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Elezioni
regionali
UNA CANDIDATURA DI CLASSE E DI
LOTTA
Intervista a Michele Rizzi,
candidato presidente del Pdac per la Puglia
intervista a cura di Pasquale
Gorgoglione
Incontriamo il
candidato
presidente della Puglia per Alternativa Comunista, l'unica espressione
della
sinistra di classe pugliese che si presenta in questa tornata elettorale
regionale.
Michele Rizzi (col
megafono)
insieme agli operai in lotta davanti ai cancelli della
Bar.sa
Michele, ci presenti il
quadro politico delle elezioni regionali pugliesi, partendo dagli schieramenti
borghesi?
Le elezioni regionali in Puglia assumono un significato
particolare, anche di carattere nazionale, soprattutto per il grosso clamore
suscitato dalle primarie della coalizione di centrosinistra. Come ricordate, il
Partito Democratico pugliese si è arrovellato nel tentare di mettere assieme una
coalizione la più larga possibile, che andasse dal Prc a Casini. Il tutto
condito da una forte indecisione sui passaggi da seguire, che ha portato alla
scelta di indire le primarie tra Vendola e l'agnello sacrificale, Francesco
Boccia, parlamentare vicino al vicepresidente del Pd, Letta. Quindi, dopo mesi e
mesi di telenovela, con l'Italia dei valori e Pdci che giuravano che non
avrebbero mai appoggiato Vendola, mentre Ferrero, segretario del Prc, scendeva
fino in Puglia a stringere un accordo con il leader di Sel sull'appoggio alle
primarie in cambio dell'abbassamento dello sbarramento del 4% per poter accedere
ai seggi regionali, Vendola vince nettamente le primarie, sostenuto fortemente
anche dalla minoranza franceschiniana e non solo del Pd pugliese e si ricandida
nuovamente a leader della coalizione di centrosinistra. Dall'altra parte, il
ministro Fitto impone il suo braccio destro, Rocco Palese, mentre Casini, forse
anche in virtù di un accordo con Bersani, candida la senatrice Poli Bortone, ex
dirigente nazionale di An, adesso battitrice libera con la lista di carattere
regionale, Io sud. Vendola riesce ad aggregare tutto il centrosinistra
tradizionale, anche i malpancisti dell'Italia dei valori e del Pdci, tutti uniti
nella fantomatica “Fabbrica di Nichi”, vero e proprio comitato elettorale di
vendoliani esagitati.
Quale ruolo ha esercitato in questo quadro la
sinistra riformista della cosiddetta Federazione della sinistra, ossia
Prc-Pdci?
Il ruolo recitato da Ferrero, come già detto
precedentemente, era legato al patto con Vendola. Invece, questo accordo
Sel-Prc, non porta al cambiamento della legge elettorale che viene confermata
con lo sbarramento al 4% con il voto favorevole dei consiglieri vendoliani,
lasciando in braghe di tela, rifondaroli e comunisti italiani.
Ad oggi, per
la Federazione della sinistra (Prc-Pdci) si profila la bicicletta con quello che
rimane dei Verdi che non hanno scelto di candidarsi nelle liste di Sel, per
tentare l'impresa impossibile di superare lo sbarramento o per lo meno poi, dopo
la vittoria di Vendola, rivendicare un assessorato regionale per tentare di
sopravvivere economicamente.
Diverso discorso, invece, per una parte
importante della base di questi partiti, che è fortemente contraria all'appoggio
a Vendola, non solo per la scissione fatta un anno fa ma anche per ciò che ha
rappresentato dal punto di vista politico e sociale il suo governo
regionale.
Come nasce la tua candidatura e quella di
Alternativa comunista in questa competizione elettorale molto
difficile?
Infatti, in contrapposizione a tutti questi schieramenti
borghesi, ci presentiamo noi. Stante il valore relativo che abbiamo e continuamo
a dare alle elezioni borghesi, consideriamo questo passaggio elettorale quale un
pezzo del cammino della costruzione del nostro partito su scala regionale, con
riflessi su quella nazionale. Naturalmente, ci dobbiamo scontrare con una forte
censura mediatica che, a partire dagli organi di stampa di centrosinistra o
comunque da coloro che tirano la volata al governatore in carica (come
Repubblica), fanno scomparire nostri comunicati o persino accenni
sull'esistenza di un partito rivoluzionario come il nostro. Evidentemente una
candidatura che sta raccogliendo parecchio interesse nell'area della sinistra
radicale ed anticapitalista, ambientalista radicale e di militanti di sinistra
delusi dalle politiche vendoliane, va cancellata dalla scena
mediatica.
D'altronde, la mia candidatura e quella di Alternativa comunista
si pongono anche in questo passaggio elettorale, che per noi ripeto ha un valore
accessorio e di secondo piano rispetto alle lotte concrete, come un punto di
riferimento per un'area ampia di quella che possiamo definire di sinistra
anticapitalista, radicale e di opposizione. E certamente, all'indomani del
responso elettorale, non certo andremo a “pesare” il consenso elettorale, perché
consci del funzionamento delle elezioni borghesi. Per noi il senso vero di
queste candidature rivoluzionarie sta nel voler utilizzare questo momento di
propaganda per portare ovunque il nostro programma rivoluzionario e transitorio
che sta riscuotendo un certo interesse soprattutto tra i lavoratori colpiti
dalla crisi capitalista.
