Ma a sfilare sotto i riflettori della solidarietà sono spesso proprio i
politici, sindaci, assessori, presidenti di associazioni, ecc... legati da un
forte rapporto e da una vicinanza di obiettivi politici, economici e militari
con i responsabili di un’altra immane tragedia che ha colpito Haiti,una tragedia
che nel tempo ha portato il popolo haitiano ad essere fra il più povero
dell’America.
I responsabili della povertà di
Haiti
Già prima del terremoto l’80% della popolazione
viveva in una condizione di povertà degradante, il 54% con meno di un dollaro
al giorno, e la disoccupazione toccava il 70% della popolazione. Questa povertà
non è causata da un destino fatale che si è abbattuto sull’isola ma da una
storia segnata dal dominio del colonialismo e dell’imperialismo. Tre anni fa
denunciammo nel nostro giornale Progetto Comunista (aprile-maggio 2007,
articolo di Valerio Torre) che Brasile, Argentina, Cile, Uruguay e Bolivia
avevano inviato proprie truppe ad Haiti, forti di una risoluzione Onu che ha
istituito una missione militare (Minustah) da dispiegare nell’isola caraibica.
Si è trattato di vere e proprie truppe di occupazione, che nella notte del
gennaio 2007 e nei giorni successivi, con un attacco ordinato dal Consiglio di
Sicurezza, sono entrate, con oltre 400 soldati con blindati e fucili automatici,
nei quartieri più poveri della capitale causando almeno 70 morti e decine di
feriti, tra cui molti bambini, e distruggendo le infrastrutture idriche. In
realtà l’attacco Onu è servito per reprimere la costante crescita delle azioni
di massa contro l’occupazione della Minustah.
La Lit - Quarta Internazionale
(di cui il Pdac è sezione italiana) lanciò allora una campagna internazionale
"contro tutte le occupazioni dell’imperialismo, dall’ Irak ad Haiti, perché
un’occupazione imperialista è la stessa, benché ad Haiti si mascheri dietro i
caschi azzurri”.
Le vere finalità della "solidarietà"
della borghesia
Il terremoto del 12 gennaio ha rappresentato una
tragedia immane e grande è la commozione per le donne e gli uomini, per i tanti
bambini che sono morti sotto le macerie o che vagano, orfani, in un Paese
devastato dalla distruzione e dalla miseria. Ma non saranno i caschi blu
dell’Onu, i politici che stringono sorridendo le mani ai generali Usa, le
associazioni che vivono attraverso i contributi dei governi guerrafondai a sigla
Pd o Pdl, le cooperative “rosse” che costruiscono le basi militari, ad aiutare
il popolo haitiano a risollevarsi.
Haiti fu la prima colonia latino-americana
che conquistò l’indipendenza e l’abolizione della schiavitù, nel 1804. Tutta la
sua storia ci parla di un popolo fiero e generoso che pagò con dure repressioni
la sua vocazione alla libertà. Ora la stessa politica e i medesimi interessi
economici che hanno causato la sofferenza e la miseria di questo popolo si
candida a risollevare le sorti e come segno di aiuto e solidarietà invia subito
10 mila marines (governo Obama), bombe di gas lacrimogeno sfollagente che
serviranno nelle prossime probabili manifestazioni (governo Lula), portaerei
Cavour, carabinieri e elicotteri (governo Berlusconi) per, come ha dichiarato
il ministro Frattini, “garantire l’ordine pubblico e cooperare con gli Stati
Uniti”.
Mentre in Italia Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile, prima
dello scandalo che lo vede in questi giorni coinvolto, si è imprudentemente
abbandonato a dichiarare che “la mancanza di coordinamento delle organizzazioni
internazionali sta lasciando migliaia di haitiani abbandonati a sé stessi”, il
generale brasiliano Jorge Armando Félix, ministro della Sicurezza istituzionale
della Presidenza della Repubblica, ha detto chiaramente che le forze dell’Onu ad
Haiti "non hanno carattere umanitario, ma di sicurezza, e non possono deviare da
questa missione" e il ministro della Difesa Celso Jobim ha ammesso che "per la
mancanza di acqua, di alimenti e di combustibile la gente comincerà a essere più
indignata" e ha aggiunto che l’occupazione militare dovrà essere protratta "per
almeno altri cinque anni".
La solidarietà internazionalista tra
lavoratori
E’ assolutamente indispensabile costruire una
solidarietà, anche negli aiuti alla popolazione di Haiti, in piena autonomia
dalla carità mescolata alla repressione e allo sfruttamento che parte dalle
politiche dei governi e delle multinazionali e arriva nelle nostre città, nei
nostri posti di lavoro attraverso le raccolte di denaro da parte di Fondazioni,
associazioni e club che con quel potere e con quella politica vanno a braccetto,
solo come esempio due delle numerose iniziative di raccolta fondi per Haiti:
il World Food Program (Onu), il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni
Unite (WFP), e l’iniziativa congiunta di Confindustria e segreterie Nazionali
Cgil, Cisl e Uil, che raccolgono fondi con un conto corrente bancario comune
(dal sito Uil Ufficio Stampa).
Per i lavoratori e le masse popolari di Haiti
è importante l’appello alla solidarietà di Bataye Ouvriye, la più grande
organizzazione politico-sindacale haitiana, da anni impegnata contro
l'occupazione militare dei Caschi Blu dell'Onu che denuncia come “le forze
imperialiste approfittano dell’aiuto che somministrano per rendere più pesante,
in maniera sfrontata, la loro dominazione” e lancia un “APPELLO ALLA
SOLIDARIETA’ a tutti gli operai, lavoratori e progressisti conseguenti del mondo
intero, per cercare di aiutarci ad uscire da questo terribile momento e per far
fronte in modo strutturato all’altro genere di catastrofe che ci attende: il
futuro dominio imperialistico che, in raccordo con le classi dominanti locali e
il loro stato reazionario, assume già forme estreme”.
Conlutas, sindacato di
base brasiliano, una delle principali realtà di lotta dell'America Latina, ha
promosso una grande campagna per la raccolta di fondi per Haiti: fondi che
verranno consegnati direttamente da una delegazione di Conlutas a Batay
Ouvriye.
La campagna di Conlutas è stata appoggiata e rilanciata a livello
internazionale dalla Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale,
che ha in Brasile la sua principale sezione, il Pstu di Zé Maria (da sempre
all'opposizione di sinistra a Lula). In Italia la campagna è sostenuta dal
Partito di Alternativa Comunista (Pdac), sezione italiana della Lit. Il Pdac si
sta rivolgendo alle organizzazioni politiche e sindacali, alla stampa della
sinistra, ai centri sociali, ai movimenti di base, ai singoli compagni che
vogliono dare un aiuto alle masse popolari haitiane in forma indipendente
dall'imperialismo e dalle sue organizzazioni "umanitarie".
E’ il momento che
tutti noi, lavoratrici e lavoratori italiani, che stiamo pagando con l’
abbassamento dei diritti, la precarietà e i licenziamenti, la crisi economica
del capitalismo, ci attiviamo in ogni modo per fare arrivare la nostra concreta
solidarietà ai nostri fratelli haitiani, in piena autonomia, sottraendoci
all’inganno del “buonismo” di associazioni e partiti che con una mano finanziano
la costruzione dell’ospedale, della strada, della scuola, e con l’altra
finanziano le “guerre umanitarie” e le “ronde per l’ordine pubblico e la
sicurezza”.