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L’ARTICOLO 18 NON SI TOCCA: PDF Stampa E-mail
venerdì 12 marzo 2010

USIAMO LO SCIOPERO DEL 12 MARZO PER DIRE che

L'ARTICOLO 18 NON SI TOCCA:

LO DIFENDEREMO CON LA LOTTA

 

 

Di fronte allo sfacelo sociale prodotto dalla crisi, dall'avidità padronale e dai provvedimenti antioperai di un governo autoritario, corrotto e truffaldino, la Cgil chiama i lavoratori in piazza su una piattaforma debole, "fuori fuoco", con uno sciopero frammentato sia nei luoghi, sia nella durata (per alcuni è di 4 ore, per altri è di 8 ore). Se Cisl e Uil hanno ormai completato la loro virata in sindacati "gialli", secondo un modello aziendalistico e neocorporativo, la Cgil continua a mimare attraverso scioperi rituali un conflitto smorzato in partenza che non darà sbocco alle più pressanti esigenze dei lavoratori.

La piattaforma è tutta in difesa, inquadrata in una impostazione riformista, il cui scopo è riprendere un ruolo di negoziazione con il governo e Confindustria. Si chiede una "nuova politica industriale" che significa risorse nazionali e locali per rimediare alle ristrutturazioni capitalistiche accelerate dalla crisi, e cioè soldi e vantaggi ai padroni. Si chiedono ulteriori ammortizzatori sociali che di fatto allungano l'agonia dei lavoratori senza risolvere il problema occupazionale. Sul fisco si fa la proposta di rimettere qualche soldo (pochi) in più nelle buste paga dei lavoratori dal versante dell'irpef senza considerare che saranno rimangiati dall'aumento delle tariffe e delle imposte indirette: la questione salariale va affrontata globalmente, a cominciare dal blocco dei prezzi e delle tariffe accanto a veri aumenti dei salari e delle pensioni. Sull'immigrazione non si chiede l'abolizione della Bossi Fini (che si basa peraltro sulla Turco- Napolitano) ma la sua "revisione", non si chiede l'abolizione dei Cie (Centri di identificazione e di espulsione), si chiede il permesso di soggiorno per gli immigrati "che lavorano" distinguendo tra immigrati "buoni" e "cattivi", non riconoscendo loro la dignità di lavoratori (regolari o irregolari che siano) che si possono auto organizzare, come abbiamo visto a Rosarno contro il supersfruttamento del lavoro nero e come abbiamo visto il primo marzo dello "sciopero dei migranti" che ha visto una Cgil defilata, refrattaria a proclamare uno sciopero che avrebbe permesso la mobilitazione di un gran numero di lavoratori immigrati.
Intanto è arrivato l'ennesimo attacco all'articolo 18. Ma stavolta è pesantissimo, perché ottenuto per via legislativa e subdolamente. Come possono oggi i lavoratori accettare che questo diritto venga scippato, quando soltanto 7 anni fa l'hanno difeso con un'importante mobilitazione di massa? Ma l'indignazione delle burocrazie della Cgil si ferma allo strumento del... ricorso alla Corte Costituzionale; intanto i lavoratori, ricattati come sono, nelle controversie di lavoro potranno "scegliere liberamente" l'arbitrato piuttosto che il ricorso al giudice e così si disintegra il fondamentale diritto al mantenimento del posto di lavoro. I padroni ringraziano. Dall'alto del truffaldino risultato congressuale dell'80%, la direzione epifaniana della Cgil impone una linea perdente che vede sempre più migliaia di lavoratori scoraggiati. Occorre riprendere in mano il proprio destino.
Mettiamo all'ordine del giorno dello sciopero del 12 marzo la difesa incondizionata dell'articolo 18. Contestiamo i burocrati della Cgil che nei loro comizi cercheranno consenso dai lavoratori! Imponiamo una piattaforma di vera lotta per rivendicare: il respingimento dei licenziamenti e la difesa di tutti i posti di lavoro; la difesa del salario, con forti aumenti salariali, maggiori per le categorie meno pagate, con la riduzione drastica delle ore di lavoro; l'assunzione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori precari; la difesa degli strati più sfruttati della classe lavoratrice, a partire dagli immigrati; pieno salario, equivalente al salario medio, per i disoccupati e i sottoccupati; aumento delle pensioni; organizzazione dell'autodifesa operaia a partire dai picchetti di sciopero.

 

LAVORIAMO PER UN GRANDE SCIOPERO GENERALE

UNITARIO E DI MASSA

PER CACCIARE IL GOVERNO BERLUSCONI!

 

 
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