uniti dimostrano, una volta di più, che nessun governo borghese può essere
“amico” dei lavoratori. In una società divisa in classi, qualsiasi governo non è
altro che il comitato d'affari della borghesia: l'unico governo amico dei
lavoratori sarà quello dei lavoratori per i lavoratori.
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