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LA SINISTRA COMUNISTA DEVE PARTECIPARE ALLE ELEZIONI? PDF Stampa E-mail
venerdì 15 gennaio 2010
LA SINISTRA COMUNISTA DEVE PARTECIPARE ALLE ELEZIONI?    
 
André Freire (Direzione del Pstu)

Il grande esempio è stato quello del tradimento dei partiti socialdemocratici europei che, di fronte allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, abbandonarono l'indipendenza di classe. Per preservare le loro poltrone in parlamento si allearono allo sforzo bellico delle borghesie nazionali dei loro paesi, fino a votare a favore dei crediti di guerra.
In Brasile abbiamo un grande esempio, il Pt (1). Alla sua fondazione, questo partito aveva come priorità l'azione diretta e proclamava che, come nella lotta di classe, i lavoratori dovevano scontrarsi con i padroni anche nell'elezioni. Ciò si tradusse nello slogan "vote no 3 que o resto é burguês" (2).
Col passare degli anni questo partito ha abbandonato la difesa dell'indipendenza di classe, ha realizzato coalizioni con partiti borghesi e ha governato amministrazioni periferiche e centrali a favore delle grandi imprese. Con l'arrivo di Lula alla presidenza della repubblica, è diventato il grande gestore degli affari capitalisti nel nostro paese.
Senza dubbio, le pressioni opportuniste della democrazia borghese continuano ad essere la principale deviazione politica affrontata dai partiti comunisti rivoluzionari sul cammino della battaglia per l'influenza politica sulle masse.  
 
E' possibile partecipare alle elezioni per costruire un partito rivoluzionario?
Il tradimento della socialdemocrazie fece sì che un gruppo politico all'interno della II Internazionale, con Lenin, Rosa Luxemburg e Trotsky. si scagliasse contro la tendenza dei partiti socialdemocratici all'adattamento alla democrazia borghese e ricostruissero il progetto socialista e rivoluzionario di lotta per il potere. Questo piano ha avuto il suo apice nella vittoria della Rivoluzione di Ottobre, nel 1917.
La lotta per il potere in Russia, con alla testa il Partito Bolscevico di Lenin, si è sempre scontrata con un grande nemico, le illusioni democratiche delle masse lavoratrici. La lotta contro queste aspettative nelle istituzioni della democrazia borghese è stata sempre una condizione perché la classe operaia prendesse nelle proprie mani il potere dello Stato.
Per questo, i bolscevichi usarono diverse tattiche affinché le masse rompessero con queste illusioni, come l'appello all'Assemblea Nazionale Costituente. Tuttavia, sempre con una strategia permanente: portare la classe operaia alla coscienza della necessità di distruggere le istituzioni borghesi e costruire un nuovo Stato a partire dal rafforzamento dei consigli degli operai, soldati e contadini (soviet) come organismi fondamentali di potere.
Dopo la presa del potere in Russia e già nella III Internazionale, sorse una forte polemica sulla partecipazione elettorale e parlamentare. Un settore sosteneva che, visto lo straordinario progresso che era lo Stato sovietico russo, i partiti della III Internazionale dovevano abbandonare la politica della partecipazione alle elezioni e ai parlamenti borghesi, sostituendo questa tattica con la lotta diretta per il potere a partire dalla preparazione di insurrezioni .
In questi dibattiti, Lenin intervenne decisamente contro la visione settaria dell'abbandono della lotta politica nell'elezioni e nei parlamenti borghesi senza che fossero mature le condizioni oggettive e soggettive affinché la classe diretta da un partito rivoluzionario disputasse il potere.
Per Lenin, mentre una parte importante della classe lavoratrice nutriva ancora illusioni nei processi elettorali della borghesia, i rivoluzionari dovevano utilizzarli con due strategie: l'agitazione del programma dei rivoluzionari per disputare la coscienza della classe lavoratrice contro il regime politico borghese e la costruzione ed il rafforzamento del partito rivoluzionario nei settori più avanzati del proletariato. Questa lotta politica è molto ben illustrata nel libro di Lenin Estremismo: malattia infantile del comunismo.  
 
Le campagne elettorali del Pstu
L'anno scorso, il nostro partito ha compiuto 15 anni. Siamo orgogliosi che la nostra storia sia costellata dalla presenza attiva dei nostri militanti nelle lotte più importanti della classe lavoratrice e dei giovani. E siamo orgogliosi delle nostre campagne elettorali e dei nostri parlamentari rivoluzionari che hanno utilizzato i loro mandati al servizio di queste lotte.
Anche quest'anno, il nostro partito parteciperà all'elezioni. Non faremo una campagna uguale a quella dei due partiti che proclamano la conciliazione fra le classi, come il Pt e il PCdoB (3), che vogliono solo concorrere per aumentare i loro posti nell'amministrazione del capitalismo in Brasile.
Ci differenzieremo anche dalla maggioranza della direzione del Psol, che alle elezioni amministrative del 2008 si è alleato con partiti borghesi come il Pv (4) e il Psb (5). E oggi sta negoziando il possibile appoggio alla candidatura a presidente di Marina Silva (Pv), difesa con lo stesso argomento di sempre: "realizziamo coalizioni con i partiti borghesi per dialogare con la coscienza ‘arretrata' delle masse ed eleggere (e rieleggere) i nostri parlamentari".
Saremo differenti pure da tutte le correnti settarie che ignorano l'importanza delle elezioni come un terreno secondario nella disputa della coscienza delle masse verso il socialismo e la costruzione del nostro partito.
Facciamo appello a tutti gli attivisti, entità ed organizzazioni politiche - che concordano con la necessità di partecipare alle elezioni difendendo un programma classista e socialista - a costruire con noi questa campagna elettorale 2010.

(1) Partito dei Lavoratori: è il partito del presidente Lula.
(2) "Vota la lista 3, ché il resto è borghese".
(3) Partito Comunista del Brasile.
(4) Partito Verde.
(5) Partito socialista brasiliano.     La partecipazione alle elezioni continua a generare grandi dibattiti nella sinistra comunista. È un fatto che la farsa della democrazia borghese abbia portato alla sconfitta molti partiti che si dicevano comunisti o proclamavano l'azione diretta come tattica privilegiata per la lotta politica.
 
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