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Haiti
Le grinfie dell'imperialismo e la
solidarietà proletaria
Obama manda i marines, Berlusconi la
portaerei Cavour
Alternativa Comunista
organizza una raccolta fondi
insieme al sindacato
brasiliano Conlutas
a cura della redazione
web
Dopo aver pubblicato vari articoli
sulla situazione ad Haiti, continuiamo le pubblicazioni sulla tragedia
haitiana con questa news in cui potete trovare:
- una nota del sindacato Conlutas
che in Brasile sta organizzando la solidarietà proletaria con
Haiti;
- un riquadro con i dati per
partecipare alla sottoscrizione indetta da Conlutas: Alternativa Comunista
organizza la raccolta di fondi in Italia e verserà a Conlutas il ricavato perché
possa arrivare al proletariato haitiano;
- un articolo del Pstu di denuncia
delle vere finalità dell'invio di marines da parte di Obama (analoghe a quelle
di Berlusconi che invia la portaerei Cavour e il suo scagnozzo Bertolaso, già
distintosi nella gestione di terremoti e altre calamità in
Italia...).
Di fronte alla tragedia il
popolo di Haiti non smette di lottare per la vita
Nota di Conlutas
Nonostante la mancanza di aiuti che tardano
ad arrivare, la popolazione non si demoralizza e combatte per la
sopravvivenza
“La disgrazia di lì è buona per la gente di
qui, è chiaro”. Questa è la dichiarazione che il console di Haiti in Brasile,
George Samuel Antoine, si è lasciato sfuggire negli studi di un’emittente
televisiva senza sapere di essere in onda, e rappresenta la sua vera definizione
della tragedia. Ciò dimostra chiaramente la vera intenzione delle autorità
celata dietro la scusa degli aiuti umanitari.
Secondo la stampa,
l’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) distribuirà cibo solamente per 8.000
persone, con la scusa che i suoi depositi di generi alimentari sono stati
depredati. Le false notizie sulla violenza nel Paese aumentano ed hanno lo scopo
di dare l’impressione che c’è bisogno di soldati per mantenere l’ordine. Di
fronte alla fame e alla sete, il popolo haitiano tenta di adattarsi come può
poiché gli aiuti non arrivano.
Già cominciano ad essere diffuse notizie di
furti e saccheggi nel Paese, così da rendere accettabile l’idea che ad Haiti ci
sia bisogno della continuità della permanenza delle truppe straniere (Minustah).
Tuttavia, quando l’uragano Katrina colpì gli Stati Uniti pure ci furono
saccheggi e furti, ma non per per questo si giustificò la presenza di militari
stranieri.
Dinanzi a una simile tragedia e senza alcuna
prospettiva il sentimento corrente non è quello della violenza bensì della
sopravvivenza. Il popolo di Haiti affronta una catastrofe e anche a fronte di
condizioni così allarmanti cerca le forze per continuare e risollevarsi. Il
primo popolo di colore a conquistare l’indipendenza dei propri schiavi,
sfruttati per secoli, non ha abbandonato il proprio Paese.
Informazioni
provenienti dallo studente Rodrigo Bulamah, contenute nel blog dei ricercatori
di Unicamp (Università di Campinas) che si trovano ad Haiti, danno la
dimostrazione di un popolo fiero e che ha ancora la forza per rialzarsi. “Ciò
che si vede oggi a Port-au-Prince, due giorni dopo il terremoto, è un esempio
indescrivibile di civismo ed aiuto. Non c’è caos, come parte dei giornalisti
tenta di propinarci, le persone non sono disperate, né c’è alcun segno
dell’immaginaria barbarie che sta alla base del nostro pregiudizio su Haiti. Gli
haitiani si stanno adeguando come hanno sempre fatto dopo ogni embargo ed ogni
'progresso economico internazionale' che hanno fatto implodere la produzione
locale”.
Secondo lo studente esistono distruzione, morte e mancanza di
risorse, ma il popolo haitiano sta trovando mezzi per affrontare questa
situazione. “Abbiamo visto un accampamento immenso. Persone organizzate, che
preparavano da mangiare, facevano la doccia, lavavano gli indumenti. Nessun
segno degli aiuti internazionali di cui si riempiono la bocca le diverse
autorità. Si attende lo spettacolo della distruzione per poi far partire lo
spettacolo della cooperazione internazionale”.
Le informative si susseguono e
ciò che si constata è che il popolo si è stancato di attendere le autorità
borghesi. “Le persone stanno rimuovendo le macerie delle proprie case e del
quartiere, baracche di fortuna sono state improvvisate per proteggere le
persone. Vediamo medici haitiani in giro per la città a fare un lavoro da
formica”.
Conlutas riafferma che si deve continuare ad esigere dal governo
brasiliano la fine dell’occupazione militare di Haiti e che i relativi
finanziamenti per il mantenimento delle truppe di occupazione siano utilizzati
per aiutare il popolo di Haiti. E fa appello ai sindacati e alle organizzazioni
dei lavoratori del Brasile e del mondo intero a mobilitarsi in solidarietà con
Haiti.
Raccolta di fondi in Italia, a
sostegno dell'iniziativa di Conlutas
organizzata dal Partito di
Alternativa Comunista
Con la nota sopra riprodotta,
Conlutas, il più grande sindacato classista brasiliano, fa appello alla
solidarietà di classe internazionale. Considerate le difficoltà nel trasporto di
viveri e medicine, Conlutas ritiene che la forma migliore di aiuti consista nel
raccogliere fondi da inviare alle organizzazioni dei lavoratori haitiani con cui
ha stabilito relazioni in questi ultimi anni nel corso della lotta per il ritiro
delle truppe straniere che occupano Haiti.
Per questo, a partire dai
sindacati, dai movimenti e dai partiti che hanno a cuore le sorti del
proletariato, è necessario avviare una raccolta di fondi che, oltre ad essere di
concreto aiuto per i nostri fratelli haitiani, ha anche un’importanza educativa
nel senso di rafforzare il legame di classe internazionale fra i
lavoratori.
Conlutas ha aperto un conto corrente presso il Banco do Brasil su
cui far affluire il denaro raccolto.
Il PdAC rilancia quest’appello e si
rivolge a tutte le istanze di movimento, ai sindacati ed ai partiti della
sinistra, ai singoli militanti e attivisti, perché organizzino una raccolta di
fondi.
Il denaro raccolto potrà essere
inviato ad Alternativa Comunista o tramite un versamento sul ccp n.
72971534 INTESTATO AD ONLUS NUOVI ORIZZONTI
o versando (anche pochi euro) direttamente dal
nostro sito web (www.alternativacomunista.org)
utilizzando il link a paypyal (sistema di pagamenti con carta di credito o
postepay).
Va sempre indicata come causale: campagna Conlutas per Haiti.
Alternativa Comunista, essendo in
contatto con Conlutas, provvederà a farlo avere al sindacato brasiliano che sta
coordinando la raccolta per le organizzazioni dei lavoratori
haitiane.
Confidiamo nella solidarietà di
classe dei lavoratori italiani.
Obama decide
l’occupazione di Haiti con 10.000 soldati nordamericani
Pstu (*)
Le forze di occupazione già preparano la repressione. Il
Brasile spedisce sfollagente, bombe di gas lacrimogeno e armi con proiettili di
gomma
Ai soldati dell’Onu che oggi occupano militarmente Haiti, si
aggiungeranno altri 10.000 marines. In questo modo, il contingente militare
nordamericano supererà le truppe dell’Onu, pari in questo momento a circa 6.700
uomini.
Nonostante abbia formalmente dichiarato che il Brasile manterrà il
comando della Minustah (missione dell’Onu ad Haiti), un memorandum firmato con
gli Stati Uniti mette in chiaro che i marines non si sottometteranno ad alcun
controllo che non sia quello del loro stesso paese. In altre parole,
praticamente gli Usa assumeranno il controllo dell’occupazione militare e della
stessa Haiti.
L’intervento diretto delle forze armate nordamericani mette in
evidenza il ruolo subalterno delle truppe dell’Onu. Non appena i militari degli
Stati Uniti sono sbarcati nel paese, hanno subito assunto il controllo
dell’aeroporto di PortauPrince, impedendo persino lo sbarco di aerei
dell’aeronautica del Brasile. Con l’invio dei 10.000 marines deciso da Obama, le
truppe dell’Onu diventeranno una mera forza ausiliaria degli Usa ad Haiti.
Nel pomeriggio del giorno 16, il Segretario di Stato degli Stati Uniti,
Hillary Clinton, ha chiesto al parlamento di Haiti di conferire al presidente
Preval ed agli stessi Stati Uniti maggiore autorità. “Un decreto darebbe al
governo un’autorità enorme, che, in pratica, verrebbe delegata a noi”, ha
affermato in un’intervista al New York Times. In questi poteri
rientrerebbe quello di decretare il coprifuoco.
A quanto sembra, con
l’aumento della minaccia alla stabilità politica e sociale ad Haiti provocata
dal terremoto, gli Usa hanno scartato i mediatori e deciso di prendere
direttamente in mano la situazione.
Mentre non è ancora possibile contare il numero totale dei
morti provocati dal sisma, già le forze di occupazione si preparano a reprimere
le probabili proteste popolari nel paese. Mentre la grande maggioranza della
popolazione colpita aspetta ancora aiuti medici ed umanitari che non arrivano,
il Brasile invia al paese un singolare carico. D’accordo col ministro della
Difesa, Nelson Jobim, il governo brasiliano sta spedendo ad Haiti armi non
letali, come fucili con proiettili di gomma, bombe di gas lacrimogeno e
sfollagente, per “sostenere le truppe”.
Ciò in quanto le truppe della
Minustah al comando del Brasile si stanno già preparando a reprimere probabili
manifestazioni contro la mancanza di cibo, acqua e medicine che, così ritengono,
andranno aumentando nei prossimi giorni. “Considerando la mancanza di acqua, di
combustibile e cibo, le persone cominceranno a ribellarsi”, ha affermato Jobim,
che ha aggiunto che l’occupazione militare dovrebbe durare “per lo meno più di
cinque anni”.
Il generale Jorge Armando Félix, ministro del Gabinetto della
Sicurezza Nazionale della Presidenza della Repubblica, a scanso di ogni equivoco
ha spiegato chiaramente che le forze dell’Onu ad Haiti non hanno carattere
umanitario bensì di “sicurezza”. “Il battaglione non può abbandonare la sua
missione”, ha dichiarato alla stampa. Oggi, 16 gennaio, il vicecomandante dello
Stato Maggiore della Difesa del Brasile, Paulo Zuccaro, ha detto che è allo
studio l’aumento del contingente militare ad Haiti.
Nel frattempo, gli
abitanti di Haiti fanno sulle loro sole forze e sulla solidarietà per
l’estrazione dei feriti e dei cadaveri dalle macerie, così come per la
sopravvivenza quotidiana nel paese devastato.
(*) sezione brasiliana della Lega Internazionale dei
Lavoratori - Quarta Internazionale
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