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Contratto dei metalmeccanici,
sciopero del 9 ottobre
ANDARE OLTRE, PER SVILUPPARE IL CONFLITTO DI
CLASSE
di Pia
Gigli
La vertenza dei metalmeccanici sul
rinnovo del contratto ha il merito di mettersi “di traverso” rispetto
all’accordo separato sul modello contrattuale firmato il 15 aprile da Cisl, Uil,
Confsal, Ugl. Dopo tale accordo la Cgil, che pure non lo ha firmato, ha lasciato
libere le diverse categorie di recepirlo o meno nei loro rinnovi contrattuali
dando così, di fatto, un assenso ad un accordo che demolisce definitivamente il
contratto nazionale di lavoro. Questo è quello che è avvenuto per gli
alimentaristi, dove le regole del nuovo modello contrattuale sono state in gran
parte recepite.
Per questo tipo di resistenza, lo sciopero del 9 ottobre dei metalmeccanici va
dunque sostenuto, anche se, a fronte della situazione drammatica che vivono gli
operai, appare una reazione blanda e tardiva.
Ma facciamo un passo
indietro
Ad aprile la Fiom propone a Fim e
Uilm di presentare una piattaforma di rinnovo per il biennio economico 2010-2011
“in linea con il modello contrattuale del luglio ‘93” (come lo era anche
l’accordo precedente già allora insufficiente sia in termini salariali che
normativi). Fim e Uilm annunciano la disdetta del contratto in essere (in vigore
fino al 2011) e propongono una piattaforma che, oltre ad un aumento di 113 euro
al 5° livello su tre anni (nel vecchio contratto erano 127 su 30 mesi) applica
le regole del nuovo modello contrattuale (triennalità, deroghe al contratto
nazionale, enti bilaterali ecc.). A questo punto la Fiom presenta una propria
piattaforma relativa al solo biennio economico, quindi inserita nella vecchia
normativa contrattuale, i cui punti sostanziali sono una richiesta di 130 euro
(3 in più rispetto all’ultimo contratto) per la fascia che comprende il terzo,
il quarto e il quinto livello, 35 euro mensili per i lavoratori delle aziende
che non hanno il contratto collettivo di secondo livello, blocco dei
licenziamenti e ricorso agli ammortizzatori sociali anche per i precari,
l’erogazione degli aumenti retributivi ai lavoratori in cassa integrazione oltre
che piani di formazione e innovazione del sistema industriale.
In luglio la
piattaforma della Fiom viene sottoposta al voto dei lavoratori e viene approvata
da 410.000 lavoratori, contro i 270.000 che hanno votato la piattaforma separata
di Fim Uilm Fismic e Ugl. Il 24 luglio, all’apertura della trattativa,
Federmeccanica ha chiarito di non essere disponibile a un rinnovo contrattuale
non coerente con le regole dell’accordo del 15 aprile e ha detto senza mezzi
termini, già dal primo incontro, che le posizioni della Fiom sono incompatibili
e irragionevoli. Di fronte alla rigidità di Federmeccanica - che tra l’altro,
vista la crisi, ha la faccia tosta di chiedere anche una moratoria degli aumenti
salariali per il 2010 - e degli altri sindacati, la Fiom abbandona il tavolo e
propone un “accordo ponte”.
Tale accordo avrebbe lo scopo, per la Fiom ed
anche per la segreteria nazionale, di sospendere l’applicazione del sistema di
regole definito nell’accordo separato, l’apertura di un tavolo su blocco dei
licenziamenti e sviluppo della struttura industriale del nostro paese, la
richiesta congiunta al governo di estensione degli ammortizzatori sociali, un
accordo economico transitorio che tenga conto delle diverse proposte fatte (sia
quelle della Fiom che quelle di Fim, Uilm).
Sembra chiaro che la Cgil lancia
qui un segnale ai padroni e agli altri sindacati per trovare un nuovo livello di
interlocuzione fra le parti nel quale poter ricucire i rapporti con Cisl e Uil
(Camusso) attraverso una mediazione sul salario e prospettare, in alleanza con i
padroni, soluzioni alla crisi.
Ecco dove vanno a finire le
mobilitazioni degli operai
A fronte di risposte negative da
parte di Federmeccanica e degli altri sindacati, la Fiom ha proclamato lo
sciopero del 9 ottobre proprio per sostenere queste proposte.
Per farsi
un’idea della direzione fallimentare verso cui la Cgil tende a condurre migliaia
di lavoratori mobilitati nelle piazze, può essere indicativa la lettera che
Rinaldini ha inviato alla fine di settembre ai presidenti di Camera e Senato,
nella quale getta l’allarme sulla situazione antidemocratica che si è venuta a
creare al tavolo del rinnovo dei metalmeccanici (dal momento che la trattativa
va avanti con due sindacati che sono minoritari nella categoria) e richiede
un’audizione presso le commissioni Lavoro. Si fa appello qui alle istituzioni -
seppellendo così ogni idea di lotta di classe e di conflitto - affidandosi ad un
loro ruolo di inesistente neutralità, nel tentativo di essere riconosciuti come
controparte affidabile pronta ad assumere il compito di garante della pace
sociale.
La piattaforma presentata dalla Fiom è certamente insufficiente dal
punto di vista salariale e complessivamente illude i lavoratori che possa
esistere una soluzione alla crisi facendo pressioni su Federmeccanica e Governo
perché non vengano colpiti il salario e i diritti del contratto nazionale e per
una politica di sostegno alle imprese e di detassazione dei salari. Sono misure
che governo e padroni stanno dimostrando di non considerare affatto praticabili,
ne è una prova l’approvazione e l’uso del nuovo modello contrattuale come vero
strumento anticrisi. Non esistono padroni buoni e cattivi come lasciano
intendere i dirigenti della Fiom che prospettano ai padroni (e agli operai)
soluzioni anticicliche legate alla ripresa degli investimenti, alla
qualificazione della forza lavoro, all’innovazione e alla ricerca: nel
capitalismo, l’unico strumento efficace che i padroni sanno usare in tempi di
crisi è il taglio dei costi legati alla forza lavoro. Mai come oggi siamo di
fronte alla reale ed evidente inconciliabilità tra interessi del capitale e
quelli dei lavoratori. Per questo motivo sosteniamo lo sciopero dei
metalmeccanici del 9 ottobre come discesa in piazza di una fetta importante
della classe operaia del nostro Paese contro l’accordo separato, ma allo stesso
tempo crediamo che la lotta, proprio a partire dagli operai metalmeccanici,
debba fare un salto di qualità, andando oltre la piattaforma per il rinnovo del
contratto ed entrando nel vivo dello scontro di classe che stiamo vivendo.
Occorre tessere un coordinamento delle decine di lotte di resistenza nelle
fabbriche e nei territori. Occorre unificare le lotte per la difesa del posto di
lavoro, per i rinnovi contrattuali, contro la chiusura dei siti produttivi, e
unificare i lavoratori del pubblico e del privato, italiani e immigrati, stabili
e precari, occupati e cassintegrati costruendo comitati unitari che siano
all’altezza dello scontro in atto e che superino i freni delle burocrazie
sindacali. E’ l’unità indispensabile per volgere i rapporti di forza a favore
della classe lavoratrice, ed è l’unità di cui i padroni hanno paura e che la
Cgil non vuole.
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