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FERRERO CALA LA
MASCHERA!
Dopo un piccolo intermezzo di lotta,
ritorna il Prc di governo
di Francesco Ricci
Noi oltre a non crederci avevamo messo in guardia (fin dal
congresso della "svolta a sinistra", due estati fa, e poi analizzando, anche
negli scorsi mesi, i primi segni della imminente "controsvolta") e avvisato i
militanti del Prc che avevano voluto dare ancora una volta credito al loro
gruppo dirigente.
(Ferrero, con Grassi, al congresso della
"svolta a sinistra", luglio 2008. Una stagione già
archiviata.)
Nelle ultime settimane i fatti erano diventati sempre più
chiari: avvicinandosi le elezioni regionali, i gruppi dirigenti nazionali e
locali del Prc moltiplicavano dichiarazioni di piena e totale disponibilità a
nuove alleanze elettorali e di governo col Partito Democratico, "senza
preclusioni"... pur di non essere preclusi, certo (come sempre) "sulla base di
programmi di svolta". Una svolta sotto l'egida del Pd, cioè del partito che ampi
settori della grande borghesia preferirebbero avere ancora oggi al governo al
posto del sempre più screditato Berlusconi.
Poi, di fronte all'incrinarsi
dell'alleanza di governo del centrodestra, scorgendo qualche crepa nel muro in
cui infilarsi, Ferrero (ben prima del "Comitato di Liberazione Nazionale" di
Casini) aveva lanciato l'idea di un "governo a termine": solo qualche mese per
cacciare Berlusconi e soltanto in nome (come sempre) della "difesa della
democrazia".
Ma ora le elezioni regionali si avvicinano, le crepe nel governo
si moltiplicano, e Ferrero rinuncia a ogni residuo pudore e getta infine la
maschera. Le interviste di questi ultimi giorni (e quella a Repubblica
di oggi è la più chiara) sono un vero e proprio appello alla borghesia:
Riprendeteci, noi siamo qui. La recita della "svolta a sinistra" è davvero
finita.
"Pronti ad accettare Casini premier, pur di battere la destra di
Berlusconi" titola, con una certa soddisfazione l'intervista a Paolo Ferrero, il
quotidiano di quella "borghesia progressista" che da sempre auspica un nuovo
governo diretto dal Pd, in grado di affrontare finalmente (senza i problemi
personali e processuali di Berlusconi) i conti della crisi del capitalismo.
Facendola cadere (non bisogna essere fini analisti per capirlo) sulle spalle dei
lavoratori.
Cosa dice Ferrero di nuovo rispetto alle scorse settimane? Ormai
non parla nemmeno più di un "governo di scopo" (quale potesse essere lo scopo di
un governo con i banchieri e la Confindustria, peraltro, non era difficile
immaginare). Ora va oltre: offre la disponibilità del Prc a suggellare un vero
patto di governo con il partito dell'alternanza borghese al centrodestra, il Pd.
Il terzo accordo (dopo i disastri del Prodi I e del Prodi II). Non un accordo
momentaneo, sia chiaro: un accordo per tutta la legislatura. A domanda del
giornalista Ferrero risponde infatti che anche dopo le elezioni il Prc si
comporterebbe con lealtà, senza infastidire il governo nella sua azione. Certo,
siccome il trauma dell'ultima esperienza di governo è ancora dolorante (per
milioni di lavoratori), il Prc sosterrebbe questo governo in parlamento ma senza
chiedere ministri ("noi non entreremmo a far parte di un eventuale esecutivo
(...). La sinistra ne resterà fuori, non ripeteremo l'esperienza del governo
Prodi."). Come se il problema per i lavoratori fosse consistito nella grisaglia
ministeriale di Ferrero e non piuttosto nel sostegno del Prc e di tutta la
sinistra riformista a un governo imperialista, con conseguente rimozione di ogni
opposizione in parlamento e nelle piazze! Peraltro il sostegno esterno (cioè
senza ministri) è già stato provato dal Prc: con il primo governo Prodi.
All'epoca il Prc non aveva ministri e sosteneva il governo in parlamento. Anche
in quella occasione votò tutto: guerre militari, guerra sociale ("pacchetto
Treu", apertura dei lager per immigrati, ecc.).
Cosa giustifica allora questa
ennesima capriola? Nelle dichiarazioni dell'ex ministro, tutto deriva dalla
necessità di "battere la destra di Berlusconi". Roba che difficilmente sarà
premiata con l'Oscar per la migliore sceneggiatura. Essendo l'esatto, identico,
copione già utilizzato in tutte le precedenti occasioni. Nella realtà ciò che
spiega questo ennesimo voltafaccia (dopo la "svolta a sinistra", i pugni chiusi
al congresso, lo sventolio di bandiere rosse, la "autocritica" per i disastri
prodotti) è una cosa soltanto, come da anni andiamo ripetendo: il lupo perde il
pelo ma non il vizio; la burocrazia riformista non perde mai, nemmeno nelle
pause forzate all'opposizione, il desiderio sfrenato di essere riammessa al
servizio del governo padronale.
E' questo, in definitiva, che spiega perché
proprio nel mezzo di una crisi economica e politica della borghesia, alla
vigilia di prevedibili (e da tutti previsti) nuovi scontri di classe, Ferrero
getta la maschera della lotta e offre nuovamente i suoi servizi ai padroni. Lo
spazio concesso a Ferrero (dopo un periodo di silenzio stampa) è già di per sé
una risposta: i padroni sono interessati alla gentile offerta.
C'è solo un
dettaglio che i padroni e Ferrero trascurano: il gruppo dirigente riformista
dovrà convincere militanti e attivisti che si ricomincia da capo, per la terza
volta. Non sarà facile per loro. E, per parte nostra, pur consapevoli
dell'esiguità delle nostre forze attuali, non saremo spettatori passivi nelle
prossime settimane. Al centro del nostro imminente II Congresso Nazionale
(Rimini, 8-10 gennaio) porremo appunto la necessità di avanzare nella
costruzione di un nuovo partito comunista, basato sulla opposizione a tutti i
governi della borghesia, premessa necessaria, in prospettiva, di
un'alternativa di governo dei lavoratori; premessa necessaria e indispensabile,
già oggi, per sviluppare le lotte e far pagare la crisi ai padroni. Alternativa
Comunista si pone come strumento al servizio di questo compito. Ma non è solo
affar nostro e certo non pensiamo di poterlo assolvere da soli. L'ennesimo
voltafaccia dei dirigenti riformisti, la necessità di sviluppare le lotte contro
il padronato e il capitalismo in crisi, impongono oggi più che mai a tutti i
comunisti (di nome e di fatto) questo compito urgente.
Se Ferrero torna a bussare alla porta di servizio del Palazzo
della borghesia, i comunisti restano nelle piazze, al fianco delle lotte degli
operai e degli studenti.
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