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Alcoa Una lezione di lotta di classe PDF Stampa E-mail
lunedì 08 febbraio 2010
Alcoa
Una lezione di lotta di classe
 

 

di Federico Angius (*)
 
Il giorno dopo le drammatiche notizie di Roma, ovvero il nulla di fatto degli incontri, e la comunicazione in piena notte da parte dei padroni americani di non tenere in alcun conto le promesse di Berlusconi di fronte al pericolo di bocciatura degli aiuti pubblici, un operaio davanti ai cancelli della fabbrica ha dichiarato sconsolato ai microfoni di una emittente locale: “ora bisognerebbe requisire la fabbrica”.

 
 
alcoaangius
 
Gli operai dell'Alcoa accampati sotto Palazzo Chigi
 
 
 I lavoratori sono un continuo e inesauribile tesoro di lezioni. Non ultima l’avere impedito l’ingresso e l’uscita dei dirigenti Alcoa. La rabbia non viene più compressa, le parole non bastano, gli operai insegnano a tutti cosa vuol dire difendere ad ogni costo il posto  di  lavoro.
L’occupazione dell’aeroporto, per esempio, e se il costo sono i voli cancellati chi se ne importa?
Il governo ha prodotto vuote promesse come il ribasso del costo dell'energia elettrica a favore dell'Alcoa, ma gli stessi lavoratori ci avevano messi in guardia quando tempo fa li abbiamo incontrati: “se la promessa non è a prova di Europa, ovvero di bocciatura di cosiddetti aiuti pubblici, allora saremo punto e daccapo”. E così è stato. Accolto l'accordo del governo, con lo scetticismo di chi ha già capito che si vuol prendere tempo, centinaia di operai hanno invaso l'aeroporto di Elmas-Cagliari per bloccarne l'attività. La repressione poliziesca non ha tardato a farsi viva, ma gli operai non hanno mollato ed hanno attraversato i campi di decollo e atterraggio.
Poi a Roma davanti ai palazzi del potere e quindi ancora in corteo insieme a tutti gli altri lavoratori sardi, affluiti in massa allo sciopero regionale generale proclamato dai sindacati confederali, in realtà complici essi stessi della rovina della classe operaia sarda.
 
Quale via per gli operai?
All’Alcoa adesso è tempo di decidere quale decisione prendere per il prosieguo della lotta. L’inesistenza totale di una guida politica e men che meno sindacale pone diversi spunti di riflessione. Nessun politico guida o consiglia gli operai in lotta, i quali del resto da lor signori non si faranno ormai più, ora come ora, prendere per i fondelli. Ma nemmeno un partito che si dica minimamente a sinistra riesce a concepire un piano di lotta adeguato al contesto politico-economico attuale. Solidarietà e appoggio a che servono se manca una barra ferma che discrimini le promesse dai fatti concreti?
E si badi bene qui non si tratta di affermare che siamo noi questa guida, ma di prendere atto che i lavoratori hanno dettato una linea esplicita ed intransigente, precisa e circostanziata che ogni partito, ogni organizzazione comunista rivoluzionaria deve far propria pena la totale alienazione dalla realtà degli sfruttati. Una linea che noi facciamo nostra e porremo in ogni assemblea in ogni dibattito rilanciando la parola d’ordine del governo operaio, dell'occupazione delle fabbriche in crisi e sane, perché la fabbrica che non viene chiusa oggi, sarà vittima della macelleria sociale capitalista per il domani.
Questo per quanto riguarda la crisi di linea politica, mentre per quella sindacale dovrebbero bastare i fischi indirizzati durante il comizio dello sciopero ai dirigenti confederali.
Certamente mancano ai lavoratori l’una e l’altra guida.              
Gli operai Alcoa dicono con la loro lotta gridano portateci alla lotta, non fateci arretrare. Ma quelli sordi alle rivendicazioni di classe, snocciolano teoremi di sviluppo, riformismo e richieste di finanziamento pubblico, che impantanano la lotta stessa in una pozzanghera di incontri inconcludenti e tavoli traballanti ed inutili.
 
Di fronte alla crisi: controllo operaio!
Senza la premessa del controllo operaio della fabbrica a che possono servire tutte le possibili ricette economico sociali dei servi politico-sindacali del potere?
A rinviare la rovina forse, ma non ad evitarla.
Bisogna “Guardare in faccia la realtà, non cercare la linea di minore resistenza, chiamare le cose con il loro nome, dire la verità alle masse per quanto amara sia, non aver paura degli ostacoli, essere fedeli nelle piccole cose come nelle grandi, osare quando giunge l'ora dell'azione: queste sono le norme della IV Internazionale, che ha dimostrato di saper andare contro corrente e sarà sulla cresta dell'ondata storica che si avvicina”(Lev Trotsky, Programma di transizione).
È arrivato il momento di apprendere dal coraggio, dalla dignità, dalla lotta degli operai dell’Alcoa il più grande insegnamento che servirà a curare i mali della nostra civiltà: la lotta di classe. E non dobbiamo avere paura nel dire loro: siate voi guida e mente di questa rivincita sociale. Ma attenti, con questi dirigenti politici e sindacali la sorte è segnata: cassa integrazione (il tabù che a qualche pseudo formazione comunista può ancora apparire come una linea invalicabile) e licenziamenti. Dobbiamo avere il coraggio di dire: non arrendetevi, scioperate, occupate le fabbriche, difendetele, dirigetele.
“La crisi attuale della civiltà umana è la crisi della direzione proletaria. Gli operai avanzati, riuniti attorno alla IV Internazionale, indicano alla loro classe la via per uscire dalla crisi. Le propongono un programma basato sull'esperienza internazionale della lotta emancipatrice del proletariato e di tutti gli oppressi in generale” (Lev Trotsky, Programma di transizione). 
 
Operai! Il PdAC è con voi!
 
(*) coord. Pdac Sardegna
 
 
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