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18 Marzo: il movimento contro la guerra in piazza PDF Stampa E-mail
mercoledì 22 marzo 2006
boicottato dai liberali dell'Unione
 
di Pia Gigli
 
A tre anni dall'invasione dell'Irak, con la guerra ancora in corso e con la prospettiva di un nuovo attacco preventivo contro l'Iran, il movimento contro la guerra è sceso di nuovo in piazza, ma al di sotto delle sue potenzialità, se si considera che si trattava di una mobilitazione a carattere nazionale che ha riempito le piazze con presenze ben più consistenti negli anni passati.
L'oscuramento mediatico della manifestazione dovuto ad un'irrevocabile (?) sciopero dei giornalisti della carta stampata, è solo un aspetto di un più ampio boicottaggio che organizzazioni di massa del centrosinistra, quali  Ds e Cgil hanno fatto nei confronti della manifestazione.
Alla vigilia delle elezioni le potenzialità e le ragioni del movimento contro la guerra si sono frantumate contro il macigno delle compatibilità  di governo. Anche il Prc, che pure ha aderito alla manifestazione, era presente ben al di sotto delle sue possibilità, mostrando come l'accordo organico con il centrosinistra stia creando nella sua base militante smarrimento e disimpegno.
Uno smarrimento del popolo della sinistra che, come Progetto Comunista -Rifondare l'opposizione dei lavoratori, abbiamo raccolto al nostro banchetto in piazza  e nel corso del corteo dove abbiamo costruito uno spezzone autonomo e abbiamo pubblicizzato con un volantino le nostre posizioni sulla guerra, ma soprattutto l'Appello che stiamo rivolgendo in questi giorni ai lavoratori, ai precari ai disoccupati, ai movimenti perché rompano con il governo Berlusconi, ma anche con il progetto dell'Unione per salvaguardare un'opposizione di classe a tutti i governi della borghesia.
 
Proprio l'adesione e la (scarsa) presenza delle  forze della sinistra "radicale" (Prc, Pdci e Verdi) rivelano, nella prospettiva di un governo di collaborazione di classe, la funzione che queste forze stanno già svolgendo nella compagine del centrosinistra: quella di "guardiani" dei movimenti nel tentativo di cooptarli in quella prospettiva. In questo senso risulta del tutto ipocrita il loro "tentativo" di spostare a sinistra, con la forza dei movimenti, e soprattutto a un mese dalle elezioni,  gli orientamenti programmatici già consolidati del futuro governo di centrosinistra. Proprio sulla questione della guerra  e del ritiro delle truppe è del tutto chiara la posizione del centrosinistra: un ritiro concordato con le autorità irachene del tutto subalterne al comando USA, la salvaguardia comunque degli interessi economici dell'occidente in Irak e, in politica estera, fedeltà agli Stati Uniti, costruzione di un polo imperialistico europeo e nessun ritiro da Balcani e Afghanistan.
Non sono queste ragioni opposte al "no alla guerra senza se e senza ma" e alla rivendicazione del  ritiro incondizionato delle truppe dai teatri di guerra, portate avanti dai movimenti?
 
Per tutto ciò, come PC Rol,  pensiamo che il movimento contro la guerra debba rompere con Prodi e l'Unione  perché con il capitalismo e i suoi governi non c'è futuro né per il movimento, né per la pace.
Per questo è necessario collegare la mobilitazione per il ritiro delle truppe alla lotta di classe internazionale  e alla lotta dei popoli oppressi contro l'imperialismo riconoscendone il diritto alla sollevazione. 
 
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