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NO AL COLPO DI STATO REAZIONARIO IN HONDURAS! PDF Stampa E-mail
venerdì 03 luglio 2009

NO AL COLPO DI STATO REAZIONARIO IN HONDURAS!

Sciopero generale subito per rovesciare i golpisti!

 

 

Riproduciamo una dichiarazione congiunta emanata dal Mas (Movimento per il Socialismo) di Costa Rica e dal Mstc (Movimento socialista degli operai e dei contadini) di El Salvator, sezioni della Lit, sul colpo di Stato contro il presidente dell'Honduras Manuel Zelaya.

 

La scorsa domenica, di mattina, è stato sequestrato e trasferito in Costa Rica dall'esercito il presidente dell'Honduras Manuel Zelaya: un vero e proprio colpo di Stato in Honduras.
Da settimane si andava organizzando una opposizione reazionaria, facente capo alla Corte Suprema di Giustizia, al Parlamento, alle Forze Armate, ai due partiti di tradizione liberale e nazionalista, alla grande stampa e alle gerarchie della chiesa cattolica ed evangelica. Mentre stiamo scrivendo queste note, inoltre, sappiamo di vari funzionari e ambasciatori rapiti.

Tutti questi fatti si spiegano con la crisi dell'imperialismo nella regione, col fallimento delle politiche neoliberiste e col sostegno che l'ambasciata nordamericana ha deciso di dare all'ala più reazionaria della borghesia del centroamericana. L'Honduras è uno dei Paesi che più hanno subito in termini di impoverimento la suddivisione artificiale del Centro America; i decenni di offensiva neoliberista hanno incrementato la povertà nel Paese e costretto milioni di onduregni a emigrare, mentre l'industria del legno, quella metallurgica e quella che gestisce l'elettricità si sono impadronite del Paese, saccheggiandolo senza pietà. Tutta la classe dirigente, la Corte Suprema di Giustizia, il Tribunale elettorale, i partiti rappresentati in Parlamento sono profondamente screditati per corruzione, superficialità politica, subordinazione totale all'imperialismo. Queste caratteristiche dipendono dall'economia dell'Honduras, che fa sì che il controllo centrale dello Stato e delle sue istituzioni sia una questione di vita o di morte per l'economia stessa: per questo da un paio d'anni le lotte tra i vari settori della borghesia si sono acutizzate.

Il tentativo da parte del governo di Manuel Zelaya di dare il via a una consultazione sulla possibilità di introdurre, in occasione delle prossime elezioni presidenziali, un referendum per chiedere la convocazione dell'Assemblea Nazionale Costituente è stato il detonatore del colpo di Stato. Il governo di Manuel Zelaya ha ordinato alle Forze Armate di farsi garanti istituzionali dell'effettivo svolgimento della consultazione, ma il capo delle Forze armate, Romeo Vasquez, si è rifiutato di eseguire gli ordini, motivo per cui è stato destituito dal suo incarico, incarico che però gli è stato successivamente restituito dalla Corte Suprema di Giustizia.
Alla fine della settimana scorsa, il presidente si è posto alla guida di una mobilitazione per recuperare il materiale elettorale necessario per il referendum e, come contraccolpo a questa mossa, tutto il marciume istituzionale ha deciso di dichiarare illegale il referendum stesso e ha ordinato all'esercito di entrare in azione. I fatti dimostrano con chiarezza la grande farsa "democratica" orchestrata negli ultimi decenni dai governi lacché del Centro America: anni di promesse di pace, democrazia, rispetto delle istituzioni non hanno impedito la castrazione del primo timido tentativo di riforma e consultazione popolare dei cittadini.
Zelaya non rappresenta neanche lontanamente un governo "rivoluzionario" e "popolare", in realtà gli elementi centrali della politica imperialista in Honduras - come il Tlc (Trattato sul libero commercio) e la base militare a Palmerola - non sono mai stati messi in discussione. Di fatto il Partito liberale (partito del presidente Zelaya) fa parte della stessa cricca reazionaria che ha impedito la realizzazione del referendum e che fa appello a leggi e tecnicismi per giustificare questo colpo di Stato.

E' noto che le prime vittime dei colpi di Stato sono i settori popolari. In Honduras a partire dal 2002 i lavoratori e tutto il popolo hanno dato vita a moltissime lotte in difesa dell'acqua, del lavoro, dello studio, dei boschi e delle condizioni minime di sopravvivenza. Hanno dato vita a un importante strumento di lotta, il Coordinamento Nazionale di Resistenza Popolare, e hanno fatto passi in avanti nel definire la loro indipendenza politica presentando candidati indipendenti rappresentativi dalle lotte stesse (Carlos H. Reyes, Berta Cáceres, Carlos Amaya). Il paramilitarismo e l'esercito esistevano già per abbattere questa resistenza popolare, il colpo di Stato di Micheletti & Co. ha come obiettivo fondamentale anche quello di rompere, distruggere e disperdere la forza popolare accumulata in questi anni.
Benché il colpo di Stato si sia verificato sotto gli occhi e col beneplacito dell'ambasciata nordamericana, il istituzioni filoimperialiste, l'Oea (l'Organizzazione degli Stati americani ma, di fatto, il ministero delle colonie degli Stati Uniti) e l'Unione Europea vogliono "sanare la ferita" e risolvere "dall'alto" il conflitto, senza toccare la marcita democrazia coloniale onduregna che ha favorito il colpo di Stato: è quello che pretende di fare il segretario generale dell'Oea, Miguel Insulza, col suo viaggio diplomatico in Honduras.

Noi, in quanto rivoluzionari del Centro America e internazionalisti, fin da subito ci poniamo nel campo di quelli che intendono respingere, con ogni mezzo necessario, il colpo di Stato in Honduras. Per noi solo le masse hanno il diritto di togliere il potere a questo o quel presidente. Per prima cosa intendiamo proporre all'insieme delle organizzazioni sindacali, popolari, studentesche e democratiche dell'America Centrale de dell'America Latina il seguente piano d'azione:

1) facciamo appello a sconfiggere nelle piazze e con ogni mezzo necessario il colpo di Stato in Honduras. Le centrali sindacali operaie e la Cnrp (Coordinamento Nazionale di Resistenza Popolare) devono indire la più ampia mobilitazione popolare e uno sciopero generale in modo da cacciare i golpisti nelle piazze. Devono tornare vivi tutti coloro che sono scomparsi e rapiti. Difesa di tutte le libertà democratiche.

2) Nessun riconoscimento e blocco continentale diplomatico ed economico nei confronti del governo attuale di Roberto Micheletti.

3) Processo e condanna per tutti i responsabili, materiali e morali, del colpo di Stato (giudici, militari).

4) L'unica strada per garantire le libertà democratiche in Honduras è quella di cacciare con la mobilitazione popolare le istituzioni corrotte che hanno permesso e orchestrato il colpo di Stato. Sulle rovine del vecchio regime e facendo leva sulle organizzazioni popolari è necessario convocare una vera Assemblea Costituente Libera e Sovrana che ricostruisca l'Honduras e rompa i legami del Paese con l'imperialismo.

 

Mas-Costa Rica, Mstc-El Salvador

(sezioni della Lega Internazionale dei Lavoratori-Quarta Internazionale)

(traduzione di Fabiana Stefanoni)

 
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