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La lotta di classe in Brasile
e il ruolo del Pstu
Intervista a Valerio Torre
a cura di Davide
Margiotta
Pubblichiamo un'intervista al
compagno Valerio Torre, dirigente del Pdac e della Lit (Lega Internazionale dei
Lavoratori- IV Internazionale) di ritorno dal Brasile, dove ha potuto toccare
con mano lo stato della lotta di classe nel principale Paese latinoamericano e
quello della costruzione del Pstu.
Qual è la situazione della
lotta di classe in Brasile?
Anche in Brasile la crisi economica
colpisce i lavoratori e i settori popolari con molta violenza. Il fatto di
essere considerato uno dei Paesi “emergenti” con i migliori tassi di sviluppo
degli ultimi tempi non ha reso il Brasile immune dagli effetti della crisi: le
analisi degli economisti borghesi – secondo cui il Paese latinoamericano avrebbe
potuto, insieme agli altri componenti del cartello denominato Bric (Brasile,
Russia, India, Cina), contrastare o addirittura invertire il processo recessivo
mondiale – sono state seccamente smentite dalla realtà: in soli cinque mesi,
licenziamenti di massa hanno determinato la perdita di quasi un milione di posti
di lavoro.
Nel tentativo di recuperare i margini di profitto, il capitalismo
ha scaricato sui lavoratori la crisi; e questo – senza nessun automatismo,
poiché i marxisti rivoluzionari non hanno una lettura meccanicistica della
realtà – ha prodotto indubbiamente un acuirsi della lotta di classe. Penso alle
lotte nell’impresa mineraria Vale do Rio Doce, a quelle dei lavoratori della
General Motors e della Embraer.
Le potenzialità delle dinamiche di massa in
Brasile sono notevoli, però vanno lette nella situazione complessiva in cui la
presenza di un governo di fronte popolare come quello di Lula costituisce un
freno oggettivo allo sviluppo delle lotte a causa del ruolo svolto dalle
organizzazioni politiche e dalle grandi centrali sindacali burocratiche che
hanno il controllo di ampi settori popolari e dei lavoratori.
Qual è il ruolo del Pstu
nelle recenti lotte sviluppatesi in Brasile?
Con la sua ferma
politica di denuncia delle politiche borghesi del governo Lula, e
contemporaneamente spiegando pazientemente alle masse che quello non è il “loro”
governo, il Pstu si costruisce indubbiamente come un partito d’avanguardia con
influenza di massa. Attraverso la direzione di Conlutas, che è il più grande
sindacato antiburocratico brasiliano, svolge un ruolo importantissimo nella
costruzione delle lotte in Brasile e nella riorganizzazione del movimento
operaio in tutta l’America Latina. Ne costituisce un esempio l’Elac (Encuentro
Latinoamericano y Caribeño de los Trabajadores, di cui abbiamo scritto sul
nostro sito e sul nostro giornale, Progetto Comunista), convocato su
impulso proprio di Conlutas e tenutosi nello scorso mese di luglio: non si è
trattato solo di un’occasione per un’episodica assemblea di lavoratori e
sindacalisti, ma l’Elac si è stabilizzato come propulsore dell’unificazione
delle lotte in tutto il continente sudamericano (significativo è lo slogan
“Tante voci, una sola lotta”) e oggi, con un appello ai lavoratori delle
fabbriche automobilistiche di tutto il mondo a partire da quelli della GM
brasiliana, vuole dirigere le proprie parole d’ordine – lotta, unità e
indipendenza – al movimento operaio degli altri continenti, primo fra tutti
quello europeo.
In questo senso, il ruolo del Pstu e di Conlutas è
insostituibile. Il giorno nazionale di protesta svoltosi lo scorso 30 marzo in
tutto il Brasile – ho avuto la fortuna di partecipare a quello tenutosi a Rio de
Janeiro [le foto che pubblichiamo in questa pagina sono di quella grande
manifestazione, ndr] – in tanto si è realizzato con le modalità dell’unità di
tutte le sigle sindacali e popolari, in quanto proprio Conlutas ha spinto su
quest’obiettivo contrastando le spinte in direzione della frammentazione delle
lotte che venivano soprattutto da parte delle direzioni burocratiche (Cut e
Força Sindical). Certo, alcune delle organizzazioni partecipanti sono e restano
fiancheggiatrici del governo Lula, ma è senz’altro merito del grande peso e
della presenza in piazza delle colonne di Conlutas e del Pstu se le grandi
manifestazioni che hanno attraversato il Paese non si sono trasformate in
manifestazioni filo-governiste. In ogni caso, la realizzazione unitaria di
questo giorno di protesta resta un risultato di enorme importanza per i
lavoratori e le classi sfruttate, l’inizio di un processo di resistenza che
Conlutas e Pstu vogliono sviluppare rafforzandone la continuità.
Un partito piccolo può
giocare un ruolo importante?
Sì. A condizione che non stia a
“guardarsi l’ombelico”. Voglio dire che la costruzione di un partito
rivoluzionario, anche a partire da un piccolo nucleo, può avvenire solo
all’interno delle lotte di un dato Paese e, soprattutto, nel quadro della
costruzione di un’Internazionale rivoluzionaria dei lavoratori. Ci sono decine
di organizzazioni – e addirittura piccole sette – che provengono anche dal
trotskismo e che formalmente se ne proclamano i continuatori: tuttavia, la
maggior parte di esse sono completamente slegate dalle lotte che sorgono e,
d’altro canto, rifuggono da una costruzione sul piano internazionale.
Dunque,
anche un piccolo partito può avere un ruolo centrale, partecipando alle lotte,
favorendo i processi di riorganizzazione del movimento operaio e contribuendo
alla costruzione di un’organizzazione internazionale rivoluzionaria: quello è un
partito trotskista. Il Pstu, che non è oggi più un piccolo partito, è cresciuto
e sta crescendo appunto in questa dinamica.
Esiste una "specificità
brasiliana"? Oppure la crescita e ruolo di un partito trotskista come il Pstu è
una lezione valida a tutte le latitudini?
Ogni Paese ha la sua
specificità. È evidente che ci sono modalità differenti di costruzione di un
partito trotskista a seconda della latitudine – non certo “geografica”, ma della
lotta di classe – di un Paese o un altro. Il Pstu è profondamente calato nella
realtà della lotta di classe del Brasile, che presenta condizioni del tutto
differenti rispetto ad altri Stati addirittura dello stesso continente. E
tuttavia, la “lezione”, se per lezione intendiamo le condizioni di costruzione e
sviluppo di un partito e di un’Internazionale trotskista di cui ho appena detto,
è sicuramente valida: è una “lezione” che noi del PdAC cerchiamo di applicare in
Italia, nel quadro della Lit-Quarta Internazionale.
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