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Elezioni regionali
Nel teatrino
dei corsi e ricorsi,
il PdAC unica lista di classe
Il Prc di Ferrero a braccetto con la borghesia. Il Pcl di Ferrando
(che si
presenta solo a Potenza)
propone un fronte
comune ai Radicali, uno dei partiti più reazionari
di Francesco Ricci
I difensori della
"democrazia" insieme in piazza a Roma il 13: da
sinistra a destra: Di Pietro, Bersani, Ferrero, la Bonino, Ferrando.
Solo pochi giorni fa scrivevamo (v. "La nuova corsa governista del Prc, il Pdac
unica lista di classe", pubblicato sul nostro sito web) che mentre la borghesia
cerca con violenza crescente (cassa integrazione, licenziamenti, chiusura di
fabbriche) di far pagare la crisi del capitalismo ai lavoratori; mentre i
lavoratori rispondono con forme di lotta sempre più radicali che purtroppo
rimangono frammentate perché manca un partito comunista con influenza di massa
che le organizzi su scala nazionale e internazionale; mentre lo scontro di
classe si inasprisce; nelle elezioni regionali manca, su scala nazionale, una
rappresentanza della classe operaia e delle sue lotte. Due soli sono infatti i
contendenti nella gran parte delle regioni, essendosi ancora una volta la
sinistra governista del Prc alleata praticamente ovunque con uno dei due
schieramenti borghesi. Mentre, scrivevamo, le organizzazioni a sinistra del Prc
si sono rifiutate di predisporre un fronte elettorale indipendente dalla
borghesia: Sinistra Critica parlando d'altro, il Pcl proclamando per mesi la
propria forza e capacità di presentarsi da solo in tutte le regioni, senza però
esserne in grado e finendo infatti per presentarsi solo in una provincia
(Potenza) di una regione. Di qui l'importanza, segnalavamo in quell'articolo,
dell'unica lista estranea ai giochi borghesi: quella di Alternativa Comunista in
Puglia, con la candidatura a presidente di Michele Rizzi, precario dei call
center, impegnato nelle battaglie operaie.
La realtà oltre ogni
previsione
Scrivevamo tutto questo solo pochi giorni fa.
Prima che si aprisse la tragicommedia delle liste del Pdl escluse, con
conseguenti decreti berlusconiani, proteste del Pd, ricorsi e controricorsi e
scontri tra i filibustieri dell'una e dell'altra parte sulla interpretazione
della "democrazia" (se debba prevalere la forma o la sostanza, ecc.). Uno
squallido teatrino borghese che ha il solo pregio di dimostrare come la
loro democrazia (quella delle casseforti) e le loro leggi
siano un grande imbroglio a copertura del dominio della borghesia. A conferma
che i comunisti devono limitarsi ad usare le elezioni - quando è possibile -
come strumento secondario, accessorio, per amplificare le lotte di fabbrica e di
piazza.
Ma, come si dice nei trailer di alcuni film, la realtà ha
superato ogni immaginazione. Mentre i due schieramenti borghesi si scontrano,
avendo come sfondo una sequela di scandali che ha pochi precedenti nella storia
pur scandalosa e corrotta della borghesia, mentre crescono licenziamenti e
chiusure di fabbriche, mentre la sinistra governista pensa solo ad allearsi col
Pd per salvare qualche poltrona, sul piano elettorale succede di tutto, di
più.
Rifondazione conferma e rilancia gli accordi con il Pd e - sollevando il
malumore di tanti militanti - arriva ad accettare in Lazio la candidatura dei
Radicali: cioè di una delle forze più reazionarie del panorama politico
italiano, i "liberisti e liberali", i più accaniti sostenitori delle missioni di
guerra imperialiste; i promotori di referendum per cancellare i diritti
sindacali dei lavoratori. E il Pcl di Ferrando, che si presenta come più a
sinistra del Prc, dopo la sceneggiata delle false presentazioni delle liste,
dopo aver cercato inutilmente di ritagliarsi uno spazio mediatico invocando
giudici e tribunali, dopo aver rinunciato a denunciare la democrazia borghese
spiegando al contrario che la democrazia "è per definizione universale" (per
molto meno Lenin definì Kautsky un "rinnegato" che così "aveva trasformato Marx
in un liberale da dozzina"), arriva infine (citiamo da un comunicato di Ferrando
del 10 marzo)... a invocare una legge elettorale "realmente democratica" (come
se le elezioni borghesi potessero mai essere "realmente democratiche") e propone
ai Radicali un fronte comune. Citiamo il comunicato di Ferrando per
evitare equivoci: "Proponiamo da subito allo stesso Partito Radicale una comune
iniziativa politica per il rinvio delle elezioni, col coinvolgimento unitario di
personalità democratiche della politica, della cultura, del diritto."
