Da subito saltano agli
occhi le rovine causate dal terremoto del 12 gennaio. Enormi lesioni sono
evidenti nell’aeroporto Toussaint Louverture, così come una visibile occupazione
militare nordamericana, con elicotteri che stazionano nei pressi della pista di
atterraggio e soldati nell’improvvisato salone di sbarco.
Il nostro primo
impegno è stata una riunione con i compagni di Batay Ouvriyé, organizzazione
operaia e popolare che, ancora una volta, riceve una delegazione di Conlutas,
oggi composta da 6 membri.
Veniamo accolti calorosamente. La sede di Batay
Ouvriyé espone bandiere di Conlutas e manifesti contro l’occupazione militare
che violano la libertà haitiana e intensifica lo sfruttamento cui il paese è
sottoposto.
Didier Dominique, uno dei leader di Bo e che è già stato in
Brasile in diverse occasioni, ha parlato del difficile processo di
riarticolazione dei movimenti dei lavoratori. “Tutto è più complicato, le
comunicazioni con i nostri compagni e i trasporti, il cui prezzo è aumentato di
quattro volte dopo il disastro”, ha riassunto Didier a proposito del terremoto
che ha distrutto Port-au-Prince uccidendo più di 200.000 persone. Tuttavia, il
movimento è in fase di riorganizzazione.
Solidarietà di classe
I membri di Bo
hanno ringraziato Conlutas per la solidarietà ai lavoratori haitiani, che si è
concretizzata, oltre che nella visita della delegazione e nelle mozioni di
solidarietà approvate in assemblee di lavoratori brasiliani, nella raccolta di
fondi che la delegazione ha portato con sé ad Haiti.
Per Didier si è trattato
di un aiuto straordinario, che ha reso possibile l’organizzazione dei primi
passi nel processo della ristrutturazione di Bo, in difesa dell’insieme dei
lavoratori di Haiti.
José Maria De Almeida (Zé Maria), della federazione dei
metalmeccanici del Minas Gerais, dirigente del Pstu, qui in rappresentanza di
Conlutas, è intervenuto ringraziando per l’accoglienza dei compagni haitiani.
Gli interventi erano tradotti dallo spagnolo al creolo, la lingua nativa.
Tragedia naturale sulla tragedia
sociale
Dopo l’incontro, ci siamo avviati verso il luogo dove saremo
ospitati. Sulla strada, le scene che abbiamo visto in televisione - centinaia di
costruzioni in rovina e la popolazione che cerca di sopravvivere in tende da
campo - provocano un impatto molto più forte.
Oggi che i media già non
parlano più di Haiti, abbiamo assistito a un fatto che ha dell’incredibile: né
l’evanescente governo, né la stessa Onu fanno qualcosa per ricostruire
Port-au-Prince. Ci sono macerie dappertutto. Le persone continuano a “vivere” in
uno spazio di pochi metri quadrati, in piccole tende da campo.
I lavoratori
haitiani dipendono più che mai dalle loro stesse forze per ricostruire ciò che è
stato distrutto dal disastro naturale potenziato dal disastro sociale.
Mercoledì, 31 marzo
La delegazione incontra gli
haitiani negli accampamenti
Il 31 marzo abbiamo avuto una riunione
con il coordinamento di Bo per definire il nostro programma. Nella mattinata Zé
Maria è stato intervistato da una radio locale, a cui ha esposto gli obiettivi
della visita di solidarietà dei rappresentanti di Conlutas. Frattanto, il resto
della delegazione visitava gli accampamenti dove si trovano gli haitiani reduci
dal terremoto. Le immagini sono estremamente toccanti: centinaia e centinaia di
tende da campo in cui si ammassano intere famiglie.
Ho parlato con varie
persone. Una di esse mi ha riferito della situazione di completo abbandono della
popolazione. “Ci avevano promesso che saremmo rimasti qui solo pochi giorni, ma
sono già passati tre mesi e non abbiamo alcuna prospettiva di uscire da qui”, ha
detto con la rabbia in volto. “Gli aiuti umanitari sono insufficienti. Un giorno
ci portano da mangiare, ma il successivo non arriva niente per la
gente”.
Anche la situazione igienica è penosa e i servizi chimici
improvvisati non danno nessun sollievo agli accampati.
Quasi all’ora di
pranzo, una manifestazione contro il presidente di Haiti, René Préval riunisce
un centinaio di persone. Subito soldati della Minustah (forza di occupazione
dell’Onu al comando del Brasile) hanno preso a sfilare nei loro veicoli, armi in
pugno e sotto le insegne delle Nazioni Unite. Nessuno della delegazione ha avuto
dubbi sul carattere intimidatorio dell’azione.
Riunioni negli accampamenti
Nel
pomeriggio, la delegazione ha svolto riunioni in quattro accampamenti,
discutendo con i leader dei gruppi lì ospitati il ruolo rappresentato
dall’occupazione militare.
Nella prima riunione, nell’accampamento vicino a
Cité Soleil, considerata la regione più povera di Port-au-Prince, circa cento
persone hanno accolto la delegazione in un incontro molto intenso. Si tratta di
uno degli accampamenti più organizzati, poiché è controllato da Bo.
Giovedì, 1 aprile
Conlutas visita lo scenario di
distruzione a Port-au-Prince
Nel terzo giorno di visita la realtà ci
mostra una Port-au-Prince distrutta dal terremoto e con il suo popolo
abbandonato: una tragedia sociale frutto di secoli di sfruttamento e ingerenze
imperialiste.
