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23 ottobre, tutti a Roma PDF Stampa E-mail
giovedì 22 ottobre 2009
23 ottobre, tutti a Roma
Rilanciare le lotte, oltre lo sciopero generale
E' SOLO L'INIZIO
 
 
Sono ormai milioni anche in Italia i lavoratori che hanno già perso o stanno perdendo il posto di lavoro. Governo, banche, Confindustria ci spiegano che la crisi sta per finire e ci assicurano che "il peggio è passato". Nulla di più falso! La crisi del capitalismo è solo all'inizio e la classe padronale continuerà a scaricarne i prezzi sulle spalle dei lavoratori.
La barbarie del capitalismo potrà essere sanata solo sostituendo la proprietà privata dei mezzi di produzione con quella collettiva: solo un'economia pianificata sotto controllo dei lavoratori e volta alla soddisfazione dei bisogni delle masse, anziché al profitto di pochi capitalisti, potrà evitare all'umanità il continuo riprodursi di crisi, guerre, fascismi, miseria, distruzione dell'ambiente. Per questo, è necessario anzitutto ribaltare gli attuali rapporti di forza, che vedono la classe dei capitalisti sempre al potere grazie all'alternanza tra i due schieramenti padronali PD-Di Pietro e PDL. Mentre la sinistra cosiddetta "radicale" (Rifondazione e Sinistra e Libertà) si prepara a una nuova stagione di alleanze di governo col centrosinistra a partire dalle elezioni regionali del 2010.
 
L'unica reale alternativa sta nelle lotte. Nel nostro Paese le lotte operaie non hanno ancora un carattere di massa come in altri Paesi d'Europa: si riscontrano momenti di lotta importanti (su cui i mass media - Tv e stampa - di tutti gli schieramenti stendono un velo di silenzio), dalle occupazioni dei tetti di molte fabbriche alle prime occupazioni di stabilimenti, ma per ora le lotte sono frammentate e isolate. E' anzitutto grazie alle burocrazie di Cgil, Cisl e Uil - per stessa ammissione della Marcegaglia - che in Italia le cose vanno ancora fin troppo bene per i padroni: i burocrati dei sindacati confederali (inclusi quelli della Fiom Cgil, che pure sono stati costretti a non mettere la firma al rinnovo contrattuale dopo averne di fatto gettato le basi nella passata stagione concertativa all'ombra del governo Prodi) stanno svolgendo il ruolo di pompieri del conflitto operaio. Contrattando coi padroni le condizioni della cassa integrazione e degli ammortizzatori contribuiscono a smorzare le lotte sul nascere, di fatto isolando e allontanando dai luoghi di lavoro gli operai con un misero contentino destinato a concludersi spesso nella disoccupazione.
 
Positivamente si è avviato un percorso di unificazione del sindacato di base (a partire dalla nascita del Patto di base), che va nel senso del superamento della frammentazione e del settarismo. Occorre rafforzare questo processo, al fine di costruire un sindacato di classe e di massa, a partire dal coordinamento e l'unità d'azione del sindacalismo di base e dei settori classisti in Cgil. Oggi più che mai - di fronte agli attacchi sempre più pesanti del padronato, di fronte al licenziamento di milioni di lavoratori, di fronte all'inasprimento delle misure repressive nei confronti della classe lavoratrice - è necessario battersi per sottrarre i lavoratori dal peso delle burocrazie sindacali di Cgil, Cisl e Uil e per la costruzione di un sindacato che sia espressione della contrapposizione delle masse lavoratrici contro il capitale (cioè basato sull'indipendenza di classe dalla borghesia, dal suo Stato, dai suoi governi); che faccia della lotta ad oltranza lo strumento privilegiato del suo operare; che miri al rovesciamento degli attuali rapporti di forza, a partire dalla difesa degli interessi della classe lavoratrice. A questo scopo, fin da subito occorre coordinare e sviluppare in senso anticapitalistico le lotte dell'autunno. Anche per questo, è necessario costruire quel partito comunista con influenza di massa indipendente dalla borghesia e dai suoi governi che ancora non c'è. In questa direzione vanno gli sforzi del PdAC.
 
 
 
 
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