Come è partita la campagna elettorale del
Pdac?
La nostra campagna elettorale è cominciata tra gli operai
della Bar.sa di Barletta, accampati sotto il Comune, con tanto di bandiere e
striscioni, per rivendicare il reintegro al lavoro, dopo l'occupazione dei tetti
di qualche mese fa ed altre contestazioni pesanti al sindaco di centrosinistra
ed alla direzione della società. Ed è proseguita con gli operai dell'Adelchi di
Tricase, dove dopo aver fatto un'assemblea molto partecipata, abbiamo tutti
assieme occupato in nottata il Comune della cittadina salentina. Qui si parla di
operai in carne ed ossa e di fabbriche vere (non certo quelle di cartone di
Vendola), dove la crisi capitalista ha distrutto certezze e sogni, ed ha messo
sul lastrico migliaia di operai. Il ruolo del nostro partito è quello di
partecipare in prima fila a questo movimento di lotta, di costituire comitati
operai e di farne parte come in quello salentino, di sfidare la stessa sfiducia
e rassegnazione di molti lavoratori per trasformarla in rivalsa sociale e voglia
di lotta, come per gli operai Bar.sa e Adelchi. Comunque, a breve, entreremo nel
vivo della campagna elettorale e dopo la presentazione regionale fatta a Bari, e
quella nel Salento, si proseguirà con le altre province.
Quali sono i punti salienti
del programma del Partito?
I punti principali sono: il taglio di tutti i finanziamenti pubblici alle
imprese; occupazione delle fabbriche e gestione operaia, a partire dall’Adelchi
di Tricase, dalla Franzoni Filati di Trani, dalle aziende Cofra e Bar.sa di
Barletta; il reddito sociale subito per i disoccupati e i precari pagato dal
padronato; la tutela dell’ambiente, attraverso una forte opposizione di piazza e
sciopero generale contro la nuclearizzazione del territorio pugliese e per
imporre la cessazione della costruzione di nuove centrali per la produzione di
energia a partire dall’impianto turbogas a Modugno, dal rigassificatore a
Brindisi e dalle numerose centrali a biomasse in via di progettazione (infatti
la Puglia produce più del doppio del fabbisogno energetico necessario); stop
alle ricerche petrolifere al largo di Monopoli votate dalla giunta Vendola. Ci
battiamo poi per una sanità pubblica, efficiente e gratuita: organizzazione di
un nuovo piano di assunzioni, eliminazione di tutte le convenzioni ai privati,
che hanno stretto la sanità pugliese in una morsa clientelare e affaristica,
abolizione di tutti i ticket di compartecipazione alle spese sanitarie; per il
rilancio della scuola pubblica, Alternativa comunista, da sempre interna al
movimento contro la Gelmini, proseguirà la sua battaglia contro i fautori della
scuola privata di centrodestra e di centrosinistra, per una scuola pubblica di
qualità e per l'azzeramento di tutti i finanziamenti diretti ed indiretti che la
giunta regionale ha stanziato per le scuole private. E ancora: siamo per
una opposizione inflessibile alle politiche razziste attuate contro i lavoratori
immigrati: stop allo sfruttamento a cui sono sottoposti gli immigrati nelle
campagne pugliesi (particolarmente rilevanti sono le situazioni evidenziate ad
Andria, a Terlizzi, a Foggia e a Nardò); chiusura immediata del Cie di Bari e di
tutti i lager per gli immigrati. Diritti democratici per tutti. Unione nella
lotta dei lavoratori immigrati e di quelli italiani. Potrei continuare, perché
abbiamo presentato un programma articolato: ma mi pare di averti riassunto gli
aspetti principali.
Ci saranno altre forze sociali e di movimento al
fianco del Partito a sostenere la tua candidatura?
Certamente. Ormai
stiamo diventando un punto di riferimento per la sinistra di classe, per le
realtà di lotta. Da qui, daremo sicuramente ospitalità nella nostra lista di
partito a operai, disoccupati, precari, a esponenti di lotte per l'ambiente come
nel Salento, di realtà associative come nel barese e di movimenti di disoccupati
organizzati come a Bari e nella Bat che condividano gli assi del programma del
partito.
Quindi, in conclusione, qual è la sfida del
partito in questa campagna elettorale?
La nostra sfida è quella di
continuare a costruire il nostro partito in Puglia con le stesse finalità con
cui l'abbiamo fondato, ossia rafforzare uno strumento a disposizione della lotta
di classe contro la borghesia ed i suoi partiti di riferimento per costruire una
vera alternativa comunista e rivoluzionaria, per un altro mondo possibile che
per noi (a differenza che per la sinistra governista) si chiama
socialismo.
Rizzi e i tre candidati presidente
dei partiti
borghesi (e della sinistra governista)
prima di un confronto in Tv
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