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L'AGGRESSIONE INVENTATA A RINALDINI PDF Stampa E-mail
lunedì 18 maggio 2009
L'AGGRESSIONE INVENTATA A RINALDINI
E L'AGGRESSIONE REALE AGLI OPERAI DA PARTE DEI PADRONI
Contro il tentativo di padronato e burocrazie di dividere i lavoratori
 

di Francesco Ricci
 
Come hanno testimoniato in tanti, e come confermano inequivocabilmente le foto, a Torino non c'è stata nessuna aggressione al segretario della Fiom Rinaldini da parte dello Slai Cobas. C'è stato un parapiglia provocato dal tentativo del servizio d'ordine della Fiom di non consegnare il microfono a operai del reparto confino di Nola ( dove sono trasferite tanti operai combattivi) che, come era stato concordato, dovevano intervenire.
La ricostruzione fatta dalla Fiom e avallata dal coro della stampa borghese e dal manifesto è quindi palesemente falsa.
 
Ma il punto essenziale in questa vicenda non è tanto la dinamica dei fatti o stabilire chi per primo abbia iniziato a tirare il filo del microfono. Il punto essenziale è denunciare il vergognoso blocco che si è costituito contro gli operai -siano essi iscritti alla Fiom o ad altri sindacati- giustamente arrabbiati dei continui compromessi al ribasso gestiti dalle burocrazie sindacali, le quali si preparano ad accettare il piano di licenziamenti preparato da Marchionne (nel quadro dell'operazione con Chrysleer e Opel), con la possibile chiusura di interi stabilimenti. Si è infatti costituito un fronte che vede uniti i burocrati sindacali e tutto il grande padronato, la Marcegaglia in testa, i partiti dell'altenanza borghese, Pd e Pdl, con la sinistra governista. L'episodio di Torino è solo un pretesto per questo composito schieramento per sostenere ancora una volta, nei fatti, le ragioni del padronato contro quelle dei lavoratori, per criminalizzare le lotte (v. dichiarazioni dei ministri berlusconiani), per invocare la "pace sociale" (cioè che gli operai si lascino colpire dalle politiche padronali senza lottare), dividendo i lavoratori in buoni e cattivi (dove i buoni sono solo quelli che accettano di pagare la crisi senza lottare, in nome di un presunto interesse comune con i padroni miliardari).
 
Significative sono anche le dichiarazioni di queste ore dei dirigenti di Rifondazione e della sinistra governista: tutti quanti si fanno avanti per dimostrare alla borghesia di essere "l'unico argine alla rabbia e all'insorgenza sociale" (come ha sintetizzato in modo inequivocabile Giorgio Cremaschi al Corriere della Sera). Ancora una volta, i gruppi dirigenti della sinistra governista, pur collocata forzosamente all'opposizione sul piano nazionale (ma non su quello locale, dove anche con le elezioni di giugno ritesse accordi di governo col Pd in tante parti del Paese), invece di porsi il problema di come strutturare e sviluppare le mobilitazioni, si offrono come pompieri delle lotte. E sono le lotte e la loro radicalizzazione ciò che più temono i padroni: non certo singoli episodi di contestazione da parte di piccoli gruppi sindacali ma piuttosto la crescita di una rivolta di massa, nelle piazze, contro le politiche padronali.
 
Alternativa Comunista si schiera dal lato giusto della barricata: contro i padroni, con i lavoratori. Seguiamo l'esempio di protagonismo e radicalità che ci viene dagli operai di tante parti d'Europa, dalla Spagna alla Francia. Di fronte alla crisi sempre più nera del capitalismo, di fronte ai tentativi dei padroni e dei loro schieramenti di governo, di centrodestra e centrosinistra, con la complicità delle burocrazie sindacali, di scaricare ancora una volta tutto sulle spalle dei lavoratori, i lavoratori devono rispondere uniti: la crisi la paghino industriali e banchieri, l'unica vera soluzione è la lotta, l'occupazione e la nazionalizzazione sotto controllo dei lavoratori delle fabbriche che licenziano, la costruzione dei rapporti di forza per imporre una alternativa di classe. L'unica soluzione alla crisi del capitalismo è il potere ai lavoratori.
 
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