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domenica 21 marzo 2010
La battaglia di Alternativa Comunista.
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Il Partito di Alternativa Comunista non ha la pretesa di essere, già oggi, quel partito rivoluzionario che serve urgentemente ai lavoratori. E' necessario un lavoro paziente di costruzione, di radicamento, che però va iniziato oggi, non attendendo passivamente, non illudendosi che la soluzione verrà dalle finte "svolte a sinistra" dei dirigenti riformisti e governisti.
Serve un partito radicato tra le masse, che elevi la coscienza dei lavoratori attivi politicamente fino alla comprensione della necessità di abbattere questo sistema economico e sociale, che stia in ogni lotta e in ogni mobilitazione per svilupparla in una prospettiva rivoluzionaria. Per questo fine ambizioso non è sufficiente un partito comunista in Italia: serve un'internazionale rivoluzionaria. Ecco perché il Pdac, con tanti altri partiti nei diversi continenti, aderisce alla Lega Internazionale dei Lavoratori (Lit) che si pone il compito di costruire la Quarta Internazionale.
 
1. Perché il capitalismo non ha nulla da offrire all'umanità: solo crisi, guerre, miseria, distruzione dell'ambiente. Cassa integrazione, licenziamenti, disoccupazione, precarietà: sono parte integrante di questo sistema economico. Eppure già oggi un diverso sistema sociale, basato su un'economia pianificata in base alle esigenze della stragrande maggioranza dell'umanità, consentirebbe di eliminare su scala internazionale la fame e la disoccupazione, di ridurre a poche ore la settimana lavorativa. Ma questo significherebbe, per capitalisti e banchieri, perdere la principale fonte dei loro profitti: per questo vogliono scaricare sulle spalle dei lavoratori e dei giovani i costi della loro crisi, per questo continuano ad essere terrorizzati dal comunismo.
 
2. Perché solo i lavoratori possono costruire un'economia diversa, in grado di garantire a tutti una vita dignitosa. Oggi restano solo due strade: o il capitalismo in crisi trascinerà l'umanità in nuove guerre, o i lavoratori prenderanno nelle loro mani la direzione dell'economia. Ai capitalisti - qualche centinaio di famiglie in tutto il mondo - conviene intraprendere la prima strada; per la maggioranza dell'umanità significherebbe il disastro. E per questo che è necessario e urgente che i lavoratori si organizzino sulla base di un programma di indipendenza di classe dalla borghesia e dai suoi governi, per attuare l'occupazione delle fabbriche e l'esproprio delle aziende in crisi sotto controllo dei lavoratori; l'esproprio delle banche private e la creazione di un'unica banca di Stato; l'abolizione del segreto commerciale; ecc.
Un simile programma può essere imposto solo da un governo dei lavoratori, che dia agli sfruttati di oggi il controllo della società, che costruisca un'economia più razionale, volta alla soddisfazione dei bisogni sociali e non più basata sul profitto di pochi. Un'economia socialista.
 
3. Perché i partiti borghesi, di centrodestra o di centrosinistra, non rappresentano gli interessi dei lavoratori. Oggi il governo Berlusconi sta sferrando uno dei più pesanti attacchi ai diritti dei lavoratori che la storia del dopoguerra ricordi: prosegue nello smantellamento e nella privatizzazione dei servizi pubblici, Scuola e Sanità, Trasporti. E' un governo reazionario, che necessità una risposta forte da parte dei lavoratori: bisogna costruire un grande sciopero di massa e ad oltranza fino alla sua cacciata. Ma occorre sapere che una alternativa per i lavoratori non verrà certo dal Pd di Bersani, cioè dal centrosinistra che negli anni scorsi ha portato avanti analoghe politiche di attacco ai diritti di lavoratori, precari, donne, immigrati.
In ogni ambito, dalla guerra sociale contro i lavoratori alla guerra militare contro il popolo afghano, non vi è differenza sostanziale tra le politiche dell'attuale governo di centrodestra e quelle del precedente governo di centrosinistra. I due poli dell'alternanza, pur con il sostegno di settori differenti del grande capitale, rispondono agli interessi di chi accumula profitti. Per questo i lavoratori hanno necessità di lottare contro Berlusconi nella piena autonomia di classe dall'altro schieramento padronale. Altrimenti si continuerà a passare dalla padella alla brace, da un governo padronale di centrodestra a un governo padronale di centrosinistra: come è già successo più volte, con effetti sperimentati.
 
4. Perché una prospettiva di autonomia di classe del mondo del lavoro dalla borghesia e dai suoi governi richiede la costruzione di un'altra sinistra, rivoluzionaria, di un altro partito comunista. Questo è il progetto in cui sono impegnati i militanti di Alternativa Comunista. Disponibili all'unità d'azione nelle lotte con le altre forze di sinistra ma consapevoli della subalternità dei dirigenti di Rifondazione Comunista e del Pdci che hanno governato (contro gli interessi dei lavoratori) fino a ieri col Pd, che continuano a governare col Pd in tante città e regioni, che ancora oggi, di fronte al disastro che hanno provocato a sinistra, lavorano per ricucire una alleanza di governo nazionale col Pd per il post-Berlusconi. E' un fatto: i Ferrero e i Diliberto cercano di rientrare nel gioco dell'alternanza, guadagnando ancora una volta qualche poltrona in un futuro governo dei banchieri. Noi sosteniamo invece che il vero fronte comune che serve è quello di tutti i lavoratori, nativi e immigrati, insieme a precari, disoccupati e studenti, per cacciare Berlusconi ma non a favore di un nuovo governo di centrosinistra: per un governo dei lavoratori, che faccia davvero gli interessi dei lavoratori.
 
 
 
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