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Verso le elezioni regionali PDF Stampa E-mail
giovedì 04 febbraio 2010

Verso le elezioni regionali

USARE LE ELEZIONI BORGHESI PER RENDERE VISIBILI LE LOTTE OPERAIE

La differenza tra riformisti e comunisti

 


 
 
di Michele Rizzi


 

 
elezioniregionali2010
 
A poco più di un mese dal voto delle elezioni regionali, il quadro delle alleanze e delle coalizioni dei partiti borghesi e di quelli socialdemocratici è ormai molto chiaro.
Mentre il Pdl si presenta compatto ovunque in alleanza con la Lega e forte di sondaggi che danno il premier in buona tenuta, il Partito Democratico si contorce in una crisi profonda, legata anche allo scontro frontale tra gli apparati burocratici delle varie correnti interne che si sono già fronteggiate al congresso. Comunque, la linea del nuovo segretario Bersani è chiara. Infatti, come già detto in tanti articoli pubblicati sul nostro giornale e sul nostro sito, il Partito democratico, messa da parte la cosiddetta autosufficienza veltroniana, si pone come fulcro della costruzione di una nuova alleanza di centrosinistra, che va dall'Udc alla sinistra riformista, per preparare l'alternativa a Berlusconi e al suo Pdl.
Per questa tornata di elezioni regionali, l'Udc ha chiuso accordi con il centrosinistra quasi ovunque, tranne che in alcune regioni dove il candidato presidente (vedi Vendola in Puglia e Bonino nel Lazio) non è del Partito Democratico, casi in cui o si presenta autonomamente o si allea con il Pdl.  
 
Rifondazione: dalla "rivoluzione" alla proposta di accordo con l'Udc
A sinistra del Pd, sempre nell'area del centrosinistra, non se la passano certamente bene il Prc di Ferrero e il Pdci di Diliberto, ormai riunitisi in una sorta di mini "Izquierda unida" chiamata Federazione della sinistra (è scomparso anche il riferimento all'anticapitalismo, seppure astratto) che si riavvicina sensibilmente al mini partito di Vendola, Sinistra ecologia e libertà, orfano di Verdi e Socialisti.
L'ex ministro del governo imperialista Prodi, Paolo Ferrero, attuale portavoce della suddetta Federazione della sinistra (mai nata organizzativamente sui territori), si trova ad amministrare un partito, il Prc, in forte crisi di militanza e di prospettiva politica. Dopo aver vinto un congresso contro Vendola, sulla parola d'ordine della "svolta in basso e a sinistra", Ferrero corregge man mano il tiro, prima alleandosi con il resto del centrosinistra alle elezioni provinciali dello scorso anno, poi facendo entrare nella segreteria nazionale gli ex vendoliani rimasti nel Prc, e infine lanciando l'amo financo a Casini, uno dei possibili oppositori a un nuovo centrosinistra che vada dall'Udc al Prc.
Infatti, il segretario di Rifondazione, qualche mese fa, lancia un appello per un governo"democratico" alternativo a Berlusconi e a guida Casini, quale chiaro tentativo di apertura di credito nei suoi confronti da parte del leader dell'Udc. Di fronte ad un pezzo della sua base in rivolta, il buon Ferrero risponde che la proposta prevede anche il ritorno alla legge elettorale proporzionale e che il Prc darebbe solo un appoggio esterno, senza ministri. Ma visto che, pur volendo, questa opzione politica nazionale non è all'ordine del giorno (tra l'altro vista anche la saldezza del governo Berlusconi), pare chiaro che l'annuncio è, per il momento, un messaggio per le elezioni regionali ad un potenziale alleato un po' riottoso.  
 
Svolte e controsvolte: le contorsioni senza futuro di una burocrazia allo sbando
Ed è anche comprensibile come la burocrazia dirigente di Rifondazione, tagliata ormai fuori dai parlamenti, nazionale ed europeo, e da gran parte dei consigli provinciali e comunali, sia alla ricerca spasmodica di confermare qualche consigliere regionale ed eventualmente anche qualche assessore. Il rilancio del partito, di cui parla Claudio Grassi, numero due del Prc, va inteso proprio nella necessità di salvare il salvabile dal punto di vista della rappresentanza istituzionale locale, per costruire i ponti per tentare un domani di rientrare ad ogni costo in Parlamento, naturalmente con un nuovo centrosinistra, anche ancorato a Casini. Per dire, "il lupo perde il pelo ma non il vizio". La strategia di fondo è sempre quella della collaborazione di classe con i partiti della borghesia, in alleanze cosiddette progressiste, comunque espressioni di interessi padronali alternativi a quelli dei lavoratori.
Solo che se, fino a qualche anno fa, il Prc di Bertinotti, forte del capitale di voti accumulato all'opposizione dei governi di destra, poteva contrattare ruoli di governo e di sottogoverno con i maggiorenti del centrosinistra da una posizione di forza, adesso la mini Federazione di Ferrero e Diliberto deve invocare i vari Penati per entrare nell'alleanza di centrosinistra con l'Udc, rimanendone fuori perché inutile e non determinante, e si deve aggrappare all'ex nemico Vendola in Puglia per rimanere nei giochi politici. D'altronde, è il segno dei tempi!
Dopo avere tradito gli interessi dei lavoratori, stando nei governi borghesi di centrosinistra di ogni livello, i dirigenti del Prc tentano di ricostruire un'organizzazione ormai allo sfascio, illudendo alcuni militanti della presunta svolta congressuale a sinistra, per poi riconsegnarsi nuovamente al centrosinistra con il quale hanno governato per anni. Poco conta per loro se poi, in diversi circoli del Prc, dal Lazio alla Basilicata, ci si sia espressi contro gli accordi alle regionali! Per loro conta esclusivamente una nuova stagione di collaborazione di classe.  
 
L'alternativa può nascere solo rompendo coi due poli dell'alternanza borghese
Alternativa comunista ha lanciato da mesi un appello per le elezioni regionali, evidentemente caduto nel vuoto per motivazioni diverse, alla Federazione della sinistra a rompere con il centrosinistra, a Pcl e Sinistra Critica a rompere con il settarismo e con lo spirito autoconservativo che le ha contraddistinte nelle precedenti elezioni, per costruire un fronte elettorale su di un programma comunista e rivoluzionario. In mancanza di risposte positive, come già verificatosi in occasione delle passate consultazioni elettorali, il Pdac si presenterà autonomamente ovunque possibile con il solo scopo di utilizzare le elezioni borghesi per rendere visibili in campagna elettorale le lotte operaie. Cioè esattamente ciò che non faranno né i socialdemocratici della Federazione né altre forze a sinistra del Prc che, pur alternative a Pd e Pdl, nutrono aspettative elettoralistiche, giocano con i numeri, vivono le elezioni come un fine in sé e non come una possibile cassa di risonanza della lotta autentica, quella che si fa nelle fabbriche e nelle piazze. Le leggi elettorali (diverse da regione a regione) sono costruite in modo da rendere difficile (in qualche caso impossibile) la presenza di forze che si pongono fuori dall'alternanza bipolare borghese. Verificheremo comunque fino all'ultimo ogni possibilità pratica. Al momento possiamo confermare la presentazione del nostro partito alle regionali in Puglia, con l'unica candidatura alternativa a quelle borghesi (la sinistra governista, dalla Sel al Prc, sostiene Vendola; altre forze minori della sinistra non sono presenti). Si tratta di un fatto importante perché sul "laboratorio pugliese" vi sarà una maggiore attenzione mediatica. E ciò ci consentirà di utilizzare la campagna elettorale per dare voce alle tante lotte operaie cui abbiamo partecipato in questi mesi e di fare propaganda su un programma rivoluzionario, attorno alle parole d'ordine: la crisi la paghino i padroni, l'unica soluzione sono le lotte dei lavoratori, l'occupazione delle fabbriche che chiudono o licenziano.  
 
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