La vergognosa proposta del Pcl ai
Radicali anti-operai
Dalla sua fondazione polemizziamo
politicamente con il Pcl (ora si vede che non facevamo un processo alle
intenzioni) e con le pretese del suo gruppo dirigente di costruire un partito
comunista ritornando nei fatti alle concezioni mensceviche del partito leggero,
che non distingue tra militanti e simpatizzanti, che si costruisce su un
programma non rivoluzionario (in "quattro punti"). Da tempo prevedevamo che la
concezione mass-mediatica (dire qualsiasi cosa purché sia appetibile per i
giornali), i giochi con i numeri inventati, il fingere con i lavoratori una
forza che non esiste, oltre a non condurre alla costruzione di un partito reale
(sostituito da un leader e dai suoi comunicati) avrebbe portato a derive
pericolose in sé e dannose (perché a lungo amplificate dalla stampa) per chi
invece è impegnato seriamente in un processo di ricostruzione di un partito
comunista. Ma neppure noi - dobbiamo ammetterlo - pensavamo che si potesse
arrivare a tanto.
Proporre un fronte comune ai Radicali colloca il Pcl
di Ferrando su un altro piano. O, per meglio dire, lo colloca alla fine del
piano inclinato su cui si era collocato fin dalla sua fondazione. Proporre
un'alleanza ai Radicali con lo scopo di salvarsi uno spazio elettorale significa
trasformare le elezioni da mezzo (peraltro secondario per i comunisti) in un
fine, anzi nel fine ultimo. Come si fa, mentre migliaia di lavoratori vengono
licenziati, a proporre un fronte comune "per la democrazia" con i Radicali? I
Radicali della Bonino, "liberali e liberisti", non sono solo un partito borghese
(ciò che già basterebbe per evitare ogni tipo di alleanza): sono i promotori dei
referendum a favore della piena libertà dei padroni di licenziare, per la
massima flessibilità nei contratti a tempo determinato, per l'abolizione delle
norme che limitano il lavoro a domicilio, per l'abolizione della Sanità pubblica
e delle pensioni di anzianità... Sono cioè uno dei peggiori strumenti
reazionari, usati da anni dalla borghesia in provocazioni di chiaro stampo
anti-operaio.
La realtà è allora che questa proposta del Pcl va oltre una
concezione sbagliata del partito e del programma. E' una vergogna e
come tale va chiamata. E' vergognoso soprattutto che Ferrando abbia la
pretesa di definirsi ancora trotskista. Il trotskismo, cioè il comunismo
rivoluzionario, non ha nulla a che fare con cose simili! Non sappiamo (dopo
tante finzioni e bugie) se in quel partito sia rimasto ancora qualche militante
in carne ed ossa che si batte per un progetto comunista: se c'è non può che
uscire immediatamente, dissociandosi da questa vergogna.
Una
conclusione si impone da tutta questa vicenda: i lavoratori hanno bisogno
urgente di un partito comunista rivoluzionario: i dirigenti riformisti di
Ferrero, subalterni al Pd dei banchieri, non sono una mezza risposta a questa
esigenza ma anzi costituiscono un ostacolo; i dirigenti semi-riformisti del Pcl
di Ferrando, che fino a ieri si limitavano ad alimentare una finzione mediatica
e grottesca, oggi, dopo la richiesta di fronte comune alla Bonino, sono solo
una vergogna per l'intero movimento operaio. Gli uni e gli altri
saranno sabato alla manifestazione "per la democrazia" indetta dal Pd, una
manifestazione che (come hanno commentato i giornali) ricompone l'Unione e serve
unicamente per la campagna elettorale del centrosinistra. E certo non c'è molta
differenza tra stare sul palco con Bersani e la Bonino (come faranno Ferrero e
Diliberto) o stare sotto il palco proponendo un fronte comune alla Bonino (come
fa Ferrando).
ll Pdac, consapevole dell'esiguità delle sue forze e del
compito immenso che ci sta davanti, prosegue per la sua strada, al fianco dei
lavoratori che lottano e userà la propria candidatura in Puglia per denunciare i
padroni, le loro elezioni, la loro corruzione, i loro
imbrogli. E per rilanciare la necessità di un grande fronte unico di classe dei
lavoratori in lotta contro la borghesia e i suoi partiti, contro Berlusconi e
Fini, contro Bersani e Di Pietro, contro la Bonino.
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