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LAVORATORI IMMIGRATI E
ITALIANI STESSA CLASSE, STESSA LOTTA
Roma invasa di lavoratori
immigrati e nativi. La manifestazione di sabato 17 ottobre ha aperto l'autunno
delle lotte.
Si prosegue venerdì 23 con lo
sciopero generale indetto dal sindacalismo di base.
Qui sotto il volantino
distribuito dai militanti del Pdac alla manifestazione di sabato e qualche foto
(altre foto, a breve, nella apposita sezione del nostro sito
web).
Le politiche dell’immigrazione dei governi
di centrodestra e di centrosinistra degli ultimi 15 anni rappresentano un
attacco profondo non soltanto ai lavoratori immigrati ma alla classe lavoratrice
nel suo insieme. Le leggi di questi governi (Turco-Napolitano, Bossi-Fini,
Pacchetto sicurezza) hanno la funzione di rendere sempre più debole e
ricattabile la forza lavoro immigrata, consentendo le peggiori forme di
sfruttamento, di lavoro nero, caporalato ecc. Allo stesso tempo vogliono
criminalizzare gli immigrati in nome della “sicurezza” dei "cittadini" italiani.
Il governo Prodi (con Ferrero, l'attuale segretario del Prc, ministro) ha dato
speciali poteri ai sindaci contro i lavavetri e gli ambulanti, non ha certo
tolto di mezzo la Bossi Fini e ha gettato le basi, con le misure contro Rom e
rumeni, dell'attuale Pacchetto sicurezza del governo Berlusconi. Oggi
l’introduzione del reato di clandestinità rende i lavoratori immigrati “non
persone”, esposti in ogni momento alla possibilità di denuncia (nelle scuole,
negli ospedali, negli uffici anagrafici) con conseguente reclusione nei Cie (la
detenzione aumenta fino a sei mesi), ed espulsione. Le loro politiche di
sicurezza contro l’immigrazione clandestina si stanno realizzando anche con i
respingimenti degli immigrati alle frontiere, grazie agli accordi bilaterali con
paesi terzi come la Libia: accordi già stabiliti dal governo Prodi e
perfezionati dal governo Berlusconi.
La verità è che i padroni hanno bisogno
dei lavoratori immigrati, ma li vogliono esclusivamente come braccia da lavoro,
ricattabili, spogliati di ogni diritto. Ciò comporta che per tutta la classe
lavoratrice vi è una perdita di diritti, in un crudele gioco al ribasso.
La
crisi economica rende più acute le contraddizioni del sistema capitalistico. Il
disagio sociale creato da disoccupazione, licenziamenti, precarietà, bassi
salari, mancanza di alloggio dignitoso, difficoltà ad accedere ai servizi
sociali sempre più privatizzati, è incanalato dalla borghesia e dai suoi governi
verso una lotta interna alla classe lavoratrice che vede contrapposti lavoratori
italiani ed immigrati e porta così a episodi di intolleranza e di razzismo,
oltre che al riemergere di rigurgiti neofascisti. Ma gli attacchi ai lavoratori
immigrati, pur specifici nella loro violenza, sono parte dell’attacco più
generale del governo e del padronato a tutta la classe operaia. Per battere
questo disegno ed il razzismo e la xenofobia da esso scatenato è quindi
necessario costruire una forte unità di classe tra tutti i lavoratori italiani e
immigrati. E’ necessario unificare le lotte che stanno crescendo nel Paese,
rompere la frammentarietà della classe lavoratrice, per dire chiaramente che i
lavoratori, senza distinzione di nazionalità, non vogliono pagare la crisi del
sistema capitalistico e per questo rivendicano:
* aumenti salariali per
tutti;
* esproprio senza indennizzo e sotto controllo operaio delle fabbriche
che licenziano operai di ogni nazionalità;
* assunzione di tutti i
disoccupati, italiani e immigrati, con riduzione delle ore lavorative (a parità
di salario) dei lavoratori assunti;
* regolarizzazione di tutti i lavoratori
"in nero";
* permesso di soggiorno senza condizioni;
* cancellazione di
tutte le leggi che rendono il lavoro precario;
* diritto alla casa e ai
servizi sociali gratuiti per i lavoratori italiani e immigrati;
* diritto di
voto, diritto all'asilo senza condizioni e diritto alla cittadinanza immediata
per i figli dei lavoratori immigrati;
* unità internazionale dei lavoratori
contro le ristrutturazioni capitalistiche e contro le politiche razziste e
neocoloniali dei paesi imperialisti, per la chiusura dei centri di detenzione e
contro i respingimenti alle frontiere;
* creazione di comitati di lavoratori
immigrati e italiani nei luoghi di lavoro e nei quartieri per organizzare le
lotte e l’autodifesa contro ogni forma di xenofobia e razzismo.
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