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PERCHE' LA SCUOLA NON SI DIFENDE CON CHI L'HA DISTRUTTA PDF Stampa E-mail
giovedì 01 ottobre 2009
PERCHE' LA SCUOLA NON SI DIFENDE
CON CHI L'HA DISTRUTTA
 
 
Volantino del Pdac per la manifestazione del 3 ottobre dei precari
 
 
L'anno scolastico si apre con 57 mila tagli di posti di lavoro nella scuola pubblica, tra docenti e personale Ata (bidelli, segretari, ecc): è solo il primo tempo di un piano, elaborato dai ministri Gelmini e Tremonti, che porterà alla distruzione dell'istruzione pubblica nel nostro Paese. Il governo Berlusconi ha previsto entro due anni il taglio di più di 150 mila posti di lavoro nella scuola: un vero e proprio licenziamento di massa.
 
I primi a farne le spese sono le centinaia di migliaia di lavoratori precari della scuola che, con la complicità dei governi di entrambi gli schieramenti, dopo anni e spesso decenni di lavoro non sono stati assunti a tempo indeterminato per ragioni di risparmio: un lavoratore precario costa molto meno allo Stato, sia perché per almeno due mesi all'anno non viene retribuito (d'estate i precari diventano disoccupati), sia perché a loro non sono riconosciuti gli aumenti di stipendio legati agli scatti di anzianità. I precari della scuola sono destinati a diventare disoccupati!
 
Il 3 ottobre il Partito di Alternativa Comunista è in piazza coi precari della scuola che hanno deciso di indire un corteo alternativo alla manifestazione della Federazione nazionale della stampa, corteo che si trasformerà in presidio permanente sotto il Ministero dell'istruzione (Miur). Riteniamo che sia una scelta corretta: la scuola pubblica non si difende insieme a quei partiti e a quelle forze politiche che hanno contribuito a smantellarla, a partire da PD. Se oggi la Gelmini, Berlusconi e Tremonti licenziano 150 mila precari, non dimentichiamo che sono stati Fioroni, Prodi e Padoa Schioppa (col sostegno di Bertinotti e dell'allora ministro Ferrero ora segretario del Prc) ad avviare il taglio di 40 mila precari. Se oggi la Gelmini aumenta il numero di alunni per classe, non dimentichiamo che anche Fioroni ha fatto lo stesso; se oggi la Gelmini accelera sul terreno della privatizzazione degli istituti, non dimentichiamo che è stato il decreto Bersani, varato in pieno governo Prodi, a trasformare le scuole in Fondazioni di diritto privato.
 
Riteniamo grave che la burocrazia della Cgil abbia invitato i precari della scuola a unirsi - insieme al codazzo delle organizzazioni riformiste e centriste, da Rifondazione a Ferrando - alla manifestazioni organizzata dai padroni per difendere la loro libertà di stampa, che non a caso non lascia mai spazio alle lotte dei lavoratori e alle loro rivendicazioni. Tra l'altro, l'invito ai precari della scuola a unirsi alla manifestazione della stampa ha del grottesco: non è forse vero che anche i quotidiani del centrosinistra (inclusa Repubblica) hanno contribuito negli anni passati a denigrare la figura del lavoratore del pubblico impiego, a partire proprio dagli insegnanti "fannulloni"? Così facendo hanno aperto la strada agli attacchi della Gelmini e di Brunetta.
 
Le lotte dei precari della scuola potranno essere vincenti solo se si uniranno alle lotte degli operai e dei lavoratori degli altri settori in una grande vertenza generale di tutto il mondo del lavoro. In Europa soffia di nuovo il vento della lotta di classe: per evitare di diventare carne da macello di un capitalismo in crisi che vuole riversare le spese sui lavoratori non resta che una strada da percorre: unità di classe contro il padronato e lotta ad oltranza. 
 
 
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