Abbiamo visto con i nostri occhi le macerie delle case, le
persone abbandonate e le sofferenze della popolazione.
Pensando che un
reportage scritto probabilmente non riesca a rendere la situazione che ci si
presenta abbiamo deciso di realizzare un video.
Riunione con l’opposizione
In serata, una
parte della delegazione, insieme a Bo, si è incontrata con vari settori che si
oppongono al governo di René Préval, in una delle riunioni più produttive che
abbiamo avuto.
I compagni hanno denunciato la persecuzione ai lavoratori che
lottano per i loro diritti nel paese che paga i salari più bassi di tutta
l’America.
Bisogna organizzare, resistere, mobilitare. Conlutas vuole dare il
suo contributo, divulgando le azioni haitiane, riproducendole nelle basi dei
suoi sindacati e favorendo così una relazione di fraterna solidarietà di
classe.
Venerdì, 2 aprile
La delegazione visita la regione
dell’epicentro del terremoto e parla con la stampa
Nel penultimo
giorno della nostra visita abbiamo realizzato diverse attività .
La mattina
abbiamo partecipato ad una conferenza stampa convocata da Bo per esporre le
posizioni di Conlutas sulla situazione del terremoto, la solidarietà di classe e
la rivendicazione del ritiro delle truppe di occupazione. Solo una radio e una
tv locale si sono presentate, il che è comunque abbastanza positivo, soprattutto
considerando che generalmente i grandi media vogliono evitare argomenti
pericolosi per la classe dominante e che era la festività religiosa del venerdì
santo.
In ogni caso in serata avremmo avuto una piacevole sorpresa: il
telegiornale delle ore 20 del canale 11 haitiano ha trasmesso quasi
integralmente la conversazione avuta con il rappresentante di Conlutas, Zé
Maria. “In Brasile, da tre mesi il governo Lula parla di aiuti ad Haiti. È una
menzogna. Per tutto il tempo che sono state qui, le truppe non hanno costruito
una sola casa, una scuola o qualcosa di importante per la popolazione”, ha detto
Zé Maria tradotto in creolo per gli haitiani dal compagno Didier Dominique, di
Bo.
“Vogliamo la fine dell’occupazione militare e che il Brasile utilizzi il
denaro che spende per i reparti militari per dare invece un vero aiuto
umanitario, con medici, infermieri, ingegneri”.
Epicentro del terremoto
Successivamente,
siamo arrivati fino a Leogane (30 Km a ovest di Port-au-Prince), regione
dell’epicentro del terremoto del 12 gennaio. Ancora una volta, lo scenario che
ci si presenta è simile a uno scenario di guerra. Le case sono totalmente
distrutte e il popolo è accampato in tende. È inumano.
“Ciò che mi colpisce è
la totale assenza dello Stato. La popolazione dipende unicamente ed
esclusivamente dalle sue forze”, ha detto il direttore di Andes, nonché membro
della delegazione, Elvio Mariano.
Sabato, 3 aprile
Incontro con gli
studenti
L’ultimo giorno di visita della delegazione è stato
abbastanza convulso. Siamo stati ad un incontro con docenti e studenti della
facoltà haitiana di Scienze sociali. Alla riunione hanno partecipato circa
cinquanta persone. Il presidente del sindacato dei metalmeccanici di São José
dos Campos, Vivaldo Moreira Araújo, ha parlato della solidarietà dei lavoratori
brasiliani al popolo haitiano. “Abbiamo realizzato assemblee in varie fabbriche
della nostra regione, come General Motors, in cui i lavoratori hanno votato la
donazione di una parte dei loro salari alle organizzazioni dei lavoratori di
Haiti come Bo. Ci risulta che le imprese non stiano realizzando la trattenuta
nel cedolino dello stipendio, situazione che abbiamo già denunciato, anche
all’interno dell’Oil”, ha affermato Vivaldo. “Si tratta di un chiaro attacco
alla decisione sovrana dei lavoratori e alla campagna di solidarietà ai
lavoratori haitiani”.
Interscambio con gli studenti e i docenti
haitiani
Nella riunione è stata anche articolata la costruzione di
un canale di scambio di informazioni fra docenti e studenti di Haiti e del
Brasile.
“Come ad Haiti, gli accademici brasiliani sono il centro della
politica liberale, che nel nostro paese è diretta da Lula. Siamo disposti ad
interscambiare esperienze aiutando in tutto ciò che è possibile i docenti
haitiani”, ha detto la direttrice di Andes, Cláudia Durans.
Gli studenti
haitiani hanno un protagonismo politico molto evidente. Sono stati loro ad
appoggiare la lotta dei lavoratori per un salario minimo giornaliero di 200
gourdes nel 2009. Ci sono stati molti scontri e il professor Jean Anil
Louis-Juste, all’avanguardia delle proteste, è stato assassinato poche ore prima
del terremoto del 12 gennaio.
Di ritorno in Brasile
Nell’imbarco per il
ritorno in Brasile, ci siamo imbattuti nel caos che vive l’aeroporto di
Port-au-Prince. Nonostante qualche inconveniente, le cose hanno funzionato e la
delegazione fa ritorno in Brasile. Nel bagaglio, il ricordo delle innumerevoli
attività sviluppate e dei volti di tanti haitiani, che, quantunque afflitti da
tante avversità, non smettono di sorridere e lottare.
A presto Haiti!
(traduzione di Valerio Torre dall'originale in
portoghese)