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Verso le elezioni
regionali
USARE LE ELEZIONI BORGHESI
PER RENDERE VISIBILI LE LOTTE
OPERAIE
La differenza tra riformisti e
comunisti
A poco più di un mese dal voto delle
elezioni regionali, il quadro delle alleanze e delle coalizioni dei partiti
borghesi e di quelli socialdemocratici è ormai molto chiaro.
Mentre il Pdl si
presenta compatto ovunque in alleanza con la Lega e forte di sondaggi che danno
il premier in buona tenuta, il Partito Democratico si contorce in una crisi
profonda, legata anche allo scontro frontale tra gli apparati burocratici delle
varie correnti interne che si sono già fronteggiate al congresso. Comunque, la
linea del nuovo segretario Bersani è chiara. Infatti, come già detto in tanti
articoli pubblicati sul nostro giornale e sul nostro sito, il Partito
democratico, messa da parte la cosiddetta autosufficienza veltroniana, si pone
come fulcro della costruzione di una nuova alleanza di centrosinistra, che va
dall'Udc alla sinistra riformista, per preparare l'alternativa a Berlusconi e al
suo Pdl.
Per questa tornata di elezioni regionali, l'Udc ha chiuso accordi
con il centrosinistra quasi ovunque, tranne che in alcune regioni dove il
candidato presidente (vedi Vendola in Puglia e Bonino nel Lazio) non è del
Partito Democratico, casi in cui o si presenta autonomamente o si allea con il
Pdl.
Rifondazione: dalla
"rivoluzione" alla proposta di accordo con l'Udc
A sinistra del Pd,
sempre nell'area del centrosinistra, non se la passano certamente bene il Prc di
Ferrero e il Pdci di Diliberto, ormai riunitisi in una sorta di mini "Izquierda
unida" chiamata Federazione della sinistra (è scomparso anche il riferimento
all'anticapitalismo, seppure astratto) che si riavvicina sensibilmente al mini
partito di Vendola, Sinistra ecologia e libertà, orfano di Verdi e Socialisti.
L'ex ministro del governo imperialista Prodi, Paolo Ferrero, attuale
portavoce della suddetta Federazione della sinistra (mai nata organizzativamente
sui territori), si trova ad amministrare un partito, il Prc, in forte crisi di
militanza e di prospettiva politica. Dopo aver vinto un congresso contro
Vendola, sulla parola d'ordine della "svolta in basso e a sinistra", Ferrero
corregge man mano il tiro, prima alleandosi con il resto del centrosinistra alle
elezioni provinciali dello scorso anno, poi facendo entrare nella segreteria
nazionale gli ex vendoliani rimasti nel Prc, e infine lanciando l'amo financo a
Casini, uno dei possibili oppositori a un nuovo centrosinistra che vada dall'Udc
al Prc.
Infatti, il segretario di Rifondazione, qualche mese fa, lancia un
appello per un governo"democratico" alternativo a Berlusconi e a guida Casini,
quale chiaro tentativo di apertura di credito nei suoi confronti da parte del
leader dell'Udc. Di fronte ad un pezzo della sua base in rivolta, il buon
Ferrero risponde che la proposta prevede anche il ritorno alla legge elettorale
proporzionale e che il Prc darebbe solo un appoggio esterno, senza ministri. Ma
visto che, pur volendo, questa opzione politica nazionale non è all'ordine del
giorno (tra l'altro vista anche la saldezza del governo Berlusconi), pare chiaro
che l'annuncio è, per il momento, un messaggio per le elezioni regionali ad un
potenziale alleato un po' riottoso.
Svolte e controsvolte: le
contorsioni senza futuro di una burocrazia allo sbando
Ed è anche
comprensibile come la burocrazia dirigente di Rifondazione, tagliata ormai fuori
dai parlamenti, nazionale ed europeo, e da gran parte dei consigli provinciali e
comunali, sia alla ricerca spasmodica di confermare qualche consigliere
regionale ed eventualmente anche qualche assessore. Il rilancio del partito, di
cui parla Claudio Grassi, numero due del Prc, va inteso proprio nella necessità
di salvare il salvabile dal punto di vista della rappresentanza istituzionale
locale, per costruire i ponti per tentare un domani di rientrare ad ogni costo
in Parlamento, naturalmente con un nuovo centrosinistra, anche ancorato a
Casini. Per dire, "il lupo perde il pelo ma non il vizio". La strategia di fondo
è sempre quella della collaborazione di classe con i partiti della borghesia, in
alleanze cosiddette progressiste, comunque espressioni di interessi padronali
alternativi a quelli dei lavoratori.
Solo che se, fino a qualche anno fa, il
Prc di Bertinotti, forte del capitale di voti accumulato all'opposizione dei
governi di destra, poteva contrattare ruoli di governo e di sottogoverno con i
maggiorenti del centrosinistra da una posizione di forza, adesso la mini
Federazione di Ferrero e Diliberto deve invocare i vari Penati per entrare
nell'alleanza di centrosinistra con l'Udc, rimanendone fuori perché inutile e
non determinante, e si deve aggrappare all'ex nemico Vendola in Puglia per
rimanere nei giochi politici. D'altronde, è il segno dei tempi!
Dopo avere
tradito gli interessi dei lavoratori, stando nei governi borghesi di
centrosinistra di ogni livello, i dirigenti del Prc tentano di ricostruire
un'organizzazione ormai allo sfascio, illudendo alcuni militanti della presunta
svolta congressuale a sinistra, per poi riconsegnarsi nuovamente al
centrosinistra con il quale hanno governato per anni. Poco conta per loro se
poi, in diversi circoli del Prc, dal Lazio alla Basilicata, ci si sia espressi
contro gli accordi alle regionali! Per loro conta esclusivamente una nuova
stagione di collaborazione di classe.
L'alternativa può nascere
solo rompendo coi due poli dell'alternanza borghese
Alternativa
comunista ha lanciato da mesi un appello per le elezioni regionali,
evidentemente caduto nel vuoto per motivazioni diverse, alla Federazione della
sinistra a rompere con il centrosinistra, a Pcl e Sinistra Critica a rompere con
il settarismo e con lo spirito autoconservativo che le ha contraddistinte nelle
precedenti elezioni, per costruire un fronte elettorale su di un programma
comunista e rivoluzionario. In mancanza di risposte positive, come già
verificatosi in occasione delle passate consultazioni elettorali, il Pdac si
presenterà autonomamente ovunque possibile con il solo scopo di utilizzare le
elezioni borghesi per rendere visibili in campagna elettorale le lotte operaie.
Cioè esattamente ciò che non faranno né i socialdemocratici della Federazione né
altre forze a sinistra del Prc che, pur alternative a Pd e Pdl, nutrono
aspettative elettoralistiche, giocano con i numeri, vivono le elezioni come un
fine in sé e non come una possibile cassa di risonanza della lotta autentica,
quella che si fa nelle fabbriche e nelle piazze.
Le leggi elettorali (diverse da regione a
regione) sono costruite in modo da rendere difficile (in qualche caso
impossibile) la presenza di forze che si pongono fuori dall'alternanza bipolare
borghese. Verificheremo comunque fino all'ultimo ogni possibilità pratica. Al
momento possiamo confermare la presentazione del nostro partito alle regionali
in Puglia, con l'unica candidatura alternativa a quelle borghesi (la sinistra
governista, dalla Sel al Prc, sostiene Vendola; altre forze minori della
sinistra non sono presenti).
Si tratta di un fatto importante perché sul
"laboratorio pugliese" vi sarà una maggiore attenzione mediatica. E ciò ci
consentirà di utilizzare la campagna elettorale per dare voce alle tante lotte
operaie cui abbiamo partecipato in questi mesi e di fare propaganda su un
programma rivoluzionario, attorno alle parole d'ordine: la crisi la paghino i
padroni, l'unica soluzione sono le lotte dei lavoratori, l'occupazione delle
fabbriche che chiudono o licenziano.
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