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II Congresso Nazionale del Pdac PDF Stampa E-mail
martedì 12 gennaio 2010

II Congresso Nazionale del Pdac

UN PASSO AVANTI NELLA COSTRUZIONE
DEL PARTITO RIVOLUZIONARIO
 
foto congresso primo piano

 

  di Davide Margiotta

Il gigantesco compito che ci siamo dati sin dalla fondazione, tre anni fa, del Partito di Alternativa Comunista è quello di contribuire a ricostruire, in Italia e nel mondo, quella direzione rivoluzionaria del proletariato che manca tragicamente dallo strangolamento della Rivoluzione d'Ottobre ad opera dello stalinismo. A differenza di altri, non ci siamo mai considerati autosufficienti a questo scopo e non è certo nostra abitudine l'autocelebrazione. Il nostro metodo anzi è quello della critica e anche dell'autocritica scientifica e persino spietata perchè è questa l'unica via che può portare alla rivoluzione.
Non possiamo però che ritenerci enormemente soddisfatti dell'esito e della qualità del Secondo Congresso, che ha dimostrato agli scettici come il nostro sia un partito piccolo in rapporto ai compiti che abbiamo di fronte, ma vivo, vitale, e con un crescente radicamento nella lotta di classe, come dimostrano il maggior numero di ospiti rispetto al Congresso fondativo del 2007, rappresentanti di realtà di lotta e del sindacalismo di classe con cui i militanti del PdAC collaborano quotidianamente.
Il Congresso del PdAC si è svolto in un momento storico eccezionale: il capitalismo in agonia sta attraversando una delle sue crisi più devastanti, gettando nella miseria milioni di lavoratori anche nelle metropoli imperialiste. Per questo si fa sempre più urgente il compito di ricostruire quella direzione rivoluzionaria delle lotte che manca.
Dall'8 al 10 gennaio decine di delegati, ospiti e invitati nazionali ed internazionali, si sono riuniti a Rimini per il II Congresso nazionale del partito con questo preciso scopo. Perché il Congresso, per come lo intendiamo, non è soltanto il momento in cui si costituiscono i gruppi dirigenti e non è nemmeno un momento di pura riflessione teorica e accademica. Riprova ne è il fatto che sia i congressi locali che l'appuntamento nazionale si sono svolti sia in sessioni chiuse per i soli militanti che in sessioni aperte a cui erano invitati a partecipare tanti compagni con cui stiamo lavorando. Lo scopo che avevano i rivoluzionari che si sono incontrati a Rimini, una preziosa selezione di quadri (soprattutto giovani) che stanno crescendo e si stanno formando sulle basi del trotskismo nella militanza all'interno delle lotte politiche e sindacali, era quello di mettere un altro piccolo tassello nella costruzione del partito della Rivoluzione mondiale.

 

Due giorni di dibattito vero

Una volta espletati i compiti formali necessari al corretto e democratico svolgimento dei lavori, non casualmente la discussione politica è cominciata con la relazione del compagno Valerio Torre sulla battaglia della Lit (Lega internazionale dei lavoratori, di cui siamo la sezione italiana) per la ricostruzione della Quarta Internazionale. Perché il partito che stiamo costruendo e di cui c'è bisogno è tanto più oggi un partito internazionale.
Durante i lavori quattro sono state le relazioni politiche: oltre a quella già citata si sono susseguite quelle di Ruggero Mantovani sulla situazione italiana e quelle delle compagne Pia Gigli e Fabiana Stefanoni sul lavoro dei comunisti rivoluzionari nei sindacati. Introdotti da queste relazioni, si sono susseguiti interventi per oltre dodici ore di dibattito di alto livello: una ulteriore prova che la costruzione di un partito di quadri (e non di iscritti passivi) dà i suoi frutti.

 

Tanti ospiti: comitati di lotta, militanti da tutto il mondo

Oltre ai delegati era presente al Congresso una folta delegazione di ospiti nazionali e internazionali.
Questi ultimi erano compagni rappresentanti di varie sezioni della Lit (Gran Bretagna, Belgio, Brasile, Spagna, Portogallo) e il compagno Alejandro Iturbe (in rappresentanza del Segretariato Internazionale della Lit). Il senso della loro presenza e dei loro interventi non era certo quello di un mero saluto di cordialità, ma del contributo di esperienze di lotta e di proposte di lotta, come deve essere tra internazionalisti, cioè tra militanti impegnati nella comune costruzione di un partito internazionale.
Infine, ma non certo in ordine di importanza, erano ospitati ai lavori compagni che non sono militanti del partito, ma con cui abbiamo costruito in questi primi tre anni di vita del Pdac un lavoro comune a livello sindacale e politico. Rappresentanti dei Comitati immigrati di Roma (Edgar Galliano e Luz Miriam Jaramillo) e di Verona (Tahar Sellami), un dirigente nazionale dell'Rdb (Enzo De Vita), un dirigente della Cub Scuola e membro del coodinamento nazionale per la costruzione del nuovo sindacato di base (Francesco Bonfini), rappresentanti dei lavoratori dei precari della scuola (Giuseppe Raiola e altri compagni), dirigenti operai dei Comitati contro l'Amianto di varie città d'Italia, ecc.
Mentre intervenivano tutti questi compagni avevamo davanti la realtà di un partito che in questi tre anni si è costruito nel vivo delle lotte, non nei proclami o nei comunicati stampa.
Anche in questo caso ovviamente il senso della loro presenza non era quello dello scambio di cortesia, ma quello di ragionare insieme su come articolare e unificare le lotte nel prossimo, cruciale, periodo. Numerosissimi sono stati anche i saluti da organizzazioni sindacali e politiche nazionali e internazionali, citiamo tra i tanti: i saluti di Pier Paolo Leonardi per Rdb Cub, di Giorgio Cremaschi per la Rete 28 Aprile in Cgil, di tante sezioni delle Lit da ogni angolo del mondo: Argentina, Perù, Colombia, Paraguay, Russia, Stati Uniti, Bolivia, Cile...

 

Conclusioni

Il Congresso è terminato la mattina di domenica 10 gennaio con l'intervento di chiusura del compagno Francesco Ricci, a nome del Comitato Centrale uscente.
Alla fine, in un clima di euforia generale (perché non dirlo? qualche compagno, pure quelli che già hanno fatto più di un congresso, era visibilmente commosso; ci guardavamo tra noi pensando con orgoglio: tutto questo è il frutto dell'intenso lavoro di questi tre anni) tutti insieme, delegati, ospiti nazionali e internazionali, abbiamo cantato l'Internazionale.
Dopo tre giorni di estenuante lavoro i compagni sono tornati a casa stanchi, ma cresciuti politicamente e con una consapevolezza: dopo tre anni di lavoro difficile, controcorrente, Alternativa Comunista è oggi una realtà importante del panorama politico: certo, piccola cosa in in relazione ai compiti giganteschi che ci siamo posti, ma lottando per la ricostruzione di un partito leninista di quadri militanti con influenza di massa, potremo giocare un ruolo fondamentale nella prospettiva rivoluzionaria.

 

 

 

 

